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Il Gioco del Ponte





Il Gioco del Ponte - Una disfida che è arte di guerra in movimento
di Stefano Gianfaldoni


        Pochi, purtroppo, quando assistono al giorno d’oggi alla marcia delle schiere di Mezzogiorno e Tramontana sui Lungarni l’ultimo sabato di giugno, riescono al cogliere a pieno l’essenza artistica del Gioco del Ponte. Non solo la Festa dei pisani, ma una vera e propria opera artistica vivente che esalta ancora oggi la tradizione della città.

        Una forma d’arte ben chiara all’artista cui fu affidato il compito di disegnare i costumi, quando nel 1935 riprese convintamente in città l’idea di riproporre il Gioco del Ponte dopo oltre un secolo di interruzione.

        Spettò a Fortunato Bellonzi risolvere il “problema” dei costumi. Egli nel corso della sua vita fu un personaggio straordinario per vastità di interessi: oltre che critico, fu storico dell'arte, pittore, letterato, poeta e organizzatore culturale. Per oltre trent’anni, anche segretario generale della Quadriennale di Roma, nella cui veste promosse e fece conoscere l'arte italiana. Per quanto appena ventottenne all’epoca, si trattò della persona giusta per il difficile incarico da svolgere. Lo stesso ebbe a scrivere: “...Il sole, l’aria, il vento, il muoversi delle persone, il suono dei “bellicosi strumenti”, lo sventolare delle bandiere, il fruscio delle sete e lo strepito delle armi, tutti questi e tanti altri imponderabili elementi di vita, faranno che una moda ormai lontana nel tempo perda il secondario interesse della ricostruzione storica e diventi una fiorita palpitante, cosi che lo spettatore la senta vicina a sé, senza il disagio del salto cronologico fra lui e i personaggi storici, come davanti ad un’opera d’arte non avverte la distanza di altre età e cultura, per goderne da vicino solo l’eterna bellezza”.

        Bellonzi pennellò gli abiti e gli accessori, immaginando la componente visiva del Gioco del Ponte come una complessa opera artistica che non aveva uguali, che doveva far rivivere oltre 700 personaggi, nella riproposizione di una Battaglia che divideva in due, un giorno all’anno, la città. Bellonzi riuscì nell’intento avendo compreso che, nel Gioco, i costumi costituivano un ruolo fondamentale e immaginò così una “mostra di truppe”.

        L’artista approfondì e si documentò, studiando la storia del Gioco, ispirandosi ai disegni che la storia aveva affidato al tempo, come quelli presenti nelle stampe di Jacopo Callot e Stefano Della Bella. Scartò, quindi, i modelli in uso nel medioevo, alla ricerca di tipi più sfarzosi, optando per i modelli d’abito di moda spagnolesca della fine del ‘500 ed inizi del ‘600, che si contraddistinguevano per fasto, eleganza e dovevano rendere più vivo e vivace il corteo. La cura fu notevole, a tal punto da proporre che le armi non dovevano essere costruite come quelle da teatro, leggere o di latta, ma più solide e robuste, come la serietà della tradizione richiedeva. Insieme ad altri propose non un corteo che doveva sfilare sui lungarni, ma una vera e propria “mostra delle truppe” che dovevano incedere per le vie della città a passo di marcia per intimorire l’avversario, in vista della battaglia sul ponte. Preparati i primi bozzetti di vestiti, cappelli, spade, alabarde, lance, Bellonzi illustrò l’idea alle autorità del tempo che ne apprezzarono i contenuti, avviando la lavorazione di tutto il materiale che fu completata in pochissimo tempo da una sartoria fiorentina, in tempo utile per l’edizione del giugno 1935 del Gioco, la prima a distanza di 128 anni.

        Ciò premesso, essendo il Gioco del Ponte la riproposizione di una (finta) “battaglia” fra le schiere di Mezzogiorno e Tramontana, l’organizzazione delle schiere è articolata ancora oggi in una formula che richiama la gerarchia militare e che valorizza, in modo speculare fra le Parti, ruoli di comando e subalterni, fatta eccezione per le uniche differenze nei costumi, che hanno colori diversi per le due parti.

        La mostra delle schiere di Parte si apre con i Trombettieri (storicamente chiamati “trombetti”). Nel ruolo che svolgono nel Gioco contribuiscono al vero e proprio aspetto coreografico e funzionale del corteo, ma anche della battaglia sul Ponte. Aprono la parata delle proprie truppe, suonando una melodia diversa per ciascuna Parte di appartenenza, concludendo il proprio compito al termine della mostra sui lungarni con la chiamata a battaglia. Sono dieci per Mezzogiorno e dieci per Tramontana. Segue il Maggiore Sergente, il cui costume si distingue per la bandoliera che scende obliqua verso il fianco dove si aggancia la spada. Insieme al Maestro di Campo, è uno degli Ufficiali superiori della Parte di appartenenza ed è addetto al corretto schieramento delle truppe, delle quali cura l’ordine e la disciplina sia nelle manovre, sia nella marcia verso l’accampamento di Parte. Dopo, marciano i paggi Porta Fiamma: sono sei per ciascuna parte. La fiamma è la particolare bandiera con l’insegna del proprio quartiere che portano sulla spalla. Il costume è costituito da una divisa di velluto e seta i cui colori s’intonano con quelli della propria magistratura; porta ampi calzoni, calzamaglia, cappello con piume. Due Tamburini cadenzano la marcia del primo gruppo armato di Parte, i Celatini: questi ultimi un tempo erano protagonisti del Gioco. Così chiamati perché portano in testa la celata, un particolare elmo in ferro, si muovono in gruppo e sono ventiquattro per Parte. Nel costume tengono sopra le imbottiture una lamina triangolare per la protezione del basso ventre. Indossano la corazza con pettorale e dorsale con copribraccia laterali; sotto l’elmo una cuffia ed in mano un targone. I Tamburini sono un ruolo molto delicato e faticoso, svolto da veri e propri figuranti specializzati nel suonare il tamburo. Scandiscono il passo di marcia dei figuranti secondo un ritmo identico per entrambe le Parti. Sono due per ciascun gruppo armato. Il Comandante dei Celatini è la guida del gruppo e, come tradizione, fa spettacolo sia per stile sia che per comportamento. Il costume è costituito da una corazza con pettorale, dorsale e spallacci, gambali oltre ad una lamina triangolare con la protezione del basso ventre. Porta con sé un particolare pugnale (c.d. mano sinistra) ed indossa pantaloni e stivali. Il Capo Schiera dei Celatini è il sottoufficiale del gruppo, braccio destro del Comandante.

        Seguono poi i dignitari della Parte: il primo nell’inquadramento è il Cavaliere Alfiere di Parte, che in sella al cavallo, porta la bandiera con l’insegna della Parte di appartenenza. Poi ancora i quattro Paggi del Generale, il cui costume è costituito da una divisa dì velluto e seta, i cui colori s’intonano con quelli del Generale di Parte, che lo precedono. Il Generale rappresenta la massima dignità della Parte e presiede l’organizzazione civile. Coordina il c.d. “Comando di Parte”, composto dal Luogotenente Generale, dai Consiglieri Civile e Militare e dai Magistrati. Indossa un costume di panno damascato, cappello di feltro con larga tesa ed adornato di piume. E’ armato di spada, tiene in mano il bastone di comando con i colori della Parte e porta una collana di pietre preziose, da cui pende la croce dell’Ordine di S. Stefano. A seguire, sempre a cavallo, i Nobili al seguito e l’Ambasciatore, il cui costume è caratterizzato da un bellissimo ed ampio mantello che avvolge parte del cavallo che cavalca. Indossa un cappello con piume, spada e stivali di camoscio. A lui spetta il compito di lanciare la sfida alla parte avversa appena prima dello scontro sul Ponte.

        Nel Gioco del Ponte vi sono molti figure di Cavalieri, sia a cavallo (come i cavalieri che scortano il Generale) che a piedi (come quelli che scortano il Luogotenente Generale e del Corteo dei Giudici). La loro funzione è oggi solamente coreografica. Entrambi i gruppi sono composti da nove cavalieri. Dietro di loro rullano i tamburi delle Guardie al Campo senza corazza, immediatamente seguiti dal Capitano, che è il riferimento del gruppo. Il costume che indossa è costituito da una corazza con pettorale, dorsale ed in testa porta un particolare elmo, chiamato Borgognotta con piume colorate ed è armato di spada. E’ affiancato dall’Ufficiale Addetto, il sottoufficiale del gruppo, braccio destro del Capitano. Queste hanno la funzione di mantenere l'ordine affinché nessuno penetri nell'accampamento a conclusione della Mostra. Il gruppo è costituito oggi da 33 guardie per Parte. Indossano un costume privo di corazza e al collo e ai polsi hanno delle rifiniture in bianco. In testa hanno un cappello piccolo in feltro con piume che ci dicono i colori della Parte. Sono armati della c.d. picca, che è una lunga lancia in legno con punta in ferro. Le guardie precedono i tre Paggi del Luogotenente Generale e soprattutto scortano Il Luogotenente Generale, la massima autorità militare della Parte, che presiede l’organizzazione militare, elabora le strategie per la Battaglia ed è il riferimento massimo dei Capitani di squadra e dei combattenti. Fa mostra di sé a cavallo ed indossa l’armatura più appariscente del Gioco del Ponte. Con il supporto del Consigliere militare sovraintende alla preparazione dei combattenti. Accanto a lui, a cavallo, vi sono il Consigliere civile ed il Consigliere militare delle Parti: entrambi sono componenti del Comando Generale della Parte. Al Consigliere Civile compete, in particolare, sostenere ogni attività del Generale, di cui è primo collaboratore. Propone a quest’ultimo la nomina del Maestro di Campo e del Maggiore Sergente. Al Consigliere militare compete, invece, sostenere ogni attività del Luogotenente Generale, di cui è primo collaboratore. Assiste quest’ultimo nelle decisioni tattiche della battaglia. Il Maestro di Campo, che segue a piedi i Consiglieri, è Ufficiale superiore della Parte. Cura il corretto posizionamento dei partecipanti al Gioco ed ha anche la responsabilità del mantenimento dell’ordine sulle Piazze fino al termine del Gioco. Il costume è arricchito da una pesante armatura di oltre 20 kg completa dal braccio fino alle spalle, sopra la quale pende un lungo mantello. In testa porta la borgognotta con piume; sul fianco la spada. Dietro a lui, a piedi, i nove Cavalieri del Luogotenente Generale.

        Le sei magistrature delle rispettive Parti incedono nella marcia con in testa i tamburini di squadra, il Paggio di Squadra e l’Alfiere Sbandieratore. Questi ultimi sono sei per Mezzogiorno e sei per Tramontana, uno per ciascuna Magistratura del Gioco del Ponte. Si tratta di un compito molto delicato e se vogliamo faticoso, come quello svolto dagli altri “specialisti”, vale a dire i trombettieri ed i tamburini. Il costume è composto di un giubbetto con largo colletto, pantaloni alla zuava, calzamaglia ed impugnano una bandiera con asta in cui vi è raffigurata l’insegna della magistratura. Il Magistrato è il responsabile di ogni attività legata al Gioco del Ponte che si svolge nel territorio di appartenenza. Indossa pantaloni alla zuava con calzamaglia con la spada al fianco, una giacca, un mantello oltre ad un cappello di feltro con piume. Il Capitano di squadra comanda le rispettive squadre della Parte. Il costume è costituito da un vestito di panno, liscio o imbottito oltre che da un’armatura pesante (composta da collarina, pettorale, dorsale, cosciali completi, con ginocchia alettate, parasotto metallico, a squame) nonché da uno spadino, posto in modo trasversale sul dorsale, da spallacci squamati, attaccati alla collarina. Porta con sé il morione, un altro elmo in ferro di particolare fattezza, ed indossa stivali di vacchetta. Il Capo Schiera è un combattente esperto, il più rappresentativo, il braccio destro del Capitano. I Combattenti sono i veri protagonisti del Gioco del Ponte. Sono coloro che esprimono sul carrello il proprio valore, la propria forza per la conquista del Ponte. Il costume del combattente è costituito da giacca di panno lunga e liscia; pantaloni molto liberi nei movimenti; ghette allacciate sotto le ginocchia; cotta indossata sopra il costume di tessuto rustico, senza maniche, tipo gabbanella, legata davanti, del colore appartenente alla squadra. Porta poi un collare sopra la cotta, per appoggiare i bordi al morione ed una cuffia imbottita, di protezione. Sulla spalla appoggia il targone, fatto a forma di foglia di ulivo (sorta di legno allungato, che misura m. 1,20 mentre la larghezza sale da 5 a 20 cm). Dopo le sei magistrature, chiudono la schiera di Parte le guardie al campo con corazza, che curano l’ordine nelle Piazze nel rispetto delle regole del Gioco. Il gruppo è composto da 24 guardie e nel gioco attuale hanno pertanto solo una funzione coreografica. Sono precedute dai due tamburini e sono guidate dal Capitano delle Guardie al Campo con corazza che ne cura la preparazione e di cui ne assume la diretta responsabilità. Il capitano indossa una corazza brunita con pettorale, dorsale e spallacci ed in testa porta un particolare elmo, chiamato Borgognotta; è armato di spada. Il capitano è affiancato dall’Ufficiale Addetto, sottoufficiale del gruppo e, braccio destro del Capitano. Così, mentre le schiere marciano, i picchetti presidiano gli accampamenti delle rispettive Parti.

        Se nelle schiere di Mezzogiorno e Tramontana i ruoli sono speculari, con le differenze cromatiche già riferite, nel Corteo dei Giudici, l’opera di Bellonzi si apprezza nel magistrale equilibrio raggiunto. Capita, infatti, di vedere molto vicini fra loro, o anche affiancati, costumi come gli Osservatori e gli Addetti all’Orologio delle rispettive Parti, che si distinguono solo ad un occhio attento. Coloro che li indossano hanno compiti oggi diversi rispetto alle origini e sono indossati da grandi conoscitori delle dinamiche agonistiche del Gioco. Nel corteo, spesso non valorizzato nella giusta maniera, vi sono soprattutto i tre Giudici di campo, accompagnati dai propri cavalieri che li seguono a Piedi. Ai Giudici l’Anziano Rettore demanda le sorti della battaglia sul Ponte. Costoro sono scortati da due gruppi armati: i Picchieri e gli Alabardieri, rispettivamente armati di picche ed alabarde. La disfida sul Ponte culmina, quindi, con la premiazione dei vincitori, ricompensati dei Paliotti della vittoria per ogni scontro al Carrello e soprattutto del Palio che, portato in mostra dal Luogotenente Alfiere del Gioco, una volta consegnato nelle mani del Comando vincitore, stabilirà quale delle due Parti ha meritato l’onore di mantenere viva, nel migliore dei modi, la grandezza di Pisa che, unita, sempre vince.


Bibliografia

Paolo Gianfaldoni Il gioco del ponte, Sintesi storica e cronaca della manifestazione, Edizioni Felici, 1992;
Alberto Zampieri Il gioco del ponte, La secolare battaglia pisana, Pacini Editore, 2016;
Quaderni del Gioco del Ponte, Pisa 1989 a cura di Alberto Zampieri.