Il Gioco del Ponte - 70 anni dal ripristino post guerra
di Stefano Gianfaldoni
Settanta anni fa, al tempo in cui l’Italia aveva un Capo provvisorio dello stato e la Costituzione non era ancora entrata in vigore, con una città profondamente lacerata dai bombardamenti, i pisani ebbero una priorità: riproporre il Gioco del Ponte. Era il riscatto, il pretesto per riportare la parvenza della normalità ripartendo dalla principale tradizione storica e culturale cittadina. Il Ponte di mezzo era crollato appena tre anni prima, sotto una pioggia di bombe, e riproporre l’antico Gioco non fu davvero possibile. Il grande recupero della tradizione era avvenuto nel 1935 e le tre edizioni disputate prima dell’ultima grande guerra avevano fatto breccia nel cuore dei pisani ed i costumi erano stati messi al riparo da bombardamenti e saccheggi nel ballatoio del Battistero. Fra stupore e incredulità, nei primi giorni di giugno 1947, cominciò a circolare la notizia che il Gioco del Ponte sarebbe stato riproposto poco più di un mese dopo. Le fazioni di Tramontana e Mezzogiorno sarebbero scese nuovamente “in campo”: il terreno della tenzone fu proprio l’Arena Garibaldi, dove domenica 13 luglio venne appositamente eretto un ponte di legno per far rivivere la tradizione. Venne quindi dettagliato il programma: lo Stadio venne aperto alle ore 14.30 per essere chiuso alle ore 18 e successivamente riaperto per i ritardatari alle 19. L’accredito da parte del Comitato Organizzatore fu assai rigoroso: nessuna tessera venne ritenuta valevole per l’entrata in campo in qualsiasi ordine di posti, ma solo biglietti. Vista l’affluenza di persone vennero approntati anche due punti di soccorso (uno presso la casa del custode del Campo; l’altro presso i campi da tennis al tempo limitrofi). Alle 18 l’edizione fu aperta dall’entrata trionfale delle Parti, cui fecero seguito l’ingresso solenne del Corteo dei Giudici e di “Madonna Pisa”, con il loro seguito. La presenza del personaggio femminile costituì la grande novità del Gioco del Ponte del 1947: tra suspense e curiosità fu scelta per il ruolo la signorina Marisa Macchia che dette prova dei requisiti richiesti, fra cui andare a cavallo e saper parlare al microfono. Riferisce la cronaca del tempo che Madonna Pisa fece mostra di sé, all’interno dell’Arena, in sella ad un cavallo bianco, con un ricchissimo abito cinquecentesco, adornato di scarpette di raso e ricchi monili e venne preceduta da paggetti che portavano un “castello dorato” in cui erano rinchiusi i due piccioni rappresentanti i due partiti di Mezzogiorno e Tramontana. Madonna Pisa non partecipò al corteo per le strade: arrivò, infatti, allo stadio in auto, dalla propria abitazione.
Il corteo che accompagnò Madonna Pisa fu composto da tamburini, incaricati all’orologio, alfieri, giudici di campo, osservatori, Luogotenente Generale Alfiere, guardie al campo. Al fastoso ingresso del personaggio femminile fece seguito il gioco delle Bandiere, la lettura del messaggio da parte di Madonna Pisa e la cerimonia della disfida, la battaglia dei celatini, prima della grande battaglia e la successiva premiazione, con la sbandierata in onore della parte vittoriosa e la solenne cerimonia della consegna del Palio. L’edizione del 1947 si ricorda anche per altro: al Gioco del Ponte presenziarono anche gli operatori delle tre maggiori case cinematografiche americane, Metro Goldwin Mayer, Universal Picture Company e Fox Movietone. Il risultato di parità - la cosiddetta Pace - confermò che si trattò di una prova generale perché l’anno successivo il Gioco non fu più riproposto all’Arena. La battaglia vera e propria tornò solo l’8 giugno 1950, sul nuovo Ponte di mezzo che fu contestualmente inaugurato.
Bibliografia
Articolo uscito su “Il Mattino dell’Italia Centrale” del 11 Giugno 1947;
Articolo uscito su “Il Tirreno” del 13 Luglio 1947.