Lo Die di Santo Sisto
Il 6 Agosto e “Lo Die di Santo Sisto”
di Renato Mariani Pisano
NOTA IN AGGIORNAMENTO
(Alcune date citate in questa nota potrebbero risultare errate di un anno perché non tutti gli autori indicano lo stile Pisano o lo stile comune; alcuni non concordano nemmeno sull’anno degli avvenimenti. Per questo motivo sono riportate le date possibili, ricavate dalle citazioni. Gli avvenimenti sono stati descritti da molti autori; sono riportati però solo alcuni testi e particolarmente quelli dove leggiamo la data del 6 Agosto.)
Per i Pisani il 6 di Agosto è una data rievocativa di alcuni episodi storicamente importanti, anche se sull’anno dei vari eventi vi sono opinioni diverse fra gli storici dei secoli passati. Da Bernardo Marangone o Maragone (sec. XII) a Ranieri Grassi (sec. XIX) infatti molti storici rammentano il 6 Agosto come il giorno in cui i Pisani ebbero vittorie militari su vari nemici, ma non tutti concordano sull’anno in cui accaddero. Ranieri Grassi scriveva: “Per la fortunata combinazione di avere i Pisani riportate diverse vittorie sempre nel sesto giorno del mese d'Agosto, giorno in cui dalla Chiesa onorasi la memoria del santo pontefice Sisto II, fu statuito l'innalzamento di questo tempio ad esso consacrato. La fondazione ebbe luogo nel 1089, cioè dopo il glorioso trionfo ottenuto in unione dei Genovesi sopra i Saraceni d'Affrica, [...]”. All’indomani della conquista dell’emporio tunisino di Al Mahdiya nel 1087 fu edificata in Cortevecchia la chiesa di S. Sisto, come leggiamo anche in “Un'arte orientata. Riforma gregoriana e iconografia di Hélène Toubert (1990) ”.
Per completezza d’informazione ricordiamo anche che il 6 Agosto del 258 E.v. fu decapitato Sisto II (Papa dal 30/08/257) per ordine dell’imperatore Valeriano e che qualcuno avanza dubbi sul fatto che San Sisto sia stato patrono della città di Pisa fino al 1284. I Pisani, infatti, erano stati sempre fedeli alla Madonna che consideravano patrona, quindi protettrice, della città. La principale chiesa di Pisa era stata dedicata a Santa Maria almeno dal 748 (il riferimento è ovviamente ad una chiesa costruita prima dell'attuale duomo, cioè del 1063) e l'immagine della Madonna era tra i simboli cittadini così come la Croce Pisana e l'Aquila. A conferma di ciò nel libro "Ranieri un Santo laico", di A. Zampieri, M. Da Caprile e D. Sassetti leggiamo “[...] nella ‘civitas’ sorse naturalmente l’esigenza di costituire un insieme di santi cittadini, come suggello al rango ottenuto da Pisa, simbolo unificante della comunità e modello da imitare. Non a caso, proprio durante la massima espansione marittima e militare, la devozione dei Pisani verso santi e martiri si indirizza maggiormente verso quelli locali (Ranieri, Bona, Ubaldesca, Domenico Vernagalli e, più avanti, Chiara Gambacorti e Giordano da Rivalto) rispetto ai forestieri (Lussorio, Torpè, Potito ed altri). Il culto di nuovi santi pisani si affianca, ma non sostituisce quello antichissimo e primario legato all’Assunta, la patrona principale, cui è dedicata la chiesa più importante della città. ” Bernardo Marangone (sec. XII) nel Vetus Chronicon Pisanum, quando parla dell'impresa di Palermo del 1063 e della conseguente costruzione della nuova Cattedrale, scriveva: “MLXIII. Pisani fuerunt Panormiam; gratia Dei vicerunt illos in die Sancti Agapiti Constructa est Ecclesia beate Marie Virginis Pisane Civitatis”. Agapito era diacono di papa Sisto II e con lui subì il martirio nel 258. A quanto pare, non era poi così importante collegare il 6 Agosto esclusivamente al ricordo di S. Sisto. Contrariamente all’opinione comune, per i Pisani era sicuramente importante solo la data del giorno e un po’ meno il santo a cui era dedicato. Qualcosa cambiò dopo la battaglia della Meloria, che fu proprio il 6 Agosto del 1284!
Premettendo che forse sono esistiti altri successi militari dei Pisani collegati al 6 Agosto, questi sono gli accadimenti seguiti dalla descrizione degli storici:
6 Agosto 1002 o 1003 (giovedì o venerdì). I Pisani, agli ordini dell’ammiraglio Vittore Ricucchi, sbarcarono di sorpresa nel porto di Santa Lucia o nel Portus Luguidonis dell’attuale San Giovanni di Posada, nelle vicinanze di Siniscola (NU), e si diressero nell’Ogliastra (OG) e nelle marine di Fausania (OT). Dopo averne saccheggiato i borghi partirono per Pisa.
- Raffaello Roncioni (sec. XVI) in Istorie Pisane, 1844: “[...] Mentre si facevano queste cose (n.d.r. L’ammiraglio Carlo Orlandi accorso in aiuto di papa Giovanni XVIII, aveva sconfitto la flotta dei Mori nelle acque di Civitavecchia), il re Musetto non si stava a vedere; anzi risentendosi dell'ingiuria fattagli dai Pisani, e cercando di vendicarsene, aveva più volte mandato la sua armata a danneggiare il lor paese [...] bandita sopra questo re la guerra: parendo a tutti il meglio il farla in casa d'altri, che aspettarla nella sua. E avendo una grossa armata, la cavarono fuora sotto la scorta di Vittore, detto dagli scrittori nostri Ricucchi, [...] Egli si parti il giorno di santo Sisto papa e martire, molto celebre a questa nostra città (perocché sotto la protezione di così glorioso Santo ottennero di molte gran vittorie i Pisani, siccome da noi a suo luogo si dirà); e pervenne felicissimamente alla vista dì Sardegna, e entrò nel porto di Santa Lucia [...]”
6 Agosto 1005 o 1006 (lunedì o martedì). I Pisani, agli ordini dell’ammiraglio Pandolfo Capronesi, conquistarono Reggio Calabria, Amantea, Tropea e Nicotera occupate dai Saraceni, ma nello stesso anno Pisa fu invasa dai Saraceni della Sardegna, e in parte distrutta.
- Bernardo Marangone (sec. XII) in Vetus Chronicon Pisanum: “MVI. Fecerunt Pisani bellum cum Saracenis ad Regium, et gratia Dei vicerunt illos in die Sancti Sixti. ”
- Ranieri Sardo (se. XIV) in Cronaca Pisana: “Anno Domini millesei, nel tempo di papa Benedetto, essendo li Pisani a oste in Calavra intorno alla città di Reggio che si tenea per li Saracini, la gente Saracino dello re Mugello, la quale tenea la Sardigna, venneno a Pisa e presenola, e le gente fuggitteno alli monti, e li Toscani chi più potette più rubbò lo contado di Pisa. Nel ditto anno, li Pisani preseno Reggio sopradetto, e tornonno a Pisa a rifarla con vittoria lo dì di Santo Sisto [...]”
- Raffaello Roncioni (sec. XVI) in Istorie Pisane, 1844: “ [...] Cosi i Pisani, non perdonando a spesa nessuna, posero l'armi in difesa della fede; e messa in punto una grossa armata, e fattone ammiraglio Pandolfo, dagli storici cognominato Capronesi, la mandarono alla volta della Calabria. La quale armata sotto la vocia di cosi prudente e valoroso cavaliere, usci di Pisa a ‘sei di giugno, e felicemente arrivò a Sparavento, promontorio ora dello Capo dell'Armi, il quale giace lontano sei miglia da Regio. Quivi Pandolfo si fermò alquanto; [...] Con questi ed altri provvedimenti, tenuto il quarto giorno, dedicato al glorioso martire san Sisto (che fu il sesto di Agosto), l’ammiraglio condusse fuora I’esercito degli alloggiamenti; e invocando Iddio, e il Santo sotto il quale i suoi militavano quel giorno, diede il segno dell'assalto [...]”
- Paolo Tronci (sec. XVII) ) in Annali Pisani rifusi, arricchiti di molti fatti, 1868: “1005 Avendo inteso i Pisani, che nella Calabria tuttavia si ritrovava l'armata de' Saracini, che giornalmente inquietavano quelle spiagge con grandissimo damno de' Cristiani, uscirono contro essi, e trovatigli ritirati nella Città di Reggio assai forte, vi posero l’assedio, ma impazienti di aspettare, determinarono combatterla, Sicché data un'aspra battaglia, valorosamente se ne impadronirono, dove messero a fil di spada tutti quei Barbari, e predarono le spoglie. [...] II di 6 d' Agosto, festa di S. Sisto, ritornò da Reggio vittoriosa l’Armata Pisana, della quale era ammiraglio Pandolfo Capronesi, non mancando persone di conto, solo che Giovanni Pesci, Giorgio Alberi, i quali restarono morti nel combattimento; e trovando vuota la città, saccheggiata, e in parte arsa, l'allegrezza si converti in dolore.”
- Giovanni Battista Fanucci (sec. XVIII) in Istoria Militare Pisana: “Nel 1005 Armarono la flotta ed espugnarono Reggio di Calabria contro i Saraceni: ammiraglio Pandolfo Capronesi, come vien riferito da tutte le Cronache patrie, da Raffaello Volaterrano (N.d.r. Raffaello Maffei), e da molti altri. In quest' anno Pisa fu invasa dai Saraceni della Sardegna, e in parte distrutta.”
- Flaminio Dal borgo (sec. XVIII) in una nota alla sua Dissertazione X “Delle cause, e dell’avvenimenti della Guerra dell’anno 1282 tra la Repubblica Pisana, e quella di Genova. ” elenca le vittorie dei Pisani avvenute nel giorno di San Sisto e scriveva: “[...] Per illustrazione della presente Costituzione, credo quì opportuno d'accennare alcune di quelle Vittorie, ch'avevano riportate i Pisani nel memorando giorno di San Sisto, le quali dettero occasione all' osservanza della Festività, ed alla fondazione della Chiesa, che fu fabbricato in Pisa in onore di esso Santo. Nell' Anno 1006 nel giorno di San Sisto i Pisani ottennero infigne Vittoria contro i Saracini press' a Reggio di Calabria. Mich. de Vico, Brev. Hist. Pis. Rer. Ital. Script. Tom. Vl”
6 Agosto 1060/1063 (domenica/mercoledì). I Pisani dell’ammiraglio Giovanni Orlandi espugnarono Palermo combattendo contro i Saraceni.
- Bernardo Marangone (sec. XII) in Vetus Chronicon Pisanum: “MLXIII. Pisani fuerunt Panormiam; gratia Dei vicerunt illos in die Sancti Agapiti” (n.d.r. festeggiato con San Sisto il 6 Agosto).
- Ranieri Sardo (sec. XIV) in Cronaca Pisana: “In del millesessanta, li Pisani passonno in Sicilia, che era piena di Saracini, con grandi navilii, e per forza preseno Palermo. E dello tesoro che vi preseno, ordinonno di fare lo Duomo Sanctae Mariae, e lo vescovado.”
- Raffaello Roncioni (sec. XVI) in Istorie Pisane, 1844: “[...] messero tutto il contorno di Palermo a farro ed a fuoco, e sani e salvi se ne ritornarono in Pisa, con traudissimo trionfo. Seguì questa segnalatissima vittoria l’anno 1563, il sesto giorno d'Agosto [...]”
- Paolo Tronci (sec. XVII) ) in Memorie Istoriche della città di Pisa, 1628: “1063 [...] In questo tempo i Pisani fecero l'impresa di Palermo, e si mossero irritati dai Saracini, che abitavano in detta Citta , i quali venivano ad infestare le loro spiaggie marittime di Toscana, onde per vendicarsi, e rimediare a' gran danni, che universalmente facevano ai Cristiani, con una grossa armata, che di già si ritrovava in que' mari , sotto il comando di Gio. Orlandi ammiraglio, uomo ricco, generoso, ed espertissimo in guerra, si condussero in Sicilia ed arrivati alla Città di Palermo, vi posero l'assedio.”
- Giovanni Battista Fanucci (sec. XVIII) in Istoria Militare Pisana: “Armate copiosamente i Pisani le loro galee navilj, e brigantini in tanto numero che a Pisa non rimase per dir così barca che non fosse adoperata in questa impresa, espugnarono Palermo contro i Saraceni Marang. Cron. Pis. Rer. Ital. Script. Tom. I, e molti altri.”
- Flaminio Dal Borgo (sec. XVIII) in una nota alla sua Dissertazione X “Delle cause, e dell’avvenimenti della Guerra dell’anno 1282 tra la Repubblica Pisana, e quella di Genova. ” elenca le vittorie dei Pisani avvenute nel giorno di San Sisto e scriveva: “[...] Nell' Anno 1062 nel giorno di San Sisto, avvenne a’ Pisani quella memorabil Vittoria contro i Saracini di Palermo, dalle spoglie dc i qu... portate a Pisa, ebbe principio la gran Fabbrica del nostro Duomo- Raff. Rnnc. 1/1. Pís. Lib. H1. Anno 1061. ”
6 Agosto 1070/1075 (venerdì/giovedì). Rotta la pace coi Genovesi, nei pressi della foce d’Arno i Pisani s'impadronirono di sette loro navi che cariche di ricchissime merci viaggiavano verso l'Oriente.
- Ranieri Sardo (sec. XIV) in Cronaca Pisana: “In del millesettantacinque, lo die di Santo Sisto li Genovesi vennero con dodici galee in foce d'Arno, e funnovi dalli Pisani sconfitti. E quine perdetteno sette galee cariche di mercanzia le quali andavano in Romania (N.d.r. paesi di lingua romanza). E del tesauro fece Pisa la chiesa di Santo Sisto in Cortevecchia, ed enne padrone lo Comune di Pisa.”
- Raffaello Roncioni (sec. XVI) conferma: “I Genovesi con la loro armata vennero fino alla foce d'Arno, e fecero per tutto gran danno, e come vittoriosi se ne ritornarono a casa; e, non contenti di questo, armarono dodici galere, e di nuovo andarono ai danni loro; e, avendo questa armata grandemente danneggiate le riviere del mare di Pisa, siccome aveva fatto la prima volta (N.d.r. nell’Agosto del 1066), così fece la seconda; ed ebbe ardire d' entrare fin dentro la detta foce d'Arno. La qual cosa essendo riferita ai Pisani, subitamente armarono altrettante galere, e con molta prestezza uscirono fuora, e, trovando i nemici, attaccarono con loro un'aspra battaglia; la quale, per esser del pari, e combattendosi fra di loro della maggioranza e dell'imperio del mare, fu molto sanguinosa, non volendo l’una parie cedere all' altra. Ma alla fine i Pisani, con guadagnarvi sette galere molto ricche, restarono vincitori; e l’altre si salvarono con la fuga. S'ottenne questa vittoria il giorno di san Sisto papa e martire, a' sei di Agosto dell'anno MLXX: laonde, per rimembranza di tal cosa, e per avere ancora in questo giorno ottenuto dimolte altre gran vittorie, edificarono delle nemiche spoglie un bellissimo tempio, e dal nome del sopradetto Santo lo denominarono.”
- Paolo Tronci (sec. XVII) in Memorie Istoriche della città di Pisa, 1628: “Continuando tuttavia i Genovesi nella sopradetta discordia, andavano sempre investigando il modo di vendicarsi, onde nel presente anno, sotto palliato colore (N.d.r. fingendo) di voler portar mercanzie in Levante, armarono dodici Galere, e con quelle scorsero alla bocca d' Arno commettendo molte ostilità; Pervenuta questa nuova alle orecchie de' Pisani, immediatamente missero in ordine anch' essi dodici altre Galere, ed usciti in mare, andarno ad incontrar gl'inimici, già per tali scopertisi, ed arrivatili, vennero a battaglia, nella quale i Genovesi perderono sette Galere, e le altre cinque colla fuga ebbero adito di salvarsi, e rimasti i Pisani vincitori se me ritornarono a Pisa colle dette Galere predate. Ann, Pis. del Dott. Marangone (Bernardo), il Sigonio (Carlo), il P. Gord. ed il Volterrano (N.d.r. Raffaele Maffei) dicono, che la detta vittoria seguì il di 6 d'Agosto, giorno della festa di S. Sisto, celebrata da' Pisani sì per questa, come per altre vittorie, i quali di più in onore di detto Santo edificarono la Chiesa in Pisa sotto il di lui Titolo, [...]”
- Jacopo Arrosti (sec. XVII) in Croniche di Pisa: “L’anno 1070 li Genovesi fecero un armata di dodici galere per causa che li Pisani li havevano preso Corsica, e vennero alla foce di Arno dove doppo un gran combattimento restorno i Pisani vincitori et i Genovesi vi perderno sette galere cariche di mercanzie che essi portavano in Romagna della qual preda i Pisani edificorno la chiesa di San Sisto.”
- Lorenzo Cantini (sec. XVIII) riferisce: “Nel 1070, scrive il Sigonio, che i Pisani invasero la Corsica, per il che i Genovesi con dodici Galere si mossero contro i Pisani, e si portarono fino alla Bocca dell'Arno, ma restarono vinti, perché i Pisani presero sette di quei Legni Navali nel giorno di S. Sisto. Aggiunge che essi Pisani in Memoria di tal vittoria decretarono che fosse in perpetuo festivo quel giorno, e che eressero un Tempio a quel Santo.”
- Flaminio Dal Borgo (sec. XVIII) in una nota alla sua Dissertazione X “Delle cause, e dell’avvenimenti della Guerra dell’anno 1282 tra la Repubblica Pisana, e quella di Genova. ” elenca le vittorie dei Pisani avvenute nel giorno di San Sisto e scriveva: “[...] Nell' Anno 1070 nel giorno di San Sisto i Pisani ebbero Vittoria sopra i Genovesi ed in una Battaglia presero sette delle loro Galere. Agost. Giust. Annal. Gen. Lib. I Anno 1070.”
- L.A. Muratori (sec. XVIII) negli Annali d’Italia, tomo VI: “Appoggiato il Sigonio (Carlo) alle Croniche moderne di Pisa scrisse: che in quest’anno (1070) i Pisani portarono la guerra in Corsica; del che offesi, i genovesi con dodici galere andarono a bloccar la bocca d’Arno; ma usciti i Pisani ne presero sette nel dì di San Sisto d’Agosto.”
6 Agosto 1085/1088 (mercoledì/domenica). Fatta una nuova alleanza co' Genovesi ed espugnata Pantelleria, la flotta Pisana di Ugone Visconti sbarcò in Africa conquistando Tunisi che, fatto prigioniero Timino figlio del Re, fu saccheggiata e Mahdia o Elmadia o Hammanat.
- Bernardo Marangone (sec. XII) in Vetus Chronicon Pisanum: “Anno Domini MLXXXVIII. Fecerunt Pisani et Ianuenses stolum in Africa, et ceperunt duas munitissimas civitates, Al- madiam et Sibiliam, in die Sancli Sixti. In quo bello Ugo vicecomes, filius Ugonis vicecomitis, mortuus fuit. Ex quibus civilatibus, Saracenis fere omnibus interfectis, magnam predam auri, argenti, palliorum et aeramentorum abstraxerunt. De qua preda thesauros Pisanae Ecclesiae in dirersis ornamentis mirabiliter amplificaverunt, et Ecclesiam beati Sixti in Corte Veteri aedificaverunt.”
- Paolo Tronci (sec. XVII) in Annali Pisani rifusi, arricchiti di molti fatti, 1868: “Da Tunisi i vincitori corsero sopra Elmadia città, secondo alcuni, novanta miglia a ostro di Tunisi, e qui pure recarono il terrore la strage. Estesero la loro escursione anche sopra altri luoghi del littorale; finché sazie della preda tra loro divisa, le due armate tornaron ciascuna alla Patria*. I Pisani dovevan piangere la perdita di Ugone Visconti, capitano insigne per nobiltà e più per valore, caduto in questa spedizione, come cadono i forti. Ma il dolore restò assorto nella gioja del trionfo. Colle ricchezze tolte all'Affricani si abbellì di doviziosi paramenti e di suppellettili la Chiesa Cattedrale, e quella di S. Sisto di Padronato della Repubblica. [...] * Nota di E. Valtancoli Montazio: “Essendovi molta Incertezza tra gli annalisti nel fissare l'epoca di questi fatti, segnandoli alcuni all'anno 1075, altri al 1077, ed altri ad altri anni, abbiamo creduto bene attenerci al Muratori, il quale al 1088 li riferisce. E ne fa osservare il gran contrasto che esiste tra gli scrittori nel determinare le città prese dall' armi collegate. Meadia, Almadia, Deamiata, Libia, Sibila, Siviglia, Tunisi vengono in campo; mentre Pietro Diacono parla d'una sola città conquistata. Stando adunque al più probabile, si conclude col Muratori, che lo sforzo del Pisani fu contro Tunisi: e sembra pure verosimile che F impresa terminasse per concordato tra essi ed II Re di Tunisi, il quale sborsò loro molti tesori, promise non più corseggiare sopra le coste d'Italia, e rilasciò tutti i cristiani schiavi.”
- Jacopo Arrosti (sec. XVII) in Croniche di Pisa: “L’anno 1085 il giorno di San Sisto essendo l’esercito pisano in Barberia cavorno per forza delle mani de Saracini Affrica e Damatia, e più altre terre di Barberia, et alla fine il re di quelle terre fece tregua con Pisa, e promesse in guiderdone delle dette terre ciascun’anno mandare per tributo alla Chiesa a Roma la sua corona reale.”
- Giovanni Battista Fanucci (sec. XVIII) in Istoria Militare Pisana: “Nel 1088. Fecero un armata navale di molte vele ed unitisi coi Genovesi sotto la condotta dell'ammiraglio Ugone Visconti pisano presero Damiata (oggi Damietta alla foce del Nilo), e distrussero sulle Coste di Barberìa Alamandia e Sibilia Cronic. Pis. ex MS. Lucens. La presa di Tunisi, di Almeria, delle Città d'Affrica, di Utica, di Tripoli e di altre Città dei Barbari devono aver meritato altri allestimenti di flotte molto considerabili.”
- Lorenzo Cantini (sec. XVIII) riferisce: “Gli Annali di Pisa tante volte citati, e la Cronica Lucchese narrano sotto l’Anno 1075 che nel giorno di S. Sisto i Pisani presero la Città d'Almadia in Affrica, ed obbligarono Firmino Re di quella Città a pagare loro da lì innanzi un Annuo Tributo ... Io penso, che questa azione dei Pisani debba referirsi all'Anno seguente 1088 il quale-certamente fa assai glorioso per i Pisani pelle Vittorie segnalate che essi in quell'Anno contro i Barbari riportarono.” Precisa Ranieri Grassi (sec. XIX): “Ricondottisi poi prosperamente in patria, proposero ed ottennero dai Consoli, che in riconoscimento all'Altissimo de' compartiti speciali favori, si dovesse in parte erogare il prezzo della ricca preda ad essi pervenuta, nell' acquisto di sacre supellettili e decorosi paramenti per la loro maggior Basilica, che al suo compimento avvicinavasi; ed il rimanente si deputasse all'innalzamento di un tempio da consacrarsi alla memoria del santo pontefice Sisto II.”
- Flaminio Dal Borgo (sec. XVIII) in una nota alla sua Dissertazione X “Delle cause, e dell’avvenimenti della Guerra dell’anno 1282 tra la Repubblica Pisana, e quella di Genova. ” elenca le vittorie dei Pisani avvenute nel giorno di San Sisto e scriveva: “ [...] Nell’Anno 1075 nel giorno di San Sisto i Pisani conquístarono la Città d'Almadia, e ne fecero loro tributario il Re di essa Firmino, qui unoquoqe anno tributum Pisanis dare suo juramento firmavit, et civitatem ad honorem Pisanae Reipublicae tenere. Mich- de Vico, loc. cit. 1680.
Nell' Anno 1088 nel giorno di San Sisto i Pisani, dopo le grandi Vittorie, che ottennero uniti co' Genovesi contro i Saraceni dell'Affrica, avendo espugnate duas munitissimas Civitates Almadíam e Sibiliam; della grandissima preda che ne riportarono, fattane parte alla Fabbrica della loro maggior Basilica, impiegarono il restante nell'Edilizio della nuova-Chiesa, che fecero in onore di San Sisto, la quale fondarono in Pisa in luogo detto la Corte Vecchia. Bened. Leol. Cod. de Gest. Triumph. rif. Anno 1188. Carlo Sigonio de Reg. Ital. Oper. Tom. II. Lib. IX. anno 1070, riferendo con errore questa Vittoria all'Anno 1070 e confondendola insieme con quella, v’aggiugne: Eum diem Pisani, quod geminam in eo Vittoriam retulissent festum esse in perpetuum voluerunt, ac Sancto Xisto Templum extruxerunt.”
6 Agosto 1113 o 1114 (mercoledì o giovedì). Partenza della spedizione Pisana al comando di Pietro Moriconi per la conquista delle Baleari. (N.d.r. La conquista delle Baleari durò solo qualche mese: nel 1116, infatti, le isole furono riconquistate dagli Almoravidi provenienti dalla penisola iberica.)
- Bernardo Marangone (sec. XII) in Vetus Chronicon Pisanum: “Anno Domini MCXIII. Pisanus populus, iussu Domini papae Pascalis II, perexit Maiorcam cum trecentis navibus; in die Sancli Sixti exivit de fauce Arni. Qui inde egressi et per multa loca diu morati, tandem in portu Salon devenerunt; qui ire Maioricam volentes, Barchinonam ingressi sunt, et ibi multarum navium sunt perpessi naufragium. ”
- Raffaello Roncioni (sec. XVI) in Istorie Pisane, 1844: “Questa così grossa e potente armata, che non mai la maggiore fu dai Pisani fatta, essendo messa in ordine; fu ripiena di genti pisane, perocché i vicini invidiando la gloria loro, tutti gli negarono il loro ajuto, eccettuatone solamente i Lucchesi, i quali prontissimamente sé stessi e le loro forzo offersero e mandarono le genti loro a questa impresa. Sebbene gli scrittori fiorentini, ed altri ancora, raccontano questa guerra esser successa in altro modo: ma noi abbiamo dannata la loro opinione, attesoché quella che seguitiamo, è la verissima, per averla cavata da Enrico cappellano dell'arcivescovo di Pisa, tante volte di sopra nominato; il quale scrisse in versi latini la detta impresa, e vi si trovò, con il suo signore, presente. Ed il giorno di san Sisto che fu il sesto d'Agosto (celebre e glorioso alla città nostra), dierono i Pisani le vele ai venti; e lassandosi la terra dietro le spalle, drizzarono il corso loro per gli spaziosi campi del mare, ...”
- Paolo Tronci (sec. XVII) in Memorie Istoriche della città di Pisa, 1628: “1114 ... Io volentieri aderisco ai manoscritti Pisani, che l’anno 1114 partisse I'Armata, e che ritornasse poi vittoriosa il 1117 [...] 0r torniamo alla partita dell'Armata di Pisa, che seguì il dì 6 Agosto del 1114 giorno della festa di S. Sisto Papa, nel quale i Pisani avevano nei tempi addietro ottenuto segnalatissime vittorie, che però sparavano ancora soggiogare l'iniquo Re infedele Nazarado dominatore in quelle Isole. Consisteva la detta Armata nel primo egresso in trecento Navigli di diverse sorti. Seguirono poi altre ottanta Navi, e dieci Galere Pisane, e cogli ajuti di Raimondo Conte di Barcellona, di Guglielmo Signore di Mompelieri, d'Almerico Sig. di Narbona, del Conte d'Ampuria, e dei Giudici di Turri, e di Caglieri, arrivarono in tutto vicino a 5oo. Alla foce d'Arno i Vascelli pel troppo peso portarono pericolo, e bisognò alleggerirli, e fu necessario trattenersi in Vada per il cattivo tempo, ed aspettare il buono; [...]”
Dice il Tronci che “i Pisani partirono nell'anno 1114, 6 Agosto, e che l'impresa restò compita il dì 3 di Aprile 1117”. Nella Cronologia sono però molte le incertezze: nelle Gesta Triumphalia per Pisanos facta si pone la presa di Majorca e il ritorno dei pisani nell'anno 1116; l'Ughelli nel Catalogo degli Arcivescovi Pisani deduce con più certezza che l'impresa fu compita negli anni 1114 e 15; Lorenzo Vernense, scrittore contemporaneo ed autore di un poema latino ove descrive la spedizione, lo termina con questi versi: “Tunc fuit a Christotecto velamine carnis Centenus quintus decimus millesimus annus.”
- Lorenzo Cantini (sec. XVIII) riferisce: “Venuto l'Anno 1114 i Pisani si accinsero ad un'altra impresa, nella quale riuscirono felicemente. I Mori abitanti nelle Isole Baleari cioè Ivica, Majorica, e Minorica inquietavano quasi del continuo colle lor piraterie le Coste d'Italia, e non poco danno cagionavano al Commercio. Determinati i Pisani di scacciarli da quelle Isole, e secondo altri stimolati da Papa Pasquale II allestirono un' Armata Navale assai imponente, che una Cronica antica Pisana presso il Cardosi la dice composta di 300 Legni, e datone il comando a Pietro loro Arcivescovo, secondo il Baronio, e altri Scrittori, partirono con Bosone Cardinale, e Legato Apostolico, il giorno di S. Sisto che sarebbe il dì sei d'Agosto alla volta di quelle Isole , delle quali una cioè Evinca espugnarono il giorno di S. Lorenzo con gran strage di quelli Infedeli, e dipoi nel giorno di S. Bartolommeo si voltarono contro Majorica la quale cadde in loro potere dopo sei mesi d' Assedio, trucidando più di cinquantamila Saraceni, e trentamila Cristiani liberando dalla schiavitù di quei Barbari.”
- Giovanni Battista Fanucci (sec. XVIII) in Istoria Militare Pisana: “1114. Si allestì dai Pisani, dicono gli Scrittori Genovesi, Fiorentini, Patrii ec., tanto contemporanei che moderni, una formidabilissima spedizione contro gli Africani nelle Isole Baleari composta di assai più di 300 legni, ammiraglio l'Arcivescovo Pietro Moriconi.”
- Flaminio Dal Borgo (sec. XVIII) in una nota alla sua Dissertazione X “Delle cause, e dell’avvenimenti della Guerra dell’anno 1282 tra la Repubblica Pisana, e quella di Genova. ” elenca le vittorie dei Pisani avvenute nel giorno di San Sisto e scriveva: “[...] E di fatto in giorno di sì propizia osservazione, i Pisani nell'Anno 1112 sciolsero dal Porto con una sterminata Flotta di ben trecento Navigli di diversi nomi, e struttura, per la conquista dell'Isole Baleari, che gloriosamente compirono nell’ Anno 1114 secondo lo Stile comune. Bened. Leol. Cod. de Gest. Triumph. Pis. (N.d.r. e altri)”
6 Agosto 1119 o 1120 (mercoledì o venerdì). Navi Pisane si scontrano con navi genovesi nelle acque antistanti Portovenere.
- Bernardo Marangone (sec. XII) in Vetus Chronicon Pisanum: “MCXX. In festivitate Sancti Sixti Pisani in Portu Veneris vicerunt Ianuenses. ” - Jacopo Arrosti (sec. XVII) in Croniche di Pisa: “L’anno 1119 vennero i Genovesi a bocca di Arno con venti dua galere, il che udito, i Pisani che erano alla consecratione del duomo, montorno sopra le loro galere, e andorno contro di loro, e combattendo visibilmente li vinsero, e li levorno sei galere, e le altre messero in fuga, e con gran trionfo se ne tornorno con la detta preda a Pisa.”
- Flaminio Dal Borgo (sec. XVIII) in una nota alla sua Dissertazione X “Delle cause, e dell’avvenimenti della Guerra dell’anno 1282 tra la Repubblica Pisana, e quella di Genova. ” elenca le vittorie dei Pisani avvenute nel giorno di San Sisto e scriveva: “[...] Durarono questi buoni augurj anche nell’anno 1119 in cui nello stesso giorno di San Sisto i Pisani riportarono un’altra Vittoria contro i medesimo Genovesi a Porto Venere. Mich. de Vico loc. cit.”
- Ranieri Grassi (sec. XIX) Anche nell'anno 1119 riportarono vittoria presso Portovenere contro i Genovesi.
- Alessandro da Morrona Da Pisa illustrata ... di 1812
Anche il dì 6 di Agosto del 1119 fu giorno vittorioso contro i Genovesi a Portovenere. Ma quel giorno felice che fin qui produsse gloria, e splendore ai Pisani, cangiandosi in oscura notte funesto per essi divenne tale essendo il giro di tutte le umane cose.
- Flaminio Dal borgo (sec. XVIII) in una nota alla sua Dissertazione X “Delle cause, e dell’avvenimenti della Guerra dell’anno 1282 tra la Repubblica Pisana, e quella di Genova. ” elenca le vittorie dei Pisani avvenute nel giorno di San Sisto e scriveva: “[...] Durarono questi buoni augurj anche nell’Anno 1119 in cui, nello stesso giorno di S. Sisto i Pisani riportarono altra Vittoria contra i medesimi Genovesi a Porto Venere. Mich. de Vico loc. cit.”
- Ubaldo Mazzini in “Storia del Golfo della Spezia”, 1981: 1120. Avendo i genovesi assalito e depredato molte navi pisane che facevano rotta per la Sardegna, i Pisani chiesero replicatamente soddisfazione del danno, la restituzione delle robe tolte, e fecero pratiche per la pace. Ma ì genovesi negarono ogni cosa; per cui Pisa, armata in poco tempo una flotta, la mandò contro Genova. Le navi, partite da porto Pisano, si avanzarono verso Genova devastando la riviera; ma il vento contrario le respinse indietro, e si fermarono a Portovenere. Intesosi ciò in Genova, partì subito una flotta contro i Pisani. Le dieci galee pisane ch'erano in Portovenere, appena videro le genovesi andarono loro incontro, assalendole e perseguitandole per trenta miglia; ma il vento contrario impedì che le galee si azzuffassero; sicché i Pisani, tornati a Portovenere, ancorandosi alquanto lontano dal paese per la mancanza d'acqua dolce. Nella notte sopraggiunsero i genovesi con grande apparato di navi, e al mattino, mentre si celebrava dai pisani la messa, ricorrendo il giorno di San Sisto, quattro galee genovesi uscirono dal porto rincorrendo alcune barchette piene di giovanetti pisani venuti a veder la guerra. Veduto ciò i Pisani corsero a prestar aiuto ai loro, mentre le altre navi genovesi, uscite dal porto, prendevano il largo. Ingaggiatasi la battaglia, ì genovesi ebbero la peggio; alcune delle loro galee furono prese, altre sommerse; molti ì feriti e i morti, e i Pisani quod mirabile fuit, non ebbero a soffrire danno alcuno. I genovesi superstiti tornarono indietro a proteggere il castello, e i Pisani resero lode e gloria a Dio che tanta vittoria aveva concesso al popolo pisano (96). Gli storici genovesi non fanno menzione della vittoria di Pisani il giorno della festa del martire San Sisto.
6 Agosto 1135 o 1136 (martedì o giovedì). Nel 1135, chiamata dal principe Roberto di Capua e da coloro che ancora resistevano al normanno Ruggero II, il 6 Agosto giunse l'armata pisana, forte di 46 navi, al comando dell’ammiraglio Pietro Albizzoni. I Pisani, commerciavano in Italia meridionale, in Sicilia e in Oriente e gli amalfitani erano i più temuti concorrenti. Con l’occasione Amalfi e le altre città dell'antico ducato furono saccheggiate; il solo castello di Ravello resistette. Nel 1137 tornarono le navi Pisane con l'intento di distruggere completamente Amalfi; questa però riuscì a riscattarsi con una gran quantità d'oro; mentre Scala e Ravello, che vollero resistere, furono per tre giorni rovinate. Tutto il ducato diveniva così tributario di Pisa, e la potenza di Amalfi riceveva un fierissimo colpo.
- Bernardo Marangone in Vetus Chronicon Pisanum: “Anno Domini MCXXXVI Pridie nonas Augusti (N.d.r. 6 Agosto, ma nel latino classico VIII ante Idus Augusti) fuerunt Pisani cum XLVI galeis super Malfim (Amalfi), et ipsa die capta est, et cum septem galeis et duabus navibus, et cum aliis multis navibus combusta est, et prorsus expoliata est [...]”
- Jacopo Arrosti (sec. XVII) in Croniche di Pisa: “L’anno sudetto (1136) a dí 4 di Agosto i Pisani con 46 galere furno a Melfin (Amalfi, SA) et detto dì lo presero con sette galere, e dua nave, et con altre più nave l’abbruciarono, et al tutto spogliorno. Il medesimo giorno Trani fu preso a 5 di Agosto, Poggierule, Castello, Rivello, Scala, Scalella maggiore, et minore con l’aiuto di Dio città Rostra nei monti furono prese il detto giorno, parte assediavano Fratta castello di Rivelli con edificii, e gatti esistente Roggiero re di Sicilia con 7000 cavalli, et 60 galere, e nave con moltitudine di fanteria in Salerno, non ebbe ardire di soccorrere le città prese per i Pisani. In questo mezzo la espeditione del re predetto ascendendo sopra i monti assalì i Pisani che assediavano un castello, et li misse in fuga infino al mare, e ne prese di loro 596 nella festa di San Sisto. Doppo questo (N.d.r. la festa di San Sisto), i Pisani seguitorno la guerra per 23 giorni, ne quali l’isola maggiore del re guastorno, e adí 7 di settembre se ne ritornorno a Pisa.”
- Francesco Inghirami (sec. XVIII) in Storia della Toscana, 1841: “I pisani che attendevano, come dicemmo, il soccorso promesso dall'imperatore Lotario per andar contro al minacciante Ruggero, stanchi al fine di attendere, profittarono di un momento opportuno, e si condussero a Napoli con ottomila combattenti e venti grosse navi, per lo che tutta la provincia di subito inalberò bandiera di ribellione contro il regno siciliano. I pisani volean tosto assalir Capua, ma difesa avendola da forte presidio, si trattennero dal farlo. Giunse intanto dalla Sicilia Ruggero ed incendiata Aversa, portossi all'assedio di Napoli, ove i pisani fermi ed imperterriti stavano alla di lei difesa. Il soccorso perrò di un'altra flotta di 26 navi pisane, con più di altri ottomila combattenti, portò non solo la remozione di quello assedio, ma indusse gli animi dei pisani ad una più ardua impresa e risolutamente marciare contro Amalfi. [...]”
- Simondo Sismondi (sec. XVIII) in Storia delle Repubbliche Italiane, 1817: “[...] Ruggiero aveva per questo servigio richieste le migliori milizie degli amalfitani costretti di favorire la causa di Ruggiero e degli scismatici. Le galere di Amalfi dovettero pure unirsi alla flotta di Sicilia: ed Amalfi, avendo le sue milizie accantonate in Aversa ed in Salerno, rimase senza difesa. N'ebbero avviso i consoli di Pisa Alzopardo e Cane, che avevano il comando della flotta forte di quarantasei vele, e con un colpo di mano presero Amalfi, che fu saccheggiata. [...]. Nel susseguente inverno il principe di Capoa tornò a Pisa accompagnato da Sergio medesimo, maestro de soldati di Napoli. Ma questo rispettabile magistrato, che già da trentadue anni governava la sua patria, rappresentò in vano ai pisani riuniti a parlamento sulla pubblica piazza, che l'ultima delle repubbliche che ancora sostenea la causa della libertà nel mezzogiorno d'Italia era vicina a soccombere; che Ruggiero, il quale aveva preso il titolo di re, non tarderebbe di attentare alla libertà di tutta Italia; che l'interesse della indipendenza e della comune salvezza trovavasi unito a quello della religione e della chiesa: ma i pisani, spossati da una lunga guerra coi genovesi e dalla rotta avuta alla Fratta, ricusarono di sostenere essi soli il peso d'una guerra cui erano stranieri. ”
6 Agosto 1284 (domenica) Battaglia navale della Meloria tra Pisani e Genovesi. “Intelligenti pauca.”
- Paolo Tronci (sec. XVII) in Annali Pisani rifusi, arricchiti di molti fatti, 1868: “[...] Intanto i Genovesi che aveano avuto vittoria, non peraltro tanto allegra perché spaventosamente sanguinosa di loro sangue, facevan vela verso la patria. Quando furon vicini a Portovenere vennero assaliti da si crudele fortuna, che molte navi da carico andarono a traverso nel lido toscano, e tutta la flotta rischiò di perdersi. Giunti finalmente a Genova, la città e tutte le terre circostanti stivarono il porto, e fu un giorno di gioja. E poiché la vittoria erasi ottenuta il dì 6 Agosto, giorno di san Sisto, si decretò di portare annualmente, nella chiesa a questo santo consacrata, un pallio di broccato d'oro, e di offerirlo all' altare della Santa Vergine.”
In verità dobbiamo anche ricordare che il 6 Agosto, anche prima della Meloria, non era stato sempre propizio per i Pisani, almeno secondo Paolo Tronci in Annali Pisani edizione arricchita da E. Valtancoli Montazio e G. Sforza, 1868: “1172 [...] cercarono i pisani aver pure la torre di Viareggio; ma queste pratiche non sortirono alcun effetto. Venuta meno l'arte, le si sostituì la forza; ed un buon esercito mosse alfa volta di quella torre. Il sei Agosto fu travagliata di fiero assalto; ma la costanza e il valore di quei di dentro la rintuzzarono; onde i pisani si risolsero all'assedio. ” E ancora: “1204 [...] Profittando i Pisani delle discordie che bollivano in Sicilia, vi spinsero d'improvviso buono stuolo il quale assalì Siracusa, già data in feudo ai genovesi da Federigo Barbarossa (Muratori dice da Arrrigo VI)). La città presa; la maggior parte del popolo espulso; costretto a sgombrare il clero ed il vescovo istesso. Non è da dire se i genovesi ne rimasero trafitti nel più vivo dell'animo. Da Candia, da molti luoghi radunarono le loro navi, e le inviarono a ricuperar Siracusa: Arrigo conte di Malta, sdegnato pur esso con Pisa, fu seco loro. Dal canto suo Pisa non si stette; anzi spedì in soccorso dei vincitori di Siracusa il conte Ranieri. Nullostante non poté egli attraversare i genovesi, che, dopo avergli calata a fondo una nave, sbarcarono e furono attorno a Siracusa il 6 Agosto. Cominciarono immediatamente a batterla; e dopo sette giorni v' entrarono, tagliando a pezzi assaissimi pisani. [...]”.
Bibliografia
Per la bibliografia vedi i riferimenti nella nota.