San Pietro delle immagini a Bulzi (SS)

La Chiesa di San Pietro delle Immagini o del Crocifisso (Su Rughefissu), del XII° secolo in stile Romanico-Pisano,
spesso erroneamente indicata, nelle cartine ed itinerari turistici, come San Pietro di Simbranos. Quest'ultima era situata ai limiti del centro abitato e della quale non sono rimaste tracce se non nell' immaginario collettivo.In pietra Riferibile al romanico lombardo-toscano e al tardo romanico pisano della seconda metà del XII secolo.Sei a S. Pietro delle immagini o, come questa chiesa è chiamata nella tradizione popolare, a Su Rughefissu (il Crocifisso). È una chiesa romanica, costruita in tre diversi tempi (1050 c. a. – 1120 c. a. – 1225 c. a.); così come si può notare osservando le pareti nelle quali spiccano i diversi tagli di pietra dei tre periodi: piccoli conci chiari e rozzamente squadrati nel primo, cantoni più scuri e meglio sbozzati nel secondo, ben rifiniti nel terzo. All’ultima fase, oltre alla sopraelevazione, dobbiamo la costruzione dell’abside, del transetto e della facciata. La chiesa fu, probabilmente, costruita su una preesistenza bizantina, a sua volta edificata su un edificio romano, come fanno pensare alcuni reperti rinvenuti in loco. Ha un’origine monastica essendo stata donata, intorno al 1117, ai monaci benedettini di Montecassino dal donnikello Gonario de Laccon. L’edificio è situato all’estremità di una dorsale composta di otto chiese un tempo affiancate da monasteri, in massima parte cassinesi, ormai distrutti. La dorsale percorreva il centro di questa regione – l’Anglona – ed era formata da S. Maria di Tergu, nell’omonima frazione a pochi km da Castelsardo, e poi, in territorio di Sedini, da S.Pancrazio, S. Nicola di Silanis o di Solio, S. Maria di Solio o l’Annunziata, S.Giovanni, S. Elia e, in territorio di Bulzi, da S. Pietro di Simbranos e da S. Pietro delle Immagini. Di esse restano intatte, oltre a questa, solamente S. Maria di Tergu e San Pancrazio (aula residua del monastero). Meritevole di essere visitata, anche se in rovina, è S. Nicola di Silanis, situata nell’omonima valle ai piedi dell’abitato di Sedini.Il titolo di San Pietro delle Immagini (forse dovuto alla presenza di alcuni quadri) viene per la prima volta citata dallo storico G. F. Fara nel 1580: l’origine della chiesa è però, come abbiamo visto, molto più antica quindi la ricerca dell’antica intitolazione è stata oggetto di una serie di ricerche che hanno portato all’identificazione della chiesa con l’antico monastero cassinese di S. Pietro di Nurchi, confermata dal nome naurcos inciso nella prima trave di sostegno del tetto. All’interno della chiesa fino ad una decina di anni fa si trovavano, l’importante Gruppo Ligneo della Deposizione, una statua raffigurante S. Pietro Apostolo, un retablo chiamato della Madonna delle Rose, e due altari lignei. La statua, il Retablo e il Gruppo Ligneo sono ora provvisoriamente collocati, per motivi di sicurezza, nella parrocchiale di Bulzi, mentre per i due altari è in studio il progetto di ricollocazione. La chiesa di S. Pietro delle Immagini presenta, al di là della bellezza dovuta alle sue linee architettoniche e ai suoi elementi decorativi eleganti e sobri, un fascino particolare dovuto alla suggestività dell’ambiente circostante ed a quello dello stesso edificio, studiato e voluto dai monaci in modo tale che ogni elemento, sia all’interno sia all’esterno, si pieghi all’idea teologica di Dio. Non è possibile comprendere la simbologia che avvolge tutta la chiesa se non si ricorda la profonda spiritualità e la tendenza ai simboli propria del Medioevo, periodo in cui la chiesa è stata edificata; nessun elemento è lasciato al caso, ma l’acustica, il gioco di luce e di ombra, le decorazioni, gli elementi architettonici rispecchiano in maniera visibile ciò che per i cristiani è la vera realtà, invisibile agli occhi dei mortali. Allora, accogliendo la sfida che giunge fino a noi dalla profondità del Medioevo, tentiamo di riconoscere e decifrare i simboli, sopratutto numerici e apocalittici, presenti all’interno e all’esterno di questa chiesa. Il segno della Trinità, il numero tre, è riconoscibile nel numero delle monofore dell’abside che permettono a tre fasci di luce di illuminare l’altare, fondendosi con altri due, due come la duplice natura di Cristo – provenienti dalle monofore del transetto. La luce e l’ombra, ripresi dalla bicromia delle volte a botte del transetto e dal catino dell’abside, si uniscono a formare una penombra diffusa che rende facile la meditazione e la preghiera. Usciamo dalla chiesa attraverso la porticina laterale e vediamo ai suoi lati, incise sulla pietra, due meridiane, unici orologi per i monaci che regolavano la loro giornata di lavoro e di preghiera con il sorgere del sole, e con il tempo necessario alla recita di determinate orazioni. Sollevando lo sguardo verso la parete del transetto osserviamo, sbalzato sotto il secondo archetto, il segno della fine, l’omega, mentre, nella cornice del capitello della parasta d’angolo, una piccola, misteriosa faccia ci guarda.Ancora nel transetto, sui peducci a sud-est, vi sono altri simboli: un volto amorfo, forse l’immagine di Dio impressa nell’uomo; il rotolo del giudizio di Dio; il settimo sigillo; simboli apocalittici che ci ricordano l’aldilà e che guardano verso il regno dei morti. Qui, a ridosso della parete, recenti scavi hanno messo in luce antiche sepolture; le ossa che erano in alcune di esse trovano ora riposo all’edificio, sotto la lastra di granito ai piedi dell’altare, nella stessa fossa probabilmente già ultima dimora di qualche Abate, e ormai violata da secoli. Ancora il richiamo ai simboli del tre e del due è riconoscibile nell’abside suddivisa in tre specchi centrali più stretti e in due laterali più ampi, rispettivamente sormontati da due a tre archetti. Nei peducci della testata nord del transetto, la simbologia è rivolta a significare non più la morte, ma la vita e la salvezza: al centro, un fascio di grano simboleggia l’Eucaristia e ai lati una foglia acquatica e un fascio di legna, un germoglio d’acanto ed uno di palma, la testa di toro e quella d’ariete, simboleggiano rispettivamente l’azione salvifica dell’acqua e del fuoco, l’immortalità e il sacrificio. Sulla centina che orna la prima monofora superiore della parete nord della chiesa, è un altro curioso simbolo: un volto ed una mano aperta, a porgere il primo saluto, od il commiato, ai viandanti che percorrevano l’antica strada che costeggiava il fiume, nel fondo valle. Nella facciata il gioco di numeri è ancora più evidente: i numeri tre e due sono presenti ovunque … basta cercarli. È un richiamo continuo, ossessivo, che ci porta a riflettere come sia riduttivo fermarsi alle apparenze. Nella formella dell’architrave del portone di ingresso, tre figure sommariamente scolpite contrastano con l’eleganza della facciata: non si sa esattamente quale sia il loro significato, ma è ragionevole pensare che l’ignoto scultore, probabilmente un monaco, abbia voluto rappresentare S. Benedetto sorretto, in punto di morte, da due discepoli, così come vuole la tradizione. Forse la formella risale al primo ampliamento, ed è possibile che i monaci l’ abbiano voluta conservare ed evidenziare a perenne ricordo dei loro confratelli ai quali, probabilmente, dovevano anche la fondazione dell’adiacente monastero. Dalle notizie riportate negli antichi documenti cassinesi, sappiamo che S. Pietro di Nurchi, ora S. Pietro delle Immagini, era un monastero abbastanza ricco e importante ma, tenendo conto dei tempi, possiamo presumere che non ospitasse più di una decina di monaci. Attualmente nella chiesa, molto cara ai fedeli della zona, oltre alla festività di S. Pietro e Paolo, è celebrata la festa di Su Rughefissu che, per antica tradizione, cade il giorno dell’Ascensione, mentre alla vigilia dello stesso giorno è effettuato un pellegrinaggio degli ammalati, un momento di solidarietà e di comunione per tutti gli abitanti della zona. Con la finalità di riportare questa chiesa alla sua funzione di centro propulsore di vita e di fede, alcuni volontari stanno da qualche tempo mettendo in atto una serie di iniziative a carattere culturale e pastorale. Ed ora accogli il benvenuto che ti dà questo tempio. Abbandonati al suo fascino ed al suo mistero, e vedrai che, se vorrai udire e capire, qualunque sia la tua religione ed il tuo pensiero, San Pietro delle immagini saprà rendere più viva e più vera questa tua giornata.