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IL SISTEMA DI AVVISTAMENTO E DI SEGNALAZIONE DELLE TORRI AL TEMPO DELLA REPUBBLICA PISANA
GLI ANTICHI SISTEMI DI SEGNALAZIONE- L'uso delle segnalazioni luminose da
punti di avvistamento, in greco: purseia, risale all'antichità e già forse ne veniva fatto uso sul
territorio di Pisa etrusca, dal momento che molti insediamenti occupavano le alture del Monte
Pisano, dei Monti di Vecchiano e delle Colline Pisane, mi riferisco ai phrouria dislocati sul
Monte Pisano, individuati nelle ricerche di superficie dell'ultimo decennio: Monte Vergario a
RipafTatta, Monte Castellare di San Giuliano Terme, Monte Cotrozzi presso Santa Maria del
Giudice, Monte Spuntone presso Agnano, Caprona, dove un insediamento è stato individuato
presso la torre, Monti Bianchi presso Noce, Monte Castellare di San Giovanni alla Vena,
Vicopisano, la Verruca. Per i Monti di Vecchiano: Monte Spazzavento e per le Colline Pisane
ifcaso più eclatante è l'insediamento etrusco, da me individuato anni or sono, del castello di
,Lari: qui, l'escavazione delle segrete (una galleria lunga qualche decina di metri, scavata nel
oolle), ha sezionato la stratigrafia relativa all'insediamento permettendo la lettura diacronica
delle fasi di frequentazione.
Nel Medioevo questi stessi luoghi vedranno il sorgere di insediamenti fortificati con la
IIledesimafunzione di punti di osservazione e segnalazione. Pisa e Lucca infatti, ormai
divenute capitali di territori abbastanza vasti, provvidero, fra XII e XIII secolo, alla
costruzione di un sistema di torri di avvistamento che permettevano il controllo del territorio.
Per quanto riguarda il territorio immediatamente afferente all'area urbana di Pisa,
possiamo individuare vere e proprie catene, di torri dislocate lungo le principali vie di
comunicazione d'acqua e di terra e poste a dominio di passaggi obbligati.
Alcune torri sono ancora ben conservate per molti metri di altezza, di altre sono
individuabili le fondazioni, di altre ormai rimane testimonianza solo nelle fonti scritte, come nel
caso della torre che dominava la strada proveniente da Lucca sul versante ovest della valle di
San Giuliano o la torre di San Davino, posta sulle pendici del Monte Castellare, in prossimità
di un ponte, ancora segnalata nelÌe carte topografiche del territorio di San Giuliano del XVIII
secolo.
Dalle torri venivano fatti segnali di fuoco, di fumo, sulla loro sommità si innalzavano
stendardi convenzionali, le cosiddette fiamme di colore, o con le campane si prowedeva all'invio di messaggi acustici, come ben documentano le cronache e le carte conservate negli
archivi pisani e lucchesi.
Una delle fonti più ricche di particolari sulle guerre rra Pisa e Lucca, in particolare sulle
vicende che videro protagoniste le torri di segnalazione, sono senz'altro le Croniche di
Giovanni Sercambi.
Negli Annali pisani scritti da Matteo Maragone, personaggio che ricopriva alti uffici
nell' apparato burocratico della Repubblica Pisana, abbiamo puntuali informazioni sulla
costruzione di alcune torri, con corredo di indicazioni cronologiche ma nòn è improbabile che
la nascita di molte rra le torri che furono poi protagoniste delle vicende belliche rra Pisa e
Lucca, quasi una guerra endemica che perdurò dal XII secolo fino a tutto il XIV, sia
antecedente alla fase delle guerre pisano/lucchesi.
E' ipotizzabile che la prima fondazione di torri sia avvenuta ad opera di famiglie nobili
che provvedevano alla costruzione di simili manufatti fta X! e XII secolo anche sull'area della
città, probabilmente in un desolato panorama di rovine di antichi edifici e nuove baracche (le
cosiddette case). La torre potrebbe essere dunque considerata come il nucleo generatore dei
castelli, per quanto riguarda il territorio rurale e dei palazzi, per il territorio urbano.
Uno di questi castelli, esistente già nell'X! - XII secolo, è stata indagato
archeologicamente con una serie di campagne di scavo condotte dal Gruppo Archeologico
Pisano sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica della Toscana (la Soprintendenza
purtroppo non ha consentito il completamento dell'indagine): si tratta dell'insediamento di
Monte Castellare, uno dei rilievi del Monte Pisano compresi nei confini del 'Comune di San
Giuliano Terme. Si tratta di una fortificazione a pianta trapezoidale, con ambienti addossati al
muro di cinta, coperti da tetti a a lastre di scisto che si aprivano su di un cortiletto interno.
Non è stata ancora individuata con certezza una torre ma sappiamo che insediamenti analoghi,
come quello di Monte Cotrozzi, possesso dei Signori di Monte Coterotio, erano muniti di
mura e di torri l.
Con l'affermarsi delle due città, Lucca e Pisa, nel controllo dei territori circostanti,
manufatti di questo genere furono sottratti al controllo degli antichi possessori, o da questi per
lungimiranza donati alle repubbliche (come nel caso dei Da RipafTatta che donarono il proprio
castello di Monte Vergario alla Repubblica Pisana) ed entrarono a far parte del complesso
sistema di avvistamento e di controllo territoriale.
Alcune torri, come quelle di RipafTatta dovettero essere costruite in contemporanea
con l'edificazione delle strutture repubblicane di Pisa: le torri e le mura urbane, per cui è utile
un cOnITonto tra i tessuti murari dei diversi manufatti, cOnITonti dai quali emergono dati utili
per la loro datazione al XII secolo.
L'UTILIZZO DELLA MIRA - Sappiamo dai documenti che la provenienza l'esatta
provenienza di una segnalazione nel buio della notte veniva individuata grazie ad uno
strumento: la mira. Come fosse la mira, lo si può ricostruire in base ad un esempio di mira
ancora esistente: quella posta sulla torre del Castello di Populonia: si tratta di una tavola
metallica sulla quale sono incise delle direttrici a raggiera, ognuna delle quali termina con
l'indicazione toponomastica di un'isola dell'arcipelago toscano antistante il golfo di Baratti.
Su questa tavola si muove un braccio recante una mira. In caso di segnalazioni notturne con
fuochi provenienti da una delle torri dell' arcipelago, si spostava il braccio inquadrando il punto
I Su Monte Cotrozzi è possibile individuare, affiorante dal terreno, uno spezzone di uno dei
muri del castello in blocchetti di pietra connessi con malta molto ricca di inclusi di terracotta.
Del Castello si parla in un atto regato da Ser Leone Giudice risalente al 1048luminoso nella mira e si leggeva la direttrice individuando così l'esatta provenienza del
messaggio.
LE CENTRALI DI RICEZIONE MESSAGGI IN PISA: LA TORRE DEL CAMPANO
detta anche TORRE DE' VlNAI, poi CAMPANO DELVUNIVERSITA' E LA TORRE
DEL PALAZZO DEGLI ANZIANI - La storia di Pisa si apre con un episodio al centro del
quale c'è proprio una torre avente funzioni di segnalazione acustica. Nel 1004, dice la
leggenda, il re arabo Moahid, invade la parte meridionale della città, un popoloso quartiere
dove era insediata (e la troviamo attesta anche nei secoli successivi) la nobile famiglia dei
Sismondi. Una fanciulla di questa famiglia volle con coraggio salvare tutta la città dalla
distruzione che Musetto (così lo chiamavano i Pisani) aveva cominciato a operare nella parte
meridionale. Nel buio della notte Kinzika passò l'Arno, raggiunse la torre del palazzo pubblico
e suonò a distesa le campane chiamando a raccolta il popolo mentre re Musetto, preoccupato
che la sua azione fino al momento vittoriosa, si"tramutasse in disastro, batté in ritirata:
La leggenda è importante perché afferma come già nei primi tempi della Repubblica
Pisana fossero vitali le segnalazioni per la difesa della città. La vox populi identifica la torre
dalla quale Kinzika suono le campane con quella del palazzo degli Anziani del XIII secolo:
trasformato dal Vasari nel Palazzo della Carovana e oggi sede della Scuola Normale
Superiore. Sul lato del palazzo che guarda VIa Consoli del Mare sono visibili le strutture
dell'alta torre del Palazzo, mozzata nel corso del restauro vasariano della Piazza. La Torre di
Kinzika doveva essere però di epoca precedente.
Difatti la costruzione del Palazzo degli Anziani e la destinazione della torre del palazzo
a luogo di ricezione di messaggi, appartiene all'epoca tarda della Repubblica Pisana. Quale
doveva essere nei secoli precedenti, l'XI, il XII e parte del XIII, la torre più importante con
funzioni anche di guardia sul territorio della città ed eventualmente di ricezione di messaggi?
Quasi certamente fu quella torre, oggi inglobata nelle strutture dell'Hotel Victoria e
non più visibile, sulla quale, in virtù della sua importanza pubblica, fu collocato il primo
orologio della città alla metà del sec.XV e che forse già in precedenza segnava le ore con la
sua campana (segno importante che il controllo della misura del tempo era passato dalle
campane della Chiesa, ovvero dal campanile di Pisa e dagli altri campanili parrocchiali, a
quello di una torre laica).
I simboli della Repubblica campeggiavano su questa torre e furono sostituiti nel 1406
da quelli di Firenze conquistatrice. Le insegne della Repubblica di Firenze: un marzocco di
rame dorato, e gli altri stemmi fiorentini, furono poi abbattuti e sostituiti con la croce di pisana
a chiave, al momento della ribellione di Pisa nel 1498 e di nuovo ripristinati al momento della
riconquista fiorentina nel 1509. La torre fu poi mozzata nel XVIII secolo, le funzioni di
Campano dell'Università spostate alla torre dei Casciai e quelle di orologio e campana
pubblica alla Torre del Palazzo Pretorio sul Lungarno. -
Sembra che a confermare questa nostra ipotesi che la torre del Lungarno sia stata la
prima torre di avvistamento della città, si posso portare l'analisi della tavola duecentesca del
San Nicola da Tolentino che protegge Pisa dalle frecce del nemico, posta nella Chiesa di San
Nicola, e attribuita a Neri di Bicci.
Dall'analisi del panorama turrito di Pisa rappresentato in questa tavola, si rileva come
sia ben difficile identificare la torre del Palazzo degli Anziani mentre è ben caratterizzata la
torre dell'Orologio, posta lungo Arno, divenuta in seguito, forse proprio per lo spostamento
delle funzioni di ricezione messaggi alla torre del Palazzo degli Anziani, Torre della potente
COnsorteriadei Vinai e poi torre dello Studio Universitario.
Sappiamo anche dell'esistenza di un'altra torre: quella del Palazzo del Comune, le cui
strutture sono ancora visibili nell'area del Castelletto, attualmente inglobate nel palazzo che
ospita una sezione della Biblioteca della Scuola Nonnale Superiore, proprio dove i documenti
lo ubicano; la sua torre campanaria venne ricostruita nel 1303, ma non sappiamo se assolvesse
anche alla funzione di punto di ricezione di messaggi provenienti dall' esterno della città. TI
Palazzo del Popolo, sede del massimo organo di governo della Repubblica Pisana, il Consiglio
degli Anziani, che dovette sorgere in epoca abbastanza tarda (metà del Duecento), ebbe una
torre che funzionò come centrale per la ricezione e trasmissione di messaggi, come testimonia
un atto di pagamento del Comune di Pisa per l'acquisto di una mira di ottone da porsi sulla
sua sommità2• Anche le Croniche del Sercambi testimoniano questa funzione nell'episodio
riferito al tentativo dei lucchesi di liberarsi del dominio pisano, allorché una delegazione di
maggiorenti della città si recò dal Vicario imperiale che risiedeva nella fortezza Augusta di
Lucca per convincerlo a lasciare loro le chiavi della città, tentativo sventato da due cittadini
pesciatini amici di Pisa che si fecero consegnare dal Vicario, minacciandolo con una spada, la
chiave della torre della fortezza, vi salirono, esposero il vessillo convenzionale bianco ~he fu
visto dalla torre del Monte Pisano che a sua volta espose analogo vessillo bianco che fu visto
dalla torre degli Anziani di Pisa.
Secondo alcuni la torre del Palazzo degli anziani sarebbe invece rappresentata nella
tavola dipinta del Cristo della Dogana conservata presso il Museo di San Matteo, databile al
tardo sec. XV. Ma si potrebbe anche avanzare l'ipotesi che questa sia ancora una
rappresentazione della torre del Campano
LE TORRI DELL'ARNO DAI CONFINI CON FIRENZE E LUCCA ALLA CITTA'Una
serie di torri erano state costruite a vigilare il corso dell' Amo nelle immediate vicinanze di
Pisa: la linea di torri poste sulla riva destra del fiume doveva avere il suo punto di forza nella
torre del Belvedere di Bientina, in collegamento visivo con la torre del Castello di Montecchio
e con quella di S.Maria di Vicopisano originariamente proprietà del vescovo di Pisa, la quale
poteva passare i messaggi alla torre di San Giovanni alla Vena oggi scomparsa ma attestata
nelle cronache del primo assedio fiorentino a Vicopisano; da qui i messaggi potevano essere
trasmessi alla torre di Cucigliana e da qui fino a Caprona. I messaggi potevano giungere a Pisa
anche da un percorso alternativo: ovvero da Vicopisano alla Fortezza della Verruca, da qui
alla torre della villa di Montemagno e alla torre di Caprona, dalla Torre di Caprona a quella di
Campo e così via verso Pisa. Alla torre di Vicopisano giungevano anche i messaggi della
fortezza di Monte Roccali che dominava la Valle di Buti, nella. quale erano attestati altri
castelli, zona cruciale di confine con la Repubblica di Lucca.
Caprona era sicuramente un punto importante di segnalazione al quale si potevano
legare i castelli della Valle di Calci (il Castello Maggiore e il Castel Minore) la torre che
sorgeva su Monte Spuntone, la torre del Castello di Asciano.
Da Caprona i messaggi provenienti dal confine orientale dovevano passare dall'area di
Campo dove potrebbe esser stata ubicata la Torre a padule di cui scrive Mario Ennolao
Martini nella sua Storia di Calci. Da Campo verso Pisa potevano servire da ponte oltre che da
punti osservazione, altre torri come l'edificio munito di arco di scarico a sesto acuto costruito
in mattoni e ubicato in Via Selmi a Ghezzano, la Torre riportata recentemente alla luce nel
restauro di un edificio di civile abitazione nei pressi del cimitero di Ghezzano, la Torre di San
Giovanni di Ghezzano, la torre inglobata in una cascina posta nelle immediate adiacenze
dell'Ospedale di Cisanello.
Sulla riva sinistra dell'Amo la catena di avvistamento doveva avere il suo punto di
forza nel castello imperiale di San Miniato, dal quale potevano partire messaggi che venivano raccolti e ripetuti dalle torri di Pontedera, Calcinaia, nel cui centro ancora oggi si conserva
l'esile torre detta degli Upezzinghi, costruzione del XII secolo in pietra verrucana, Cascina,
dalla torre poi inglobata nel Castello di Gherardo del Compagno, dalla Torre del Monastero di
San Savino, edificio monastico che ha sempre avuto una rilevanza militare e strategica
Torri erano dislocate anche a valle di Pisa, fra la città e la foce dell' Amo, sia sulla riva destra
che sulla riva sinistra.
SCHEDE
MONTECCmO - Delle strutture del castello di Montecchio posto a domino del corso
dell' Arno sull'ultimo rilievo della catena delle Cerbaie, trasformato in Grancia della Certosa di
Calci, in epoca recente in Villa nobiliare e negli ultimi tempi restaurato e trasformato in
residence, più nulla rimane di visibile.
BIENTINA - Purtroppo la torre più alta di Bientina è stata minata ai tedeschi nel corso
dell'ultima guerra e per fortuna è stata ricostruita nelle sue dimensioni originali dopo il
conflitto. Era edificata in mattoni pertanto ascrivibile ad epoca tarda: probabilmente il sec.
XIV. Sono rimaste intatte le torri angolari della terra murata sorta a inglobare i borghi che si
erano sviluppati al di fuori dell'area castellana nella quale invece la torre del Belvedere si
trovava inserita.
LA TORRE DI SANTA MARIA in VICO - Torre di alta epoca: sec. XI - XII attestata nei
documenti a partire dal XIII secolo era possesso dell' Arcivescovo ed era posta al di fuori del
recinto delle mura del castello vescovile. Oggi la torre è ancora visibile di poco rialzata da
Filippo Brunelleschi che ne ha fatto il punto di forza delle fortificazioni fiorentine di
Vicopisano.
Sappiamo che gli uomini del Comune di Vico avevano tentato di impossessarsene nel
corso del Duecento per fame la residenza dei consoli del Comune. Oltre che il motivo che
fosse un fatto di prestigio risiedere in questa torre che domina la città di Vico, sicuramente un
altro motivo dovette essere che dalla sommità della torre si godeva di una migliore visibilità
panoramica sui territori circostanti e doveva essere più facile la comunicazione con le altre
..torri di segnalazione. Fino almeno agli inizi del Trecento doveva essere ancora possesso
vescovile dal momento che la Repubblica Pisana è costretta a costruire la sua rocca alla base
del colle (attuale Palazzo della Cancelleria in Via del Pretorio).
TORRE DI LUPET A - Alta torre costruita in piccoli blocchi di verrucano, posta in località
Torre. La sua funzione era forse quella di vigilare la che correndo alle falde del Monte Pisano
collegava la valle dell'Amo con l'area del. Compitese nonché un percorso che risaliva il Monte
in direzione del Monte Serra. Era in contatto visivo con la Torre del Castello di Roccali.
ROCCALI - Vicopisano non è in contatto· visivo con Buti. Le due valli sono separate dal
Monte Roccali. Su questo monte doveva essere collocato il più importante castello della zona
di Buti: forse proprio il Castello di Buti, conquistato e distrutto dai fiorentini nel corso del
secondo assedio fiorentino a Pisa
TORRE DELLA VERRUCA - Come in molti castelli pisani, l'articolazione interna della
Verruca - ormai cancellata dopo gli interventi leonardeschi e i restauri della fine del
~inquecento - doveva essere costituita da due piani sfalsati collegati da un rampa. Sul più alto
SI trovava il mastio, la torre principale utilizzata come punto di avvistamento nonché come centrale di trasmissione e ricezione messaggi. Di questa torre rimane unicamente un lacerto di
muratura del lato occidentale impostato sull'acrocoro del Monte, sulla roccia viva. Una tarsia
lignea della cattedrale di Pisa (oggi conservata presso il Museo dell'Opera del Duomo)
potrebbe raffigurare la Verruca nella sua forma ancora medievale~ la tarsia in effetti risale agli
ultimi anni del Quattrocento, prima della ribellione di Pisa a Firenze e prima quindi dell'ultimo
assedio e conquista della fortezza che dovette portare ad una sua radicale ristrutturazione.
Visivamente la Verruca è collegata con la Torre di Vicopisano, con la Torre del
Castellare di San Giovanni alla Vena, con la fortezza e torre di Caprona, con la Torre del
paese di Montemagno, con le torri del Castelmaggiore e del Castelminore di Calci e con il
Castello di Agnano. Soprattutto la Verruca doveva funzionare come ponte per la trasmissione
di messaggi dal versante orientale del Monte Pisano a Pisa.
TORRE DEL CASTELLARE A SAN GIOVANNI ALLA VENA - Nel 1405 le truppe
fiorentine che dovevano assediare Vicopisano per prima cosa conquistarono -come
apprendiamo dalle cronache che ci ha lasciato Ser Nofii delle Riformagioni, notaio al seguito
del capitano fiorentino incaricato dell' assedio (manoscritto oggi conservato alla Biblioteca
Magliabechiana di Firenze) - una forte torre a San Giovanni, nella quale si trovò una
stupefacente quantità di olio. Probabilmente questa torre era ubicata sul Monte Castellare ove
oggi sorge una cappella e dove in antico si era sviluppato un insediamento databile fta IV e li
secolo a.c., piuttosto consistente a giudicare dalla quantità di ceramica che si rinviene sul
terreno. Questo colle aveva una posizione strategica in primis come punto di controllo del
corso dell' Arno, che passava vicino alle sue pendici, e in secondo luogo perché poteva fare da
ponte visivo tra Pisa e Vicopisano, che altrimenti rimane nascosta oltre il versante orientale del
Monte Pisano. Di questa torre non rimane nulla. Fu probabilmente distrutta dalle truppe di
Niccolò Piccinino, scese in Toscana verso il 1435.
LA TORRE DI CUCIGLIANA - Lungo la via vicarese vecchia, nel tratto in cui questa strada
attraversa l'abitato di Cucigliana, si incontra, posta lungo la strada, una torre in blocchi di
calcare di piccole dimensioni di base, trasformata in epoca moderna in campanile della chiesa.
Non è improbabile che facesse in origine parte del sistema delle torri di segnalazione .
. TORRE DEL CASTELLO MAGGIORE DI CALCI - I ruderi del castello sono stati di
recente da me individuati e pubblicati nel volume Il Monte Pisano, Storia del Territorio, Ets,
Pisa 1998.
Il castello presentava due torri che dominavano il rronte sulla strada che collega Calci.
con l'abitato di Castelmaggiore. Una terza torre, probabilmente il mastio, sorgeva in posizione
soprelevata rispetto al piano sul quale erano fondate le due torri del rronte. Un'immagine di
com'era questo castello è contenuta in un documento cinquecentesco conservato presso
l'Archivio di Stato di Pisa, fondo dei Fiumi e Fossi: si tratta di una lite tra due possessori di
mulini per il controllo delle acque dei torrenti della zona. Per far meglio comprendere ai
Magistrati. l'ubicazione dei corsi d'acqua sul documento è stato disegnato il castello che
doveva essere ancora ben conservato.
TORRE DI REZZANO - In località Rezzano, presso Calci, a dominio della Via delle Badie
che risaliva verso San Michele in Verruca, doveva sorgere una torre oggi scomparsa e rimasta
indicata solo dal toponimo "Torre". TORRE DELLA 'VILLA" DI MONTEMAGNO - Nei pressi del cimitero di Montemagno,
sul percorso che collega ancora oggi il paese di Montemagno, privo di mura, al Castello di
Montemagno (ovvero la Verruca), si è conservata una torre, oggi annessa alla chiesa del
cimitero, che funzionava per la guardia alla villa (cioè all'abitato che non era difeso da mura)
ed al percorso viario che saliva in Verruca, ed doveva far parte del sistema di segnalazione
delle torri
LA TORRE A PADULE E LA TORRE DI CAPRONA - Viene citata più volte dalle fonti
documentarie ma non ne viene data l'esatta ubicazione. Per la sua identificazione consiglierei
di ricercarla lungo il corso della Via Vicarese che passando sull'argine dell' Arno collegava
Pisa con Vicopisano, e di cercarla nel tratto tra Campo e Caprona. La Torre infatti doveva
essere prossima al paduledi Agnano le cui acque in pratica separavano l'area emersa di
Campo dalle propaggini del Monte Pisano. In Campo troviamo un edificio in blocchi di calcare
privo di finestre e di buona altezza inglobato in una villa che potrebbe essere identificato come
una torre.
Un altro edificio "sospetto" è la costruzione medievale, realizzata in blocchi ben
squadrati di calcare, inglobata nell'attuale villa Luperi. Questo edificio, per la cui lettura
bisognerebbe operare una più ampia rimozione degli intonaci e dei sondaggi interni, non
sembra assolutamente un edificio a carattere sacro; potrebbe essere in realtà una costruzione
posta a cavallo della Via Vicarese, nel punto in cui il torrente Zambra confluiva in Arno, con
la stessa funzione che poteva avere il Castello di Asciano, essendo quello l'inizio del percorso
obbligato tra il padule e il greto dell' Arno per giungere fino a Pisa. Non è improbabile che la
torre alla cui conquista partecipò Dante Alighieri, la Torre di Caprona, non fosse la torre posta
sul colle e successivamente trasfonnata in forte~ in origine importante soprattutto come
ponte per le comunicazioni tra la Verruca e Pisa, ma sicuramente non in grado di bloccare
l'avanzata di un esercito fiorentino verso Pisa e quindi di poca rilevanza strategica tale da non
giustificare la menzione nel Poema (Cosi vid'io già temer li fanti/ Ch 'uscivan patteggiati di
Caprona/ Veggendo sé tra nemici cotanti. In! XXI, vv. 94-96). Al contrario, una fortezza che
chiudeva la strada poteva ben essere un obiettivo di grande importanza la cui conquista era da
immortalare in una così aita opera poetica.
LE TORRI DI GHEZZANO - Le torri che insistevano sulla Via Vicarese nel tratto compreso
tra Campo e le porte urbiche di Pisa, ovvero nell'area denominata Ghezzano e Cisanello, sono:
una probabile torre ubicata in Via Selmi, della quale è visibile un arco a sesto acuto in mattoni;
la torre ben visibile nelle sue strutture con arco di scarico in pietra panchina, e il resto della
struttura in pietra verrucana, ubicata presso il cimitero di Ghezzano (Via di Cisanello, numero
civico 3), la torre della chiesa di San Giovanni di Ghezzano sembra impostata su di una più
antica torre (la Chiesa è ubicata in Via Grandi all'incrocio con Via di Cisanello), mentre
un' altra struttura turriforme è probabilmente nascosta sotto gli intonaci di un cascinale ubicato
in Via di Cisanello. La struttura è compresa tra i numeri civici 57 e 59, è costruita in
verrucano; una crepa dell'intonaco sembra disegnare la forma di un arco a sesto acuto.
LA TORRE DI ASCIANO - Di grande importanza per le segnalazioni fin dal medioevo, fu il
mastio di questo castello. Di questa torre rimangono ancora le fondamenta a scarpata nell'area
di un giardino privato posto lungo la Via dei Condotti. E altresì rappresentata ~ due
importanti documenti iconografici: una vignetta contenuta nelle Croniche di Giovanni
Sercambi lucchese e in un documento sulla definizione di confini di proprietà nell' area di
Asciano, databile tra '500 e '600. Le vignette del codice del Sercambi sono estremamente
fedeli nella riproduzione degli edifici e delle situazioni topo grafiche. li miniatore ha visto i luoghi e li ha voluti rappresentare fedelmente. Una obiettività che vuole essere propria del
testo oltreché delle immagini poste a corredo al fine di convincere il lettore che quanto viene
affermato è la pura verità anche se, in realtà, la storia è manipolata per affermare le tesi
politiche di paolo Guinigi, Signore di Lucca, committente dell'Opera. Ovviamente quella che
raffigura è la realtà di certi luoghi o edifici quale era alla fine del Trecento e non dei secoli
precedenti nei quali alcune delle vicende si svolgono. Sappiamo che il castello di Asciano fu
distrutto da Castruccio Castracani verso il 1314 affinchè non fosse utilizzato da eventuali
awersari per interrompere le comunicazioni tra Pisa e Lucca, città delle quali si era
insignorito, dal momento che il castello funzionava da blocco di controllo del percorso viario
che salendo da Lucca, dalla parte della Pieve Vecchia di Santa Maria del Giudice, giungeva al
passo del Castagno, discendeva dalla Valle di Asciano in direzione della pieve e giungeva
alfine al padule di Asciano, che attraversava grazie ad una soprelevazione artificiale oggetto di
continue cure da parte della Repubblica Pisana, e terminava a Pisa alla Porta Pacis ..
All'epoca di Castruccio non fu evidentemente distrutta la torre principale, il mastio,
ubicata sul fronte meridionale del castello, nell' angolo orientale, importante per le segnalazioni
con Pisa e con le altre torri dell' area del Monte Pisano, e ovviamente fu conservato anche
l'abitato. Nella vignetta si vede appunto la torre con grande scarpata che affonda direttamente
nelle acque della palude, una recinzione realizzata con una rratta (pali di legno) evidentemente
sul percorso della vecchia cortina muraria. Al di sopra della rratta emergono i tetti a piastre
delle case. La torre è incastellata e munita di campanile a vela con campana per le segnalazioni
acustiche. Nell'altro documento di epoca posteriore è possibile vedere, rappresentato "a volo
d'uccello" tutto l'impianto del castello, con le mura disfatte e poco emergenti dal suolo, e le
torri di cortina ancora esistenti ma ridotte a mozziconi
Sappiamo dalle cronache che questa torre ha combattuto anche nel corso della Guerra del
Millecinquecento allorché fu posto sulla sommità un passavolante che creò non poco disturbo
ai fiorentini che assediavano Pisa e la torre, ormai in rovina, ma ancora per la gran parte in
piedi sussisteva in epoca moderna insieme alle mura e alle torri di cortina del castello ridotte a
spezzoni di ruderi come si vede in un disegno, conservato nel Fondo Fiumi e Fossi
dell' Archivio di Stato di Pisa, databile al XVI secolo.
PONTEDRA - Lo stemma di Pontedera mostra il ponte sull'Era dominato dalla torre, oggi
non più esistente del medioevale castello. Questa castello doveva essere il punto di
terminazione della catena di .torri pisane dislocate lungo il corso dell'Era e che dovevano
essere in contatto visivo con quelle che sorgevano tra la Val di Cecina e Suvereto. li contatto
visivo tra Suvereto, Monteverdi, Serrazzano, Canneto e le torri della Valdera doveva essere
assicurato dalla poderosa torre che sorgeva nel Castello di Rocca Pietracassa. Di questa torre
non rimangono. che i basamenti mentre del castello si conservano parte delle cortine e delle
torri di cortina.
CALCINAIA - Al centro della terra murata, della quale sono ancora conservate alcune delle
torri di cortina in mattoni e due delle porte di ingresso, si conserva la torre detta "degli
Upezzinghi" databile al xn secolo, costruita in blocchi di verrucano.
CASCINA - A Cascina, oltre alle torri di cortina della cinta muraria troviamo due torri: una
torre databile ai secco xn - XIII in blocchi di calcare, ed una torre costruita al tempo delle
fondazione della terra murata (sec. XIV).
BADIA DI SAN SAVINO - Questa badia che in origine era stata fondata a controllo della
Via che correndo alle falde del Monte Pisano collegava un percorso proveniente dall' antica
Via Emilia e che passato Arno in prossimità di Uliveto si indirizzava verso Vicopisano e da lì
verso l'area lucchese, fu spostata nell'area di Montioni verosimilmente nel XII secolo allorché
la Via Fiorentina stava acquistano sempre più importanza per i commerci e i flussi di
viaggiatori. Questa funzione di controllo della Badia, che si presenta simile ad una edificio
militare, doveva essere esplicata anche dalla poderosa torre abbattuta dalle truppe tedesche nel
'44 e di recente ricostruita nelle sue forme originarie.
LE TORRI DELL'ARNO DALLA CITTA' ALLA FOCE D'ARNO - L'Arno, come
sappiamo, ha subito continui interventi di modifica del suo corso soprattutto in epoca medicea.
La sua foce in realtà era spostata verso meridione, dove ancora oggi il suo corso è
individuabile sul terreno (dove si è conservata una depressione sabbiosa che ci permette di
individuarne l'andamento) ed è toponomasticamente indicato come "Arno Vecchio" ..
Un edificio munito di torre ancora oggi esistente presso Tirrenia è da identificare come
la torre della foce. Esiste anche una Pianta, taglio e prospettiva della Torre di Bocca d'Arno
nell' Atlante del Warren, che opportunamente confrontato con l'edificio tuttora esistente
sembra confermare l'identificazione. La stessa figura nella Pianta della Toscana Marittima,
disegnata da Leonardo (Windsor Castle, Royal Library, n. 12683 e sempre da Leonardo è
stata indicata col nome di "Torre a foce" nella Pianta del Valdarno da Firenze al mare
(Windsor Castle, Royal Library, n. 12685r) e la vediamo ubicata a meridione rispetto alla foce.
Nella stessa pianta di Leonardo non sono invece riportate altre due torri che si trovano nei
pressi della foce attuale: la torre Riccardi e la torre identificata da Bertelli all'interno di un
cascinale. Se ne deduce che queste due torri devono essere state costruite a guardia della foce
nuova in epoca medicea tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento.
SCHEDE
TORRE RlCCARDI - Minata dai tedeschi al momento dell'approntamento della linea gotica,
si trovava ubicata a nord del Gombo (circa tre chilometri). Ne esistono documenti
iconografici: un quadro del pittore Andrea Fascetti (ColI. Fascetti - Listi) e lastre fotografiche
dei primi del secolo.
LE TORRI DEL FOSSO RINONICO TRA PISA E STAGNO. LE TORRI DEL
PORTO PISANO. LE TORRI DEL MARE.
La più antica descrizione dell'area portuale pisana, del sinus pisanus, ci è stata lasciata
da Rutilio Namaziano che parla della località alla quale approda, indicandola con nome di
Triturrita. I documenti iconografici relativi al Portus Pisanus dal medioevo all'epoca moderna
ci mostrano un insieme di tre torri poste a guardia degli ingressi del porto sul quale poi si
trovano altri edifici. Dal confronto tra la descrizione letteraria classica e l'immagine attestata
del Portus Pisanus si potrebbe ipotizzare che tre torri vigilassero l'ingresso al porto di Pisa
anche in epoca romana.
Il Piano di Porto, la zona attualmente chiamata Stagno, era chiaramente posta sotto
particolare vigilanza. Bernardo Maragone nei suoi Annales ci indica l'anno di costruzione delle
torri all'imboccatura del Porto del Magnale, per le quali possediamo, come sopra ricordato,
diversi documenti iconografici di alta epoca. All'anno MCL VIII così riporta Maragone,
riguardo ai provvedimenti di governo del Console in carica: duas turres in estate portu
Magnali incepit et fontem ad Sanctum Stefanum de Portu Pisano pro utlitate marinariorum
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ordinavit et munivit. Ma altre torri dovettero sorgere tra la città e l'area portuale lungo un
fossato che veniva indicato con il nome di Fosso Rinonico o Fosso della Guerra.
Nelle fonti documentarie riguardanti la Repubblica Pisana compare sovente anche la
menzione di un castello Rinonico, posto a controllo di detto.
Ad oggi non sono stati condotti studi o ricerche di tipo archeologico per chiarire il percorso di
questo fossato. Per certo dalle fonti sappiamo che il fosso si distaccava dall' Arno nella zona di
Calcinaia, passava tra Pontedera e Cascina, scorreva a meridione di Quarto e di Oratoio per
poi sfociare nell'area del Porto Pisano.
Ad una verifica condotta sul terreno e, dopo un'attenta analisi della toponomastica dei
corsi d'acqua esistenti a meridione della via fiorentina, mi sembra di poter condividere
l'identificazione, proposta dal Targioni Tozzetti e ripresa dal Repetti, del Fosso della Guerra
con la prima parte del corso del Fosso Vecchio, che figura anche nella cartografia leonardesca
del Piano di Pisa.
Il Fosso Vecchio, come riferisce il Targioni Tozzetti, prendeva ad un certo punto il
nome di Fosso di Carigio, oggi indicato sulla cartografia della zona come Fosso del Caligi,
toponimo che trae origine dal termine medievale: carisio (fossato). Il fosso del Caligi, fu fatto
scavare dal governo della Repubblica Pisana, per collegare il Porto con l'area sud orientale
della città in località Spedaletto, dove giungeva anche la antica Via Emilia, per un più agevole
trasporto delle merci. Ad est del carisio e parallelo al corso di questa importante via di
collegamento tra la città e l'area portuale si deve invece ubicare il fosso Rinonico. A meridione
di Oratoio troviamo un Fosso di stecchi, toponimo che potrebbe far riferimento ad un fossato
steccato, ovvero difeso da una rratta, quasi certamente il fosso Rinonico.
Fra l'asse costituito dalla strada e dal carisio, e il Rivus Rinonicus si dovevano trovare delle
torri di guardia. Alcuni toponimi ci sono utili per la ricostruzione topografica della zona nel
medioevo in particolare: il toponimo Croce al Marmo, posto lungo la Via Emilia non molto
distante dal Fosso del Caligi e prossimo al Fosso di Stecchi, che ci riconduce all'indicazione
riportata dal Tronci nei suoi Annali, dell'esistenza di una Crux Gallensis presso la quale
scorre il ccrivus" in questione. Fra il Carisio e la Croce al Marmo si individua nelle carte il
toponimo Torre. Qui sorge un moderno cascinale costruito al tempo delle bonifiche dell'ONC.
Ma presso al ponticello che attraversa il Fosso del Caligi troviamo spezzoni di colonne in
granito e sicuramente con la costruzione del cascinale si sono cancellate le tracce di una antica
torre. Seguendo la linea del Fosso del Caligi, a sud, verso la confluenza tra il Fosso d'Amo e
il canale Pitignano (che tra l'altro raccoglie le acque del fosso degli stecchi), nell'area del
Ponte del Biscottino, troviamo un altro toponimo: Torrino, riferito ad una piccola torre
inglobata in una cascina e il cui basamento a scarpa, munito di cordolo, è ancora ben
individuabile sull'angolo sud della costruzione rurale. Da qui all'Ospedale di San Leonardo di
Stagno costruito sul limitare dell' area portuale, il passo è breve.
Dunque sembra di poter considerare certa l'individuazione del Fosso Rinonico la cui funzione
era sostanzialmente quella di rallentare un eventuale attacco proveniente da est e soprattutto
impedire al nemico di penetrare nella zona di Coltano interrompendo così i contatti tra la città
e l'area del Porto del Magnale. Sarebbe assurdo collocare il suo corso più ad est dal momento
che questa linea difensiva doveva essere non troppo lontana: la sua prima funzione era quella
di rallentare l'avanzata del nemico verso le mura urbiche e le fortificazioni del porto, dando
tempo alle truppe di raggiungeria e dislocarsi a difesa degli steccati.
Un'ulteriore conferma si può ricavare dalla considerazione nel corso dell'assedio del
Millecinquecento, uno dei campi fiorentini era stato impiantato proprio nell'area delle Rene,
che sta rra Stagno e la città, poche centinaia di metri a ovest del Fosso del Caligi.
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SCHEDE
IL FANALE DEL PORTO PISANO - Secondo il Vasari fu costruito da Giovanni Pisano, è
alto 51 metri su una base a scarpa troncoconica molto ampia poggia la torre composta di due
torri troncoconiche merlate impostate l'una sull'altra. Questa torre fu fatta costruire nel 1303
e dalle carte apprendiamo che i capomastri furono Nocco Entella e Bonaggiunta Ciabatti.
MASTIO DI MATILDE, IL CASTELLO DI LIVORNO - torre quadrata oggi inglobata nelle
strutture cinquecentesche della fortezza vecchia.
TORRE DELLA MELORIA - Connessa alle torri costruite a guardia degli ingressi del porto e
alle torri costiere costituiva un punto di osservazione avanzato del sistema. E' anche la prima
torre che viene edificata nell' area come ci tramandano gli Annali del Maragone che pone la sua
costruzione all'anno 1157 ( MCL VII ). Questa torre fu ricostruita in epoéa medicea ma nelle
forme originarie e si può cOnITontare con un'altra torre, l'unica similare per l'impianto delle
quattro arcature a sesto acuto che si aprono su tutti e quattro i lati: si tratta della torre
cosiddetta "delle quattro porte" a Vicopisano che dominava la piccola area portuale della
medesima, posta alla confluenza dei fiumi Serezza (Auser/Serchio) e Arno.
La torre della Meloria fu in parte ricostruita nel 1598.
TORRI DELLA COSTA - Dagli Annali di Matteo Maragone apprendiamo della costruzione
del Castello di Piombino. Se ne arguisce, considerando anche le date di costruzione delle torri
del Porto Pisano e della Meloria, coeve a questa fondazione, che la Repubblica Pisana portò
avanti un piano organico per la costruzione del sistema di segnalazioni non solo sulla terra
ferma ma anche per mare: questo sistema era di grande efficacia: sappiamo da una cronaca
anonima conservata nei fondi dell'Archivio Roncioni, edita da Emilio Cristiani e indicata come
"Roncioniana" che narra fatti avvenuti tra il 1214 e il 1296, che il giorno prima che le galee
pisane affrontassero quelle genovesi nella storica battaglia della Meloria, da Piombino era
giunta la comunicazione del numero delle galee della flotta genovese: 144. Probabilmente
l'avvistamento era avvenuto dalle isole.
Dal Porto del Magnale (Stagno) lungo tutta la costa, fino a Piombino, si trovavano varie torri
e fortificazioni: Livorno, Castellare di Montenero, Castello del Boccale, Castiglioncello,
Rosignano, e dovevano trovarsi altre torri. Difficile individuare sul terreno manufatti di una
certa antichità: quasi sicuramente una buona parte delle torri di avvistamento di epoca
medicea, oggi visibili tra l'Ardenza a scendere verso San Vincenzo, sono sorte su precedenti
torri.
TORRE DEL LAGO - Posta sull'antica Via Regia, che dal passo della Torretta si dirigeva
verso Pietrasanta, quasi mezzo miglio a libeccio della Torre del Lago.
LE TORRI DEL SERCHIO - In un documento mediceo riguardante interventi di rettifica
del corso del Serchio (Taglio del Serchio a Metato - 1579, ASP, Fiumi e Fossi, 69, c.867 - i
chiostro su carta cm. 28 x 20) sono indicate almeno 8 torri a partire da quella di Ponte a
Serchio. Segue quella di Vecchiano e poi altre fino al mare
in Livorno e Pisa: due città e un territorio nella politica dei Medici Nistri Lischi e Pacini,
Pisa, 1980, p. 71
CASTELLO DI AVANE - Era, questo castello, una struttura assai complessa articolata in
piani sfalsati. Sul piano più alto si trova ancora oggi la torre conservata in gran parte della sua
altezza ma in stato di preoccupante degrado. All'intorno, e scendendo dal colle in direzione
del Serchio, si trovano vari spezzoni delle mura, rra i quali si distingue la parte basamentale di
una torre circolare, affiorante dal terreno. L'insieme di queste tracce permette una lettura
quasi completa della planimetria del castello. A ridosso delle strada statale si trova invece una
torre, probabilmente una delle torri d'angolo del rronte che dorrlinava il corso del Serchio e di
rronte al quale si doveva trovare un ponte di legno per l'attraversamento del fiume, ponte del
quale forse si hanno ancora delle tracce in una palizzata che affiora ad ogni calo del livello
delle acque del fiume. Sulla sponda opposta, al capo del ponte, si trovava la Chiesa di
Pontasserchio.
SANT A MARIA IN CASTELLO - Rimangono di questa fortificazione tracce delle mura
sparse negli oliveti che dominano Vecchiano. La parte centrale del castello sussiste
trasformata in santuario. Dopo decenni di abbandono il santuario è stato restaurato dai
volontari del Gruppo Archeologico Vecchianese che vi svolgono le loro attività di studio e di
ncerca.
LA TORRE DI TABBIANO - Ancora esistente, utilizzata come annesso di un complesso di
stalle e area a maneggio per i cavalli, è costruita in conci di calcare.
LA TORRE DI CORNAZZANO - Distrutta dai tedeschi durante la ritirata nel 1944 e mai più
ricostruita. E'ancora individuabile per un cumulo di macerie posto lungo la Via di
Pontasserchio, nell'area prossima a San Martino a U1miano, sul quale è cresciuto un grosso
fico. Era ubicata vicino ad una chiesa, ed è raffigurata in una carta settecentesca.
LE TORRI DI RIPAFRA TTA - Rimangono oggi due delle tre torri che guardavano uno dei
punti più cruciali del confine tra la Repubblica Pisana e quella di Lucca. Erano poste a dominio
di un percorso viano ancora oggi indicato dalle pievi del territorio pisano e lucchese: Pieve di
Rigoli, pieve di Pugnano, Pieve di Riparratta, Pieve di Gattaiola e Pieve di Flexo. Inoltre sotto
il cqlle di Riparratta passa ancora oggi il fiume Serchio, nel medioevo importante via di
contatto del mare con l'interno e le torri quindi vigilavano anche il fiume. La principale torre
di awistamento e trasmissione era comunque collocata in vicinanza delle tre: si tratta della
torre della Rocca di Riparratta che ancora oggi si conserva, anche se più che dimezzata, nella
sua altezza. Lo schema della Rocca di Riparratta è uno schema comune a molti castelli pisani:
un recinto esterno che racchiude l'abitato, un recinto interno munito sulla parte principale di
due torri angolari e al centro del portale di accesso, piani sfalsati all'interno, collegati da una
rampa, il cassero e la parte interna più alta sulla quale si elevava anche la torre di segnalazione.
Identica sistemazione dovevano avere anche il castello di Montemagno, owero la Verruca, e
la Rocca Pietracassa, non lontana da Lajatico.
TORRE DI RIGOLI O DEL COLLE MUCCHIETO- Notizie sulla sua esistenza le possiamo
trarre dalle Croniche di Giovanni Sercambi nell'episodio che narra un assalto alla torre di
Rigo li. Si trova citata negli statuti del Comune di Pisa dove si parla della "guardia di
Corliano"; momento non siamo riusciti a identificarne la collocazione. probabilmente
l'impianto di un giardino ne ha cancellato i resti.
LA TORRE DEL MONTE A SAN GIULIANO - Indicata, secondo la tradizione, anche come
"Torre di Castruccio" ovvero Castruccio Castracani, condotti ero lucchese la cui vicenda
storica è stata trasfigurata in mito. E' errata l'ubicazione proposta da Fabio Redi4: nella sua
.carta dei siti, la torre indicata col numero 98 viene collocata sulla sommità del Monte di San
Giuliano a quota 326, il Redi sostiene ovviamente l'assenza di tracce di questo edificio.
Di questa torre, che sappiamo dalle Cronache del Sercambi più volte attaccata dai
lucchesi nel corso del Trecento e infine diroccata mentre all'interno era asserragliato il
presidio pisano, nulla oggi rimane di visibile sul terreno. Era posta a dominio del passo del
Castagno, sulla via di collegamento tra Pisa e Lucca e teneva sotto controllo anche il passo
che oggi viene indicato come "passo di Dante"; era visibile da Pisa, dal Castello di San
Giuliano, dal Castello di Asciano, dal Castello di Agnano e dalla Verruca verso oriente. TI sito
è facilmente identificabile, vi rimangono dei blocchetti squadrati, molti frammenti di mattoni,
ceramica: maiolica arcaica che data al Trecento l'epoca dell'abbandono; non si trovano
frammenti di ceramica di epoca posteriore.
LA TORRE DEL CASTELLO DI SAN GIULIANO - TORRE SAN DAVINO - Riportata in
una pianta del territorio dei bagni a San Giuliano, contenuta nel trattato del Cocchi, viene da
alcuni scrittori ritenuta un avanzo di mausoleo romano. Trattasi invece della torre che doveva
sorgere al centro della fortezza che controllava la strada che, calando dal Monte Pisano,
scendeva sulle pendici del Monte Castellare fino a valicare con un ponte un corso d'acqua: lo
stesso ponte e la stessa torre si trovano rappresentati nello stemma della Comunità di San
Giuliano a meno che la torre rappresentata non sia la Torre del Monte.
FINE
4 Redi, Ambiente Naturale e intervento dell'uomo nel medioevo, in Aa. Vv., San Giuliano
Terme Storia e Territorio, Giardini, Pisa 1990, voI. I, pp. 216 - 217