Il Gioco del Ponte, esibizione tra combattenti al Flaminio Esibizione corpo a corpo tra i combattenti del Gioco del Ponte

IL GIOCO DEL PONTE: UNA GRANDE OCCASIONE MANCATA
“Manifesto” del rinnovamento del Gioco
tratto dall’ introduzione al progetto “Il Targone”
di Ferruccio Bertolini e Federico Bonucci

È inutile nascondersi dietro un dito: alla maggior parte dei pisani, se il Gioco non si disputasse più, importerebbe ben poco. Chiunque senta parlare di Gioco del Ponte pensa sempre e solo a giugno, corteo, carrello, combattimento, palestre. Perché purtroppo solo di questo si tratta.
Ma prima di dar la colpa ai pisani è bene chiedersi umilmente se qualcosa non abbia funzionato male.
Perché il Gioco del Ponte non interessa?
Assurdo dire che nell'82, anno della ripresa dopo 19 anni d'interruzione, i Lungarni erano pieni zeppi e c'era grande entusiasmo: per forza, il Gioco era la grande novità... ma niente più. Mancando la passione e l'amore per la Parte, e con un semplice giochetto di spinta a un carrello (“il contrario del tiro alla fune”), quel fuoco di paglia era destinato a spegnersi. E così è stato.
In base a quanto si è visto nella storia recente, ogni tentativo di rifondare il Gioco del Ponte, prima ancora di attraversare valutazioni tecniche, deve basarsi su un nuovo approccio all'argomento, e partire dalla domanda fondamentale:
"Che cos'è il Gioco del Ponte? Cosa vogliamo che sia?"
Se la risposta è, com’è stato fino ad ora, “una manifestazione rievocativa, storico-culturale, ecc.” si parte già male. Significa infatti che il Gioco viene considerato una rappresentazione teatrale - con i Lungarni come palcoscenico, figuranti e combattenti come attori e i pisani come pubblico - riesumante (rievocante) un passato che non esiste più, un mondo che non ha più alcuna attinenza con il nostro. Una MANIFESTAZIONE, appunto, per di più molto costosa per la città e rivolta ai turisti. Quindi assistere al Gioco è come essere al cinema, a teatro, a una parata militare o folkloristica, a una gara di beneficenza, o ad una qualunque competizione decoubertiniana : “non importa chi vince, basta fare lo spettacolo” (vinca Bòrea o Mezzogiorno sempre Pisa vincerà)… Lo dimostra il fatto che quando si pensa al Gioco viene subito in mente solo ed esclusivamente l'ultima domenica di giugno, il corteo e il combattimento: la “rievocazione”.
Ma chi è che si rievoca? I MORTI.
No, non ci siamo. Con questo concetto di Gioco del Ponte si va poco lontano, e la storia recentissima (dal 1982 ad oggi) l’ha nettamente dimostrato. Il Gioco deve valere la candela! Non basta fare il Gioco del Ponte “per celebrare la grandezza di Pisa” e considerarlo come un involucro vuoto: al contrario, la gente deve partecipare mossa da una passione tanto forte da essere un'esigenza! Allora tutto diventa facile.
In altre parole, non si può pensare che il Gioco abbia successo se non lo si lega veramente alla vita della città.
Per forza ‘un vien nemmen l'aceto!
Bisogna capovolgere il concetto di Gioco del Ponte: smettiamola di concepirlo e organizzarlo come una manifestazione calata dall’alto su una città che ha il solo ruolo passivo di assistervi! Al contrario, dev’essere organizzato dal basso, creando dodici popoli riuniti in due Parti, che vivono di vita propria e annualmente si contendono il Ponte e il primato cittadino! Il Gioco del Ponte deve tornare ad essere l'evento più atteso della vita alfea, l'epilogo di esperienze e sentimenti coltivati continuamente (“il Gioco va vissuto tutto l'anno”), un avvenimento che riassuma e comprenda caratteri, umori e passioni della Città e che quindi possa essere vissuto direttamente, in prima persona, dai Pisani:
* NON una semplice MANIFESTAZIONE STORICO-CULTURALE-RIEVOCATIVA - in fondo effimera, fine a sé stessa, molto costosa e facente la gioia di pochi - a cui assistere con distacco, da semplici spettatori…
*...bensì una FESTA, in cui ritrovarsi e riconoscersi tutti quanti, una FESTA a cui partecipare con gioia e passione, non solo perché è la FESTA celebrativa dell'Identità Pisana (identità in parte toltaci dai fiorentini nei secoli passati ma che è ancora viva e recuperabile) ma anche perché ci si tiene davvero!
Immaginate un derby calcistico Pisa-Livorno alla De Coubertin: vince il Livorno 3 a 0 e i pisani applaudono, contenti di aver assistito a una bella partita “perché l'importante è partecipare”...
MA DOVE ??!!!
È fondamentale la scelta della definizione: una manifestazione può essere un corteo di studenti o di operai, ecc. che "manifestano", cioè rendono manifesto, visibile, un loro diritto, un dissenso, ecc.
Più in generale è un gruppo di persone (attori, attivi) che fanno qualcosa davanti ad altre persone (spettatori, passivi).

Questo è molto riduttivo.

Una FESTA è molto di più: può essere caratterizzata dalla partecipazione di tutti o meno, ma in ogni caso prevede il COINVOLGIMENTO GLOBALE, senza separazione fisica e/o concettuale fra attori e spettatori.
Insomma, il concetto di FESTA comprende ed anzi amplia quello di manifestazione!
Del resto il Natale, la Pasqua, così come il Capodanno Pisano, San Ranieri, il Primo Maggio, il 6 agosto, l’Assunta, ecc. sono feste, non certo manifestazioni!...
Quindi smettiamola una buona volta di chiamarle impropriamente e riduttivamente manifestazioni e iniziamo a onorarle chiamandole feste!
Anche l’Ufficio Manifestazioni Storiche del Comune deve cambiar nome adottandone uno più serio e meno banale, come Ufficio Feste Storiche, o Civiche, o Cittadine.
Estendendo il concetto, bisogna assolutamente evitare di definire il Gioco, le regate, e in generale ogni cerimonia che preveda un corteo con figuranti, alfieri e tamburini (come ad esempio il Capodanno Pisano, il 6 agosto, ecc.), con l’insulso termine di folclore!
Tale vocabolo ha assunto col tempo un’accezione negativa: per folclore oggi s’intende l’insieme delle tradizioni di un popolo ma con particolare riferimento a balli, musica, leggende, sagre, ecc., quindi ha una connotazione di spettacolarità che ci riporta al concetto negativo di “manifestazione”.
Il Capodanno Pisano, ad esempio, è una festa in cui si celebra l’Annunciazione, evento sul quale i Pisani medievali basavano il computo dell’anno solare: ebbene, bandiere e tamburi NON sono folclore! Sono parte integrante della celebrazione, sono gli strumenti con cui Pisa si esprime per festeggiare l’Annunciazione e l’inizio dell’anno alfeo! È un po’ come se definissimo “folclore” l’insieme dei riti sacri di una funzione religiosa, o i rituali un evento civile o militare tipo il cambio della guardia o la deposizione di una corona d’alloro o il saluto alla bandiera: sarebbe un’assurdità!
Sembrano questioni di poco conto (così come l’uso dei corretti termini storici, per esempio alfiere – e non sbandieratore -, corteo – e non sfilata – ecc.) ma la forma è importante quanto la sostanza, specialmente se serve a definire eventi importanti come le nostre secolari tradizioni, che sono state recentemente dichiarate attività strumentali del Comune di Pisa.
Quindi impariamo a rispettare le nostre Feste a partire dalle giuste denominazioni… In tal modo rispetteremo noi stessi!
Oggi è fondamentale che Pisa recuperi identità, orgoglio e OTTIMISMO: anche attraverso le proprie Feste. Soffriamo infatti da oltre 600 anni (dal 1406…) di un PESSIMISMO COSMICO che ci impedisce di agire positivamente nel presente e quindi di progettare un grande futuro. Un pessimismo che ci rende talmente umili e modesti da risultare mediocri e incapaci di cogliere il vero ruolo che Pisa ha avuto nella Storia, e di pensare in grande come invece hanno fatto i nostri Antenati!... Il Gioco del Ponte ha tutte carte in regola per diventare proprio lo strumento del recupero della nostra identità e della nostra plurimillenaria cultura. Un recupero che oggi, agli albori del globalizzante XXI secolo, sentiamo sempre più necessario, perché
chi perde la propria cultura diventa schiavo !
Bisogna dunque ripensare tutto il mondo giocopontesco e rimediare a errori più o meno gravi e destoricizzanti commessi in passato: dobbiamo per questo attenerci il più possibile alla tradizione, anche se non sempre è possibile rispettarla: è il caso, ad esempio, delle Magistrature (create solo nel 1935), o del Palio, delle bandiere di Parte, del Consiglio degli Anziani… Scelte antistoriche ma certo necessarie (magari non tutte…). Il Gioco non deve infatti essere un blocco unico e immobile, ma elastico e aggiornabile, riflettendo nella sua flessibilità la vita cittadina, arricchendosi col tempo, come un libro di storia. Una storia infinita: le genti passano, le istituzioni restano.
Il Gioco del Ponte ha però, per sua natura, due grandi limiti e difficoltà attuative.
A ) Intanto è e deve sempre esser considerato una battaglia di due parti, non di quartieri . Questo lo rende più difficilmente vivibile, dato che il cittadino si identifica più facilmente nel Quartiere che non nella Parte: un pisano di Santa Maria è molto più simile a uno di Sant'Antonio che a un calcesano; ma il santantonino è suo rivale, l'altro no! Il Gioco del Ponte, però, è questo: Tramontana contro Mezzogiorno, non Santa Maria contro Sant'Antonio. Chi vuole mantenere l'uso del carrello e sostiene i 5 scontri, o peggio ancora 6 più la “bella” (come a briscola…), non se ne rende conto. Quello non è Gioco, bensì “Torneo di Spinta al Carrello fra Quartieri”. Non è certo la sola presenza dei Combattenti e delle palestre in ogni Rione ad accendere la passione della gente…!
B ) In secondo luogo il Gioco è uno scontro fra esseri umani, non una corsa di cavalli. Questo comporta una serie di considerazioni sulla sicurezza e sulla gestibilità dei protagonisti della Battaglia, i Combattenti, e la cosa non è semplice.
Queste due caratteristiche sono sì limitative, ma anche esclusive: rendono il nostro Gioco unico al mondo! E non ci sembra poco.
Inoltre, e questo è decisamente uno dei problemi principali, non esiste più la rivalità fra le due Fazioni creatasi nel ‘6-‘700. Questo limita enormemente il successo e il radicamento del Gioco. Se si continua a parlare di sportività, di De Coubertin, di “Vinca Bòrea o Mezzogiorno sempre Pisa vincerà”… siamo totalmente fuori dal mondo e non arriveremo da nessuna parte. Il Gioco è e dev'essere una guerra, sia pur finta. Finito il Gioco, Pisa torna ad essere unita ma lo spirito con cui si affronta la Battaglia dev'essere profondamente di parte.
“In guerra e in amore tutto è permesso”…
Come fare, quindi, per trasformare il Gioco del Ponte da semplice, banale, effimera manifestazione rievocativa a Festa dell'Identità Pisana?
Sono tre gli aspetti su cui intervenire:
1) sociale, 2) cerimoniale, 3) tecnico.
1) ASPETTO SOCIALE
A prescindere da ogni decisione tecnica (riguardante cioè il combattimento), bisogna che il Gioco entri totalmente a far parte della vita cittadina. Concetto fondamentale è che le 12 Magistrature diventino centri di cultura pisana e riferimenti nei rioni per tutti i cittadini di ogni età. Non palestre di combattenti ma “palestre di pisanità”, ossia nuclei sociali senza distinzioni di ceto, sesso, età, religione e fede politica, in cui custodire le MEMORIE COMUNI, in ogni forma, dei cittadini del quartiere ed organizzare durante tutto l'anno eventi culturali e ricreativi, in collaborazione e sinergia - e non in contrasto - con le strutture associative già esistenti nel territorio. In questo modo avremo 12 centri di aggregazione a tutto tondo dove la gente si recherà volentieri, dove si faranno feste e cene ma anche mostre e conferenze, dove s'insegnerà la storia del rione e della città, dove i genitori porteranno volentieri i bimbi, dove si educheranno i ragazzi all'amore e al rispetto per la Cosa Pubblica… dove insomma i protagonisti non saranno i combattenti ma TUTTI gli abitanti del rione! E forse un domani vedremo anche meno sudicio e meno scritte sui muri della città, dato che
non si può amare ciò che non si conosce, e non si deturpa ciò che si ama.
La conoscenza porta all’amore, il quale conduce al rispetto.
Questo nuovo concetto di Magistratura, sempre teorizzato ma mai realizzato, si sposa perfettamente con la natura del Gioco, che è battaglia di 2 Parti, non di 12 quartieri, in cui il Settore Militare dev'essere gestito dalle 2 Parti e deve restare del tutto separato da quello Civile, appannaggio delle Magistrature . La natura stessa del Gioco impone di disputarlo in un UNICO combattimento. Molta della rovina e dello snaturamento del Gioco si ebbe a partire dal 1947, quando si introdusse il carrello dividendo la Battaglia in singoli scontri fra le squadre… e trasformando quindi il Gioco in un torneo fra quartieri.
FALSO, perché snaturato. COSTOSO perché ha portato alla creazione di 12 palestre, con tutte le spese che ciò implica in termini di carrellini, attrezzature, strutture, eccetera eccetera eccetera. Tutto inutile. Con UNA SOLA PALESTRA PER PARTE – ammesso e non concesso di continuare a combattere col carrello - avremmo anche un enorme risparmio di denaro ed energie, che potremmo reinvestire nel settore civile!!!
Si è sempre parlato di “radicamento” del Gioco, e si è sempre creduto di ottenerlo imbandierando i rioni, pubblicando libri, insegnando la storia del Gioco nelle scuole, facendo “largo ai giovani”, ecc.
Risultati nulli. Son cose utili, ma non sufficienti: le bandiere e i libri di per sé non creano passione; fuori da scuola i ragazzi riprendono la propria vita normale; insomma, è inutile la teoria se manca la pratica! Solo SOSTANZIANDO la teoria, traducendola in pratica, dandole una vita propria otterremo risultati!!!
“Largo ai giovani” sì, ma se i metodi e le strutture son sempre quelli vecchi si va poco lontano... anzi, i difetti si radicano sempre più!
Negli ultimi anni, consci dell’inarrestabile declino del Gioco, si è cercato di “ravvivarlo” con soluzioni placebo, come la disputa in notturna “perché è più freschino e c’è più gente”. Sbagliato. Se a qualcosa ci si tiene davvero, non c’è caldo o freddo o pioggia o neve che tengano! Pensiamo alla passione dei tifosi del Pisa, che non conosce ostacoli. Il successo e il radicamento del Gioco nella società pisana non si ottengono con metodi superficiali. Un palazzo pericolante non si salva con una mano d’intonaco, ma ristrutturandolo!
IL RADICAMENTO DEL GIOCO SI OTTIENE CREANDO VITA DI QUARTIERE!
Solo così potremo gettare le basi per un circolo virtuoso che porti il mondo giocopontesco ad autoalimentarsi.
Nel 1982 siam partiti dal tetto invece che dalle fondamenta:
cioè dall’ultimo atto (l’evento in sé, il corteo e il combattimento) invece che dal primo (la costituzione dei popoli di quartiere e di Parte, la vita nei quartieri). Non si è mai rimediato, e i risultati si vedono eccome, purtroppo.
Di solito si obietta che i quartieri non esistono più, non ci sono più i pisani veri, che stanno andando a vivere fuori città. È vero ma se si ragiona così non dovremmo proprio neanche pensare di organizzare il Gioco, né le altre feste come il Capodanno Pisano, San Ranieri ecc.! In realtà molti pisani continuano a vivere in città, molti altri che vivono fuori continuano a tornarci per lavoro e/o per svago, e in ogni caso creare dei nuclei di quartiere non farebbe che bene al tessuto sociale dei pisani vecchi e nuovi. E anche abitando a Riglione o a Vecchiano niente vieta di frequentare la sede di Magistratura e le sue attività!

2) ASPETTO CERIMONIALE
Il Gioco del Ponte non dev’esser considerato una manifestazione come tante, e neanche una sagra di paese, con tutto il rispetto per queste. Il concetto base è che esso sia caratterizzato da cerimonie codificate e regolari nell'arco dell'anno, punti di riferimento spazio-temporali che scandiscano i tempi del Gioco come il ciclo delle stagioni. Dovrà esser quindi rispettato il Calendario Giocopontesco, che comprenderà anche date fondamentali per la storia alfea come il 25 marzo e il 6 agosto e ovviamente giorni e luoghi fissi per la Benedizione delle Bandiere, l'Investitura dei Capitani ecc.
“ Arbitrarietà, disordine e confusione sono i maggiori pericoli per ogni sistema culturale ”!!!, Alessandro Falassi, antropologo.
Per gli stessi motivi l'immagine del Gioco dovrà essere adeguata: le bandiere, ad esempio, sia nel corteo che esposte alle case, dovranno essere conformi a uno standard da decidere. Bisognerà assolutamente evitare di usare manici di scopa o pezzi di ferro come aste, e bandieracce logore, sbiadite o addirittura non conformi, come bandierine di cm 50x50 o quelle triangolari da festa paesana, come purtroppo accade sempre.
E dobbiamo una buona volta adeguare anche il linguaggio: MAI usare la parola “sbandieratori”, bensì ALFIERI. Non “sfilata” ma CORTEO o MARCIA. E gli esempi sono moltissimi…
Il Gioco del Ponte NON è la sagra della zuppa!
Per quanto riguarda il corteo, dato che il Gioco deve riassumere TUTTA la storia Pisana, le monture da usare (i costumi son quelli da spiaggia e da Carnevale!...) devono rifarsi anche al Medioevo, non solo all'età moderna: auspichiamo quindi la partecipazione dei figuranti della Repubblica Marinara, che rappresentano l’età d’oro di Pisa. Altrimenti abbiamo una carnevalata rievocante la grandezza medicea…
3) ASPETTO TECNICO
Ovviamente l'aspetto tecnico, cioè la modalità di combattimento, è altrettanto importante, anzi fondamentale: pur con l'attività nei quartieri è difficile che la gente si appassioni a un gioco insignificante. Per questo è di vitale importanza ripensare seriamente a un'alternativa al carrello, che è troppo statico e non appassiona la gente. L'ideale è tornare al combattimento corpo a corpo, con o senza targone. Pericoloso? E perché, il calcio fiorentino? O il carnevale di Ivrea?...
L'esperimento del 1980 fu troppo sbrigativo. Riprendiamo il concetto degli Affronti con la Buca nel mezzo e i Celatini “a far prigioni” (quanti di voi hanno capito?…). Possibile che nel ‘6-‘700 ci riuscissero e nel III Millennio no?!...
Ripartiamo da questi concetti di base. Allora sì, un giorno potremo “vendere il pacchetto-Gioco” presentandolo al mondo come una festa VERA, non vuota e artefatta, ed affermare altresì che
Vinca Austro o Bòrea è vincitrice Pisa … dall'Arno sì, non dall'onor divisa .
Pisa fino ad ora, considerando il Gioco semplicemente una manifestazione, ha perso una grande occasione per vivere e tramandare la propria storia. Ma non è troppo tardi, anche se i quartieri non sono più quelli di una volta dato l’enorme afflusso di studenti e immigrati. Anzi, proprio per questo c’è un gran bisogno di recuperare la nostra identità!
PIÙ PROFONDE LE RADICI... PIÙ ALTI I RAMI !!!

 

La Compagnia dello StilePisano, info@compagniadellostilepisano.it

La Compagnia di Calci, compagniadicalci@libero.it

 

Pisa, ottobre 2009

Gioco del ponte