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Senza dubbio il gioco del ponte rappresenta una delle migliori espressioni del folclore italiano e la storia ne conferma la sua validità ed importanza.Le origini di questo fantastico torneo si perdono lontane nei tempi, perciò si hanno notizie per lo più vaghe e fantastiche, sappiamo soltanto che esistono a tale proposito molte leggende, riferite a periodi per altro diversi.Si dice che i pisani, già gareggiassero tra loro intorno al 1000, diversi tra le Parti della Gazza e del Gallo e si contendessero la supremazia territoriale con le squadre di Allegra Donna, Cappelletto, Cervo Nero, Drago Falcone, Liocorno, Ribaldo, Rosa, Saracino, Spina, Tavola Rotonda, Uomo Selvatico(vedi "le compagnie militari"). Campo di battaglia era Piazza degli Anziani (Piazza dei Cavalieri).Non si conoscono i veri motivi che spingevano i pisani alla battaglia, però non resta escluso che si tenessero semplicemente in allenamento, col pretesto di occupare il campo avverso, per cimentarsi meglio nelle loro continue imprese marinare.L'arma usata era tale che, impugnata in modo diverso, poteva servire come strumento di attacco (Mazza) e di difesa (Scudo); per questo veniva chiamato Gioco del Mezzoscudo. La tenzone risultava cruenta, fino al punto da trasformarsi, spesso, in una furibonda rissa con morti e feriti.Se il gioco può vantare queste origini, possiamo dire che lo svolgimento sul ponte prese inizio alla fine del XVI secolo, su interessamento dei Medici che lo riproposero alla pubblica attenzione, non soltanto dei pisani, ma di tutto il Granducato, come spettacolo emozionante e cavalleresco.La scelta cadde sul Ponte di Mezzo che già allora rappresentava il punto centrale della città, divisa dall'Arno. Evidentemente l'aspetto coreografico dei Lungarni doveva apparire molto diverso rispetto ad oggi; prima di tutto il Gioco si disputava su una costruzione antica, certamente poco agevole per il suo svolgimento e, mancando le tribune, la gente si accalcava oltre misura su tetti, finestre e balconi; molti pisani assistevano alla gara, seduti sulle barche, a ridosso del ponte, essendo facilmente avvicinabile l'Arno. In questo contesto trovava un significato ben preciso l'orologio di Ponte, il quale, per la circostanza, veniva messo avanti di un'ora per consentire a tutti i cittadini di trovarsi in tempo, per assistere allo spettacolo.Anche i palazzi nella loro bellezza, addobbati per la circostanza, contribuivano a rendere più fastoso l'incantevole scenario e certamente tra le persone presenti sui balconi, dovevano trovarsi gli ospiti delle grandi occasioni.Ogni giovane si sentiva onorato e orgoglioso di prendere parte alla manifestazione; tra l'altro le donne non tenevano in alcuna considerazione gli uomini, che si opponevano al Gioco, sembra che fossero addirittura disprezzati e tenuti lontani da ogni rapporto di convivenza, compreso quello amoroso.In questo contesto organizzativo rimanevano coinvolti anche i più alti personaggi della nobiltà pisana, tanto da partecipare con cariche importanti, unitamente ad una piccola corte.L'arruolamento dei giovani si perfezionava secondo il ceto di appartenenza dei cittadini delle rispettive Parti, in funzione di un concetto semplice basato sulla forza, capacità, attaccamento.In questa importante fase preliminare, è probabile che Tramontana si trovasse favorita, rispetto alla parte avversa, perché rappresentava l'espressione antica della città con una densità di popolazione molto più accentuata.D'altra parte Mezzogiorno aveva cominciato a svilupparsi soltanto intorno al XII secolo, in particolare presso le zone di San Martino, San Giusto, San Marco.Il gioco, pur restando fermo nel suo concetto essenziale, aveva cambiato tecnica, infatti le Parti di Tramontana e Mezzogiorno, tramite le proprie squadre, dovevano conquistare il centro del Ponte disputando gare sempre molto interessanti.Si trattava di lotte, corpo a corpo, dure e pericolose e talvolta di lunga durata. L'usanza voleva che la disputa fosse preceduta da sfide, proclami e poemi, che confermavano uno stato d'animo bellicoso, ma anche cavalleresco. Più che altro lo spirito dei combattenti, disposti per la lotta, dava adito a momenti esaltanti e di frenetica attesa. Insomma una vera emozione, che provavano tutti i pisani, disposti verso la vittoria della propria squadra, anche perché mancavano altri interessi validi che coinvolgessero la cittadinanza.Una consuetudine voleva che il giorno del Gioco, le parti si riunissero nelle chiese di San Michele in Borgo o San Nicola (Tramontana), San Martino o Santa Cristina (Mezzogiorno), per ascoltare la santa messa celebrata in forma solenne, e per la benedizione delle bandiere, rito allora concepito come segno propiziatorio.Nel giorno del Gioco il ponte si presentava come un vero campo di battaglia, dove i combattenti si attestavano al centro in tenuta guerresca; l'imbottitura di panno, quindi il petto, la schiena ed altre parti del corpo rivestiti in ferro; il capo coperto dal morione; strumento di battaglia era il targone, con la parte larga, utile per rintuzzare i colpi, e quella a punta, per colpire il bersaglio. In appoggio ai combattenti, si presentavano, con armature più leggere e pieghevoli, i celatini (così chiamati perché avevano in testa un elmo, senza visiera, detto (celata), pronti ad intervenire nella mischia al momento opportuno per catturare gli avversari per le gambe e condurli prigionieri nelle loro tende.Così concepito, il Gioco del Ponte ebbe assicurata una certa continuità, seppure intercalata da periodi più o meno lunghi di sospensione, riscuotendo sempre l'interesse dei Medici che si preoccupavano di tutelarlo da vicino.Nel 1785, il Gioco stava degenerando come gara puramente cavalleresca, e quindi venne soppresso in modo definitivo.Nel 1807, dopo continue richieste, fu possibile riproporlo ai pisani in via del tutto eccezionale; ma la regina reggente d'Etruria, Maria Luisa, che si trovava presente alla manifestazione, rendendosi conto quale fosse di fatto il suo svolgimento, si trovò costretta a pronunciare la celebre frase: "per Gioco è troppo, per guerra è poco". Di modo che fu escluso un possibile e immediato recupero del Gioco.Così inizio un periodo di completo abbandono della manifestazione, durante il quale venne perduto quasi tutto il prezioso materiale; morioni, alabarde, targoni, andarono in parte ad abbellire l'arredamento interno dei vecchi palazzi signorili, il resto dei costumi, chiuso nei bauli, finì per deteriorarsi nel tempo, oppure venne semplicemente usato come vestito carnevalesco. Finalmente nel 1932 a qualcuno nacque l'idea di riproporre il Gioco del Ponte, ma occorreva volontà, sacrificio, capacità ed uno sforzo economico eccezzionale. Ebbene, due anni dopo, il difficile mosaico fu ricomposto attraverso minuziose ricerche d'archivio. Vennero ricostruiti tamburi, bandiere, armature, oltre al rifacimento di 760 costumi, per la circostanza, disegnati da Fortunato Bellonzi, in stile spagnolesco fine '500; lavoro che fu realizzato perfettamente da una nota sartoria fiorentina. In realtà soltanto alcune famiglie nobili avevano conservato l'antico costume nei propri armadi con minuziosa cura e rispetto. Nel 1935 il gioco divenne una realtà e il risultato ottenuto, fu veramente eccezzionale. Quel giorno anche i reali, presenti sulla tribuna ufficiale, allestita presso il Palazzo Gambacorti, rimasero colpiti da tanto entusiasmo e folclore. Risultò una gara molto violenta dal momento che i combattenti delle due fazioni, spinti dal desiderio di guadagnare il terreno sul Ponte, ebbero momenti di insofferenza reciproca. Ma, ancora una volta il targone risultò causa d'incidenti fino al punto che molti uomini, di conseguenza finirono in arno.La distruzione del Ponte di Mezzo causata dai bombardamenti dell'ultima guerra, fece si che il Gioco venisse ripreso nel 1947 nell'Arena Garibaldi, lo stadio cittadino e solo nel 1950 poté ritornare sul ponte ricostruito, in occasione della sua inaugurazione.Gli antichi splendori furono così recuperati e parzialmente modernizzati nella forma: per evitare risse e ferimenti-inevitabili quando lo spirito di parte è molto sentito, anche se il combattimento è finto!- fu infatti introdotto l'uso del carrello.Il carrello è un telaio di ferro di oltre sette tonnellate che scorre su cinquanta metri di rotaie, spinto dai componenti delle squadre di opposte fazioni.Due a due, sei squadre dalla Parte di Tramontana (i quartieri a Nord dell'Arno) si oppongono a sei squadre della Parte di Mezzogiorno (i quartieri a Sud), cercando di costringere l'avversario a retrocedere: una folla esultante saluta la Parte che più volte batte e respinge l'avversario. |