Antonio Veneziano, Il ritorno di S.Ranieri a Pisa, Camposanto Monumentale, Pisa.
A.Bonaiuti, Scene dalla Vita di San Ranieri (dettaglio), Affresco, Camposanto Monumentale, Pisa.
Andrea Bonaiuti (1343-1377), S.Ranieri in Terra Santa. Affresco, Camposanto Monumentale, Pisa
San Ranieri nacque a Pisa nel 1128; dopo una giovinezza trascorsa in maniera mondana, si dedica ad opere e penitenze. Fu due volte in pellegrinaggio a Gerusalemme e quindi si ritira nel monastero di San Vito a Pisa. Ma il patrono di Pisa non era solamente un personaggio intriso di misticismo e santità, ma anche un uomo del suo tempo calato perfettamente nella realtà della sua città. Come premessa alla biografia del santo, si capisce quanto San Ranieri fosse inserito nell'ambiente religioso e civile di Pisa; prova di ciò il fatto dell'immediata diffusione della sua venerazione fin dal ritorno dalla Terrasanta.
La Luminara
La luminara di S.Ranieri è ormai un appuntamento classico per i pisani: ogni 16 giugno, sera prima della festa del suo patrono (S.Ranieri appunto), tutti i lungarni vengono illuminati con dei lampanini (diminutivo di lampana che in vernacolo pisano significa lampada) posti su appositi sostegno che vengono affissi sui palazzi a tratteggiarne i contorni e le vie di Pisa si popolano di una folla immensa. Il lampanino è un bicchiere di vetro contenente olio che serve ad alimentare lo stoppaccino. II sostegno su cui vengono appesi si chiama biancheria per il suo colore bianco. Quella della Luminara di S.Ranieri, è una tradizione che ha radici antichissime lunghe secoli che probabilmente derivano dalle processioni dei lumi in onore alla Vergine Maria alla quale i Pisani erano devotissimi edificando in suo onore chiese in tutto il Mediterraneo e alla quale dedicarono la Cattedrale che prende appunto il nome di Cattedrale di Santa Maria. la collocazione dell'urna di cristallo contenente il corpo del patrono nella cappella del Duomo, da poco terminata e che conseguentemente acquisì appunto il nome di cappella di S.Ranieri. la traslazione della reliquia attraverso l'abitato fu celebrata dai cittadini illuminando strade e facciate: da lì avrebbe avuto origine l'usanza dell'illuminazione, denominazione originaria poi modificata in Luminara verso la fine dell'ottocento.
La Luminara era dunque il giusto omaggio dei pisani a questo figlio di Pisa.
Solo successivamente tale tradizione si sarebbe legata in modo esclusivo alla ricorrenza del Santo protettore.
Dopo la prima edizione ufficialmente documentata del 1668, la Luminara venne ripetuta ogni tre anni, a meno di circostanze eccezionali che ne giustificassero l'allestimento anche al di fuori del cadenzario stabilito. Seguirono decenni di edizioni fastose, fino all'ultimo quarto dell'Ottocento, quando la cattiva congiuntura economica costrinse l' Amministrazione a sospendere l'organizzazione dello spettacolo.
La tradizione riprese, con fatica, dal 1886, su iniziativa del circolo giovanile cattolico, con allestimenti che, pur inevitabilmente in tono minore, richiamavano la partecipazione ed il contributo anche finanziario della comunità. Ma il ripristino vero e proprio non giunse che nel 1937, insieme a quello del Gioco del Ponte. Da allora vi sono state altre due interruzioni: la prima, più lunga, dovuta alla seconda guerra mondiale e protrattasi ben oltre la fine del conflitto, fino al 1952; la seconda dal 1966 al 1969, a causa dell'alluvione del '66, in cui crollarono ampi tratti del lungarno ed il ponte Solferino.
Diverse le edizioni che meritano di entrare nella storia della città. Nel 1724 si svolse una Luminara dove niente fu lasciato al caso, tanto che se ne trova ampie tracce in molti documenti conservati nell'Archivio Capitolare. Nel 1819 fu celebrata in via straordinaria per l'arrivo dell'imperatore Francesco I.
Di recente ricordiamo la Luminara straordinaria del settembre 1989 in occasione della visita a Pisa del Papa Giovanni Paolo II.
1370-Comparve in questo medesimo anno un inviato della Regina d'Arragona a chiedere in nome di
lei una reliquia dell'inclito confessore san Ranieri, la cui fama era omai per tutto il
cristianesimo diffusa. Ricevuta la pia domanda, gli anziani ne diedero parte
all'arcivescovo ed ai canonici, i quali vennero nell'unanime sentenza di consolare le
preghiere della supplichevole regina. Onde ragunatisi in Duomo con tutti i magistrati,
apersero il sepolcro del beato; ed estrattone un osso dalla coscia, convenevolmente al
regio mandato lo consegnarono, facendo rogare di tutte le cerimonie pubblico istrumento a
messer Giovanni della Barba dottore e canonico pisano. La Regina poi, lieta del dono, ne
rese agli anzizni, per via di lettera, innumerevoli grazie.Paolo Tronci-Annales Pisani-1682