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Il Gioco del Ponte-Il Gioco di Pisa e dei Pisani

 

Vicopisano

Pisa-Vicopisano, torri e fortificazioni

Rocca del Brunelleschi Torna

 

Punto strategico per il traffico fluviale in Arno da Pisa per Tutte le città che il fiume tocca, insieme a Ripafratta che aveva le stesse funzioni sul Serchio, era uno dei comuni più importanti per il commercio da Pisa e per Pisa, per questo ebbe notevole floridezza e le sue torri erano magnifiche e svettanti, girare per i suoi vicoli, è un pò come vedere la Pisa medievale , dal momento che è una delle componenti urbane del territorio medievale pisano meglio conservate e le sue casetorri e torri, furono edificate con le stesse pietre e la stessa tecnica con cui fu fatta la Pisa medievale.

Le origini di Vicopisano sono molto antiche, risalgono infatti al medioevo anche se alcuni storici non ritengono improbabile che esse addirittura siano da collocarsi nel periodo romano. Il suo antico nome era "Vico Auseris Sala" e "Vico Auserissola" poiché sorgeva a cavallo dell'Emissario Serezza, che un tempo era chiamato Auserissola, cioè piccolo Auser, essendo il canale mediante il quale il Serchio, il cui nome etrusco era appunto Ausere, dopo essersi gettato nel lago di Sextum, o di Bientina, sfociava nel fiume Arno che anticamente bagnava il lato destro del paese stesso.In seguito, avendo acquistato una notevole importanza fu chiamato con il solo nome di "Vico" fino a che non vi fu aggiunto l'attributo "Pisano" che conserva tuttora.Il suo sorgere fu certamente determinato sia da ragioni di commercio, in quanto l'Arno era un fiume navigabile ed una delle principali vie di comunicazione sia da motivi di sicurezza data la sua posizione geografica che ne faceva un luogo facilmente difendibile. Le sue vicende politiche e storiche furono sempre strettamente collegate a quelle della vicina città di Pisa di cui Vico fu uno dei fedeli alleati.Vico infatti rimase fino al 975 sotto la giurisdizione dei Vescovi pisani come si può anche rilevare da uno dei primi documenti risalente al 934 e riguardante la investitura del sacerdote Giovanni a Pievano della Chiesa di S. Maria e Giovanni di Vicopisano, fatta dal Vescovo Zenobio (Collattio Ecclesiae Baptisimalis), da cui si può anche dedurre che il nostro paese era già importante e vasto se vi era nel 934 una chiesa Battesimale che officiava.In tale anno (975) quindi Vico fu ceduto in enfiteusi ai figli del Marchese Oberto. Tornò nuovamente sotto la giurisdizione dell'arcivescovo di Pisa agli inizi dei XII secolo (1129), tale dominio venne anche riconosciuto dall' Imperatore Corrado Il che, nel 1138, confermò alla mensa arcivescovile di Pisa infatti il Placito e Fodro di altri territori. Ma i Vicaresi che mal sopportavano tale dominio insorsero, per rivendicare la loro autonomia per ben due volte nel 1156 e nel 1161.  Tali insurrezioni non ottennero però alcun risultato data anche la stretta alleanza che vi era in quel periodo tra la Chiesa pisana ed il Comune di Pisa; gli Anziani di Pisa, infatti, chiamati a giudicare sulle vicende riaffermarono agli Arcivescovi di Pisa il Fodro e placito su Vico Auserissola. Nella prima metà del XIII sec. comunque, in conseguenza anche della crisi che vi era tra il Vescovo ed il Comune pisano deciso ormai ad orientarsi verso una politica di autonomia da ogni ingerenza vescovile, Vicopisano passò sotto il potere politico dei Comune di Pisa; fatto questo che venne accettato con grande soddisfazione dalla popolazione.  Ed è proprio da questo momento che Vico, che costituiva un'importante fortezza di confine tra i territori della Rep. Pisana e quelli di Lucca e Firenze divenne uno dei maggiori e più fedeli alleati di Pisa.La sua importanza si accentuò sempre di più durante le lotte guelfe e ghibelline: una sua occupazione infatti, da parte della lega avrebbe, quasi con sicurezza, rappresentato anche la caduta di Pisa che era ghibellina. Nel 1275 il Castello di Vico fu occupato dalla lega guelfa toscana comandata dal Conte Ugolino della Gherardesca che era stato esiliato da Pisa un anno prima. Ma, dopo la pace del 1276, venne reso ai pisani che da allora vi tennero, per difenderlo, ben quattro guarnigioni. 

Con la ripresa della guerra (1282) e la sconfitta di Pisa della Meloria (1284) ebbero però nuovamente inizio le offensive da parte della lega guelfa toscana. Vico dunque che era una delle più importanti roccaforti ghibelline divenne oggetto di ripetuti tentativi di occupazione sia da parte dei guelfi lucchesi, che riuscirono ad impadronirsi del vicino paese di Buti (1289), sia da parte dei fiorentini che occuparono la torre di Caprona (tra di loro vi era anche Dante Alighieri). Anche il Capitano lucchese Castruccio Castracani degli Antelminelli cercò per ben due volte, ma inutilmente di conquistare Vico: la prima nel 1323 servendosi del tradimento di alcuni "terrazzani" e la seconda nel 1324.  Dopo la pace di Montopoli (1329) con la lega guelfa, il governo degli Anziani di Pisa ordinò, forse a causa della notizia di un tentativo di tradimento organizzato dai lucchesi per togliere Vico ai pisani, che vi fosse costruita una rocca e una nuova cinta muraria con torri alla base del colle su cui sorgeva Vico. La fine del XIV sec. però segnò per Vico, come pure per tutto il territorio pisano, l'inizio di un periodo di decadenza.Le frequenti invasioni fiorentine, lucchesi, viscontee causarono dappertutto distruzioni e saccheggi, a ciò si unì una grave crisi nel settore agricolo che provocò carestie (come nel 1347) ed il diffondersi di pestilenze (1384; 1365; 1383). I fiorentini approfittando di tali circostanze decisero di impadronirsi di Vico. Tra luglio ed ottobre del 1405 il nostro paese subì il primo assedio: riuscirono però a conquistarlo solo nel luglio 1406 "... e solamente dopo otto mesi di blocco dové per fame nel di 16 luglio 1406 rendersi a patti con gli assedianti comandati da Maso degli Albizi, lo che fu anche il segnale della vicina resa di Pisa", che si arrese infatti nel mese di ottobre. Iniziò così per Vico il primo periodo di dominazione fiorentina che durò fino al 1494 in questi anni la Rocca con il mastio, disegnata dal Brunelleschi, ed una cinta muraria più esterna.  Inoltre fu stabilità in Vicopisano la sede del Vicariato delle Valli dell'Arno e del Serchio. Da tutto ciò risulta chiara l'importanza del nostro paese; esso, infatti, fu uno dei pochi castelli ad essere fortificato ulteriormente quando i fiorentini nel 1433 decisero, per motivi di sicurezza interna, di smantellare i castelli del territorio pisano sorte che subirono invece quelli di Caprona, Calci, Marti ecc. Ma anche questa volta i vicaresi cercarono di opporsi al dominio fiorentino: la prima volta si ribellarono nel 1494 e mantennero la libertà fino al 1498 quando Vico fu riconquistato dalle truppe fiorentine guidate da Paolo Vitelli, la seconda nel 1502. Questa ribellione fu però molto più breve nel 1503 i fiorentini si impadronirono del nostro paese e vi mantennero il oro dominio incontrastato fino all'unità d'Italia. Sotto il dominio dei Medici, ed in particolare di Cosimo I (1537-1574, nominato granduca di Toscana nel 1569) e di Francesco 1, Vico perse gran parte della sua importanza come castello: nel 1599, infatti, la deviazione dei corso dell'Amo, che fu allontanato dalle sue mura e la conseguente bonifica della pianura circostante lo trasformarono da fortezza in centro agricolo. Si deve infatti ricordare che sotto Cosimo I venne istituita nella zona di Cesana (tra Vico e Calcinaia), una fattoria di diretta proprietà granducale. Nel 1630-32 il nostro paese fu duramente colpito dalla peste; nel 1631 su 800 abitanti, nel mese di settembre ne erano già morti 360.

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Daiberto arcivescovo di Pisa, al comando di una flotta di 120 navi (fonti bizantine coeve ne riportano 300) conquista alla guida dell'esercito crociato Gerusalemme.Come premio al suo rango di Arcivescovo della Regina dei mari, viene posto sul trono del patriarcato di Gerusalemme(lettera di Daiberto sul lungo cammino e la presa di Gerusalemme)-Prima crociata.

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