Il Battistero di Pisa
Il Battistero di Pisa è alto, Grandioso e imponente, è il Battistero più alto del mondo e come scrisse il Borchardt, a confronto quelli di Firenze e Siena sembrano vitellini accanto al toro.Ha una circonferenza di 107 metri con l'altezza totale di 54 metri, ed ha un'acustica spettacolare, studiata certamente per scopi ben precisi ma a noi sconosciuti.Posso solo ipotizzare che servisse ad elevare il fedele ad uno scalino più alto di spiritualità, probabilmente con quei canti gregoriani che andavano per la maggiore all'epoca.Forse anche il suono prodotto dalla voce o da piccoli strumenti quali campanelle o altro, contribuivano a far sì che l'atmosfera dentro il Battistero fosse unica.
La madre, il simbolo femminile, la mammella, il latte, l'acqua, il cerchio, la divinità, la perfezione, l'ottagono della fonte battesimale per una accoglienza ottimale al piccolo uomo che entra nella vita.
Iniziato il 15 agosto 1152 sotto la direzione dell'architetto pisano Diotisalvi, architetto di San Sepolcro,il Battistero, capolavoro dell'architettura romanica, fu ampliato in più riprese nel corso del XIII secolo (da Nicola e Giovanni Pisano), del XIV secolo e quindi nell'800. Il 19 febbraio 1564 vi veniva battezzato Galileo Galilei. Alla sua edificazione, contribuirono 34.000 famiglie pisane pagando spontaneamente una tassa supplementare.
Il pergamo di Nicola Pisano
In questa, che è la prima opera documentata di Nicola Pisano, ritroviamo le maggiori novità scultoree del tempo. Inedita è già l'architettura del pulpito, con la sua forma esagonale sostenuta da archi trilobati poggianti su colonne. Ma ancora più importante è il linguaggio plastico utilizzato da Nicola Pisano, che mostra importanti segni di rinnovamento. Innanzitutto le forme appaiono tornite e piene, con un senso della gravità (le figure poggiano su un piano d'appoggio e non sono come sospese in aria) che non si ritrova nella scultura del tempo. Inoltre le figure, anche se inserite in un bassorilievo, mostrano di scandire lo spazio in profondità, senza disporsi sul solo piano di rappresentazione. Queste sono in fondo le principali novità, non da poco, della scultura di Nicola Pisano: il senso del volume e dello spazio.
È ovvio che questo linguaggio plastico Nicola Pisano non lo elabora dal nulla, ma lo genera dallo stile classico, che egli sicuramente conosceva attraverso lo studio e la visione di opere del periodo romano, quali sarcofaghi e rilievi di archi trionfali e altri monumenti. In pratica è questo il tema fondamentale che guida il rinnovamento artistico italiano dal XIII al XV secolo: ispirarsi all'antico per far rinascere quell'arte classica che veniva avvertita essere superiore alla posteriore arte praticata in quel periodo che noi definiamo Medioevo.
Nei sei riquadri principali, che definiscono i lati del pulpito, Nicola Pisano raffigura episodi della vita di Gesù e il Giudizio Universale. Osserviamo il pannello con l'Adorazione dei Magi. Le figure si dispongono in maniera visivamente corretta su almeno tre piani di giacitura: nel primo ci sono i due re Magi inginocchiati; nel secondo il terzo re e il trono dove siede la Madonna con il Bambino; il terzo piano contiene invece l'angelo e san Giuseppe sulla destra. In questo caso il piano della rappresentazione (cioè il piano reale che contiene le figure, e che è sempre unico nel caso di dipinti e bassorilievi) non coincide con il piano visivo, in quanto quest'ultimo si divide almeno in tre piani verticali che vanno in profondità. In pratica lo scultore cerca la sensazione visiva della profondità: non conosce ancora la prospettiva lineare, ma ha già capito il problema della corretta collocazione delle figure sui diversi piani di giacitura verticale. Procede per scansione dei piani, in maniera analoga a quello che vedremo nella pittura, e con questo procedimento cerca di creare la sensazione visiva della profondità: il piano di rappresentazione è il piano anteriore della scena, mentre la scena visivamente si dipana nella terza dimensione virtuale dell'immagine, che non esiste ma che l'occhio percepisce grazie ai corretti rapporti spaziali e dimensionali delle figure.
Siamo ritornati al grande problema dell'immagine: creare sulle due dimensioni la sensazione visiva della terza dimensione di profondità. È questo uno dei pilastri della rappresentazione naturalistica, praticata dall'arte classica, dimenticata dall'arte medievale, e che si cerca ora di far rivivere nella nuova arte italiana del XIII secolo.
Ma osservando le figure di Nicola Pisano si possono ricavare altri elementi di novità. Le figure hanno perso quella fisionomia, nei volti allungati e barbuti, comune a tutta la scultura romanica: ora hanno espressioni anatomicamente più corrette, diversificate anche nelle espressioni caratteriali. I volumi che definiscono le figure sono più saldi e pieni, anche se un certo schematismo lineare rimane nella realizzazione delle pieghe delle vesti.
Stilisticamente Nicola Pisano è quindi di una modernità assoluta per il XIII secolo. Lì dove rimane invece ancorato alla cultura figurativa del suo tempo è nella iconografia che adotta. Guardiamo in particolare al pannello con la Natività. Già la composizione della scena, con la Madonna semidistesa e la presenza delle due levatrici in basso, rimanda a opere di concezione bizantina. Ma ancora più tipica della cultura figurativa del tempo è la sincronicità della scena. In pratica in questo pannello non vi è unità di tempo e luogo, ma vengono rappresentate contemporaneamente più scene simultaneamente. In alto a sinistra è raffigurata l'Annunciazione; nella parte centrale e inferiore la Natività vera e propria; quindi nella parte superiore a destra l'Adorazione dei pastori. In questo modo vediamo comparire la Madonna due volte: una prima nella scena dell'Annunciazione, una seconda distesa dopo il parto. Le due figure femminili, collocate una avanti e l'altra immediatamente dietro, non rappresentano quindi due distinti personaggi, ma la stessa persona: la Madonna. Anche il Bambino si trova ad essere rappresentato due volte: in basso mentre viene lavato dalle due levatrici, in alto a destra mentre è nella culla che riceve la visita dei Pastori.
Questa originale impaginazione delle scene, con più episodi contemporanei e la rappresentazione simultanea dello stesso personaggio in diversi momenti, permane a lungo nell'arte italiana del tempo, almeno fino alla metà del Quattrocento.
L'eco
L'interno del Battistero, se togliamo il pergamo, il fonte battesimale e pochi arredi sacri, è volutamente spoglio.Gli antichi costruttori, dovevano avere ben chiare le nozioni di acustica, riuscendo ad ottenere un effetto di eco suggestivo e profondamente spirituale che porta con l'insieme dell'edificio ad una profonda meditazione indotta dal suono della voce umana.Forse erano i canti gregoriani o forse suoni simili a quelli che producono i muezin dalle torri delle moschee, fatto stà che tutt'oggi le poche note canore che intona il custode, riescono a strappare un lungo e sincero applauso come se ad esibirsi fosse stato un famoso cantante, questo per il frutto della magia acustica che l'edificio produce.
La cupola
La cupola è divisa in due, una parte rossa in mattoni, l'altra bianca in lamine di piombo.
Si è detto poco e in maniera superficiale sul perchè ci sia questa divisione, c'è chi disse perfino che i Pisani finirono i soldi e terminarono l'opera col laterizio.Vedendo le enormi ricchezze spese per la piazza, si capisce subito che tale tesi è alquanto infantile.Basti pensare che i Pisani ricoprirono interamente anche il Camposanto in epoche successive e non badarono certo a spese per addobbare il loro foro, foro imperiale.La tesi che a me personalmente piace di più e la trovo più coerente con la storia della famosa piazza, è che il Battistero sevisse da enorme meridiana per chi doveva orientarsi nella rotta verso Pisa.Specialmente nelle notti di luna, il biancore del piombo doveva fungere da enorme faro visibile da grandi distanze, nelle notti buie dove non esistevano gli effetti luminosi che producono le odierne illuminazioni cittadine, bisogna immaginarsi che le rotte di quei tempi erano le stelle, e per la navigazione sottocosta, vi erano innumerevoli torri-faro che segnavano la rotta, ma quando si arrivava a portopisano la rotta era più complicata, sappiamo che i passaggi per entrare in Pisa, erano pochi e di non facile percorribilità. per cui avere una grande meridiana che delineava la rotta con precisione, doveva essere di enorme utillità per Pisa;insieme d'altronde al faro che doveva essere il primordiale destino della torre di Pisa.Lo spicchio della cupola del Battistero, aumentava o decresceva a seconda del punto da cui lo si guardava, dando la rotta alle navi, un immenso faro per il più grande porto del mediterraneo, almeno per l'epoca in cui fu costruito il Battistero.