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Il Gioco del Ponte-Il Gioco di Pisa e dei Pisani

 

LE ANTICHE MONETE PISANE

Moneta con Pisa simboleggiata dalla Madonna in trono che regna e l'aquila imperiale nel periodo dell'imperatore Federico.Probabile provenienza Cagliari.

La più antica moneta pisana che si conosca è del II-III sec. a.C. Porta come simbolo la seppia, adorata come nume tutelare dalla tribù etrusca di Tibor. È evidente l'unità religiosa della gente pisana, e, all'epoca tale ecumenismo comportava l'unione politica: per questo non è azzardato parlare, fin da quel tempo, dell'esistenza di uno Stato pisano.
A Pisa la zecca si origina spontaneamente, per l'effetto dell'isolamento dai centri capitali nel quale la città viene a ritrovarsi dopo che la Penisola fu percorsa dalle ricorrenti e devastatrici invasioni barbariche; lavorò quasi ininterrottamente per ottocento anni, fino al 1509.
È di questo lungo periodo storico che si cercherà di illustrare la monetazione, attraverso l'imprescindibile ausilio dell'opera del pisano  Luciano Lenzi , le cui esaustive e impegnative ricerche dedicate alla numismatica di Pisa, lo rendono uno fra i maggiori studiosi del settore in campo mondiale.

L'antichità

L'originaria monetazione pisana è dell'Alto Medioevo, di poco, ma sicuramente anteriore ai Longobardi e con tutta probabilità anche ai Goti, ed è persa nelle nebbie delle storia.
Le prime monete conosciute sono longobarde – al nome di Astolfo (749-56) e di Desiderio (756-74) – d'oro africano e legate al sistema bizantino di pesi e misure. Sono Tremissi , ossia terzi del Solido aureo, che da parte dei Longobardi pare sia stato anch'esso, sia pur raramente, coniato; altre monete d'argento pisano-longobarde sono le Siliqua , mentre i Denari di rame non si accettano come ufficiali anche se sono stati visti in giro.
Dopo la conquista d'Italia da parte di Carlo (774), il Tremisse longobardo si fa franco, ma la dominazione carolingia è parallela alla perdita – a causa dell'espansione islamica – delle fonti africane di approvvigionamento, sicché all'inizio del IX sec., è il Denaro argenteo a sostituire in Italia e nel Sacro Romano Impero, la monetazione aurea che sarà continuata ma solo molto sporadicamente.
Da allora la Lira e il Soldo saranno adottate come monete di conto – stabilendosi il rapporto nuovo di 240 Denari a Libbra o, appunto, Lira , che si divideva in 20 Soldi (questo sistema durerà in Toscana fino al 1859, e in Gran Bretagna arriverà al 1970).

L'epoca imperiale romano-germanica

Al nome del successore di Carlo ‘Magno' (800-14), Ludovico I ‘il Pio' (814-40), pare che Pisa abbia coniato moneta argentea: ma tale moneta non è nota. Con molta probabilità, comunque, la zecca di Pisa continuò a coniare monete al proprio nome fino a Lotario I (840-55). Però in quest'epoca avviene un fatto unico, esclusivo e singolare. Per effetto delle nuove e diverse strutturazioni politiche attuate nell'Impero, Pisa è integrata nel Ducato di Tuscia le cui capitali sono Lucca e, alternativamente, Pisa stessa. Tale integrazione si ha, forse, con il Duca di Tuscia Manfredo d'Orléans (†832) e da allora in poi la monetazione pisana s'identifica con quella lucchese. In più precisi termini le monete statali, della zecca di Pisa, sono identiche per forma, impressioni, metallo, titolo, valore, a quelle lucchesi.
A questo tempo appartengonole monete, anche pisane, ma al segno di Lucca, al nome di Ugo di Provenza (926-47) e Lotario II (930-50), entrambi re d'Italia, le successive monete dei cosiddetti ‘marchesi' di Toscana, Ugo I (950-61), Ugo II ‘il Grande' (961-1001), monete al nome di Ottone I di Sassonia il ‘Grande' (962-73) e contemporaneamente a quelle del figlio Ottone II ‘il Rosso' (973-83). L'ultimo degli Ughi, il Secondo, conia monete che hanno contemporanea circolazione con le monete al nome di Ottone III (983-1002), ed unisce al proprio nome quello della moglie Giuditta.
Successivamente ai Denari di Ugo II, le zecche di Pisa e Lucca, riprendono la coniazione d'origine e di tipo imperiale e così abbiamo i Denari di Enrico II ‘il Santo' (1002-24), di poi Corrado II di Waiblingen ‘il Salico' (1026-39) concede, con esplicito diploma «il diritto ai Pisani di coniare moneta di tipo lucchese», ed infatti saranno ancora emessi dalla zecca di Pisa Denari al nome di Enrico III di Franconia ‘il Nero' (1039-56), Enrico IV (1056-1106) ed Enrico V di Franconia (1106-25). Nel 1158 papa AdrianoV (1154-59), senz'altro su sollecitazioni politiche lucchesi, vieta a tutte le città della Tuscia di battere moneta al conio lucchese; l'unica città che le conia è Pisa, che, per nulla intimidita dall'anàtema, persevererà a coniarle fino al famoso patto di concordia del 1181 per il quale – pur riprendendosi a tratti la coniazione del tipo lucchese – la zecca di Pisa conia monete tipiche e proprie, cioè a dire conla leggenda PISA o PISE e con le sue insegne, l'Aquila e la Beata Vergine col Bambino.

La coniazione autonoma dalla Prima Repubblica (XII-XIV sec.)

Sotto Federico I di Hohenstaufen (o Svevia) ‘Barbarossa' (1152-90) la zecca di Pisa inizia quella produzione monetaria tipica e propria della città: “tipica” perché i concordati ed i diplomi ne fisseranno i caratteri distintivi prevalenti, “propria” in quanto avrà sempre impressa il nome PISA , e soprattutto PISE che sarà la eco latino-medievale del nome antico e originario. Già dal 1152 si coniavano i rozzi denari imperiali al nome di Federico da cui, dopo il divieto di coniare moneta lucchese, aveva ricevuto conferma dei privilegi già concessi da Corrado II.
Con Federico I aveva avuto inizio la coniazione autonoma ad esplicito nome di Pisa, da prima di Denari che si erano ridotti, per l'effetto di eccessiva domanda di moneta corrente, a dischetti grezzi, male impressi, di bassa lega e di peso ridottissimo. Si prenderà allora a battere Denari «grossi» con i precipui caratteri della Nazione pisana, di una tale bontà da riuscire a sostituire perfino in Firenze e altrove, moneta lucchese con quella pisana. La monetazione al nome di Federico I è databile fino al 1312 ed è costituita – nell'ordine della sistematica del ‘Corpus Nummorum Italicorum' – dai Denari ed Oboli del primo periodo, di mistura, dal Grosso con l' F di buon argento (900 millesimi e oltre), dal Grosso con l' F e la Beata Vergine, infine dal Grosso con la Beata Vergine e l'Aquila che diverrà famoso col nome di Aguglino ; ancora i vari tipi del Mezzo Grosso o Grosso Minore , e dopo il Piccolo Bianco d'argento.
La monetazione al nome di Enrico (Arrigo) VII di Lussemburgo (1312-13) fatta tutta di Grossi Minori , probabilmente all'epoca le uniche monete battute, non divaria da quella precedente federiciana se non per la leggenda HENRICUS IMPATOR .

I secoli XIV-XV

Nel XIV e XV sec. la Repubblica emette monete al nome di Federico II (1197-1250; messe a questo nome dal 1313 al 1494): il Fiorino d'oro o, come forse sarebbe meglio chiamarlo, l' Aguglino d'oro; inoltre i Grossi Maggiori , i Grossi Minori , i Grossoni , i Denari , i Quattrini ed i Piccoli . In tutte queste monete argentee non scompare mai l'insegna comunale della Beata Vergine, mentre l'Aquila imperiale viene sostituita con un ornato vario che racchiude il nome della città.
Pisa, dilaniata da lotte intestine, in preda a tiranni indigeni, passata per varie mani e da ultimo caduta sotto la dissanguatrice dominazione fiorentina, allorquando Carlo VIII ‘l'Affabile' (1483-98) scende in Italia ed arriva in Toscana, determina di riscattare la propria indipendenza.

La Seconda Repubblica

Nei due anni 1494 e1495 furono emesse dalle ricostituite magistrature comunali le monete al nome di Carlo. KAROLUS PISANORUM LIBERATOR e sono i Fiorini o Zecchini d'oro ( Ducati secondo le fonti documentarie) o Grandi Bianchi ( GrandBlanc ), cioè Piccoli di denari minuti.
Dopo la partenza di Carlo, con la ricostituzione della Seconda Repubblica (1494-1509) Pisa – stretta d'assedio da Firenze con i mercenari «Svizzeri e Franciosi», per lunghi anni che i ragazzi, a guerra finita si ritroveranno «homini facti» – realizza una fioritura notevole di monete emesse «per poter sopperire a tucto», in quella annosa, strenua lotta che la impose all'ammirazione dei tempi.
In questo periodo vengono emessi Zecchini (per il ‘CNI' ), Ducati e Ducati Larghi e Mezzi Ducati (che però non si conoscono) secondo le fonti documentarie, Testoni Doppi Grossi , Mezzi Grossi , Grossetti e Quattrini . Con i Grossetti , alla fine, Pisa ritorna alle origini della sua monetazione tipica e propria, ossia alla coniazione della duplice moneta «alba et nigra». La figurazione comunale è sempre quella della Beata Vergine, ma al rovescio campeggia la Croce Pisana.
Queste monete, le ultime, sono i resti che testimoniano con vivezza, il perso valore pisano.

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