Galileo Galilei 
Video esperimento sulla gravità dalla Torre pendente.
Soprannominato il Divino. Sommo filosofo e matematico, le cui principali e maravigliose invenzioni sono il microscopio, il pendulo, il termometro, il compasso di proporzione e la piccola bilancia idrostatica. Gli dobbiam pure la scoperta de' satelliti di Giove, non sarà facile trovare le parole per descriverne la grandezza, basti dire che il Fisico italiano Antonino Zichichi lo ha definito "padre della scienza moderna ". Il celebre fisico Antonino Zichichi da tempo avrebbe voluto scrivere un libro su Galilei , da lui ritenuto in assoluto il padre della scienza e il più grande pensatore di tutti i tempi e di tutte le civiltà. Prima di Galilei i sapienti dicevano che la logica del creato stava scritta nei cieli. Nei cieli però non si possono fare esperimenti. La lezione che ne deriva era semplice: siccome le stelle sono depositarie di verità fondamentali, non ai nostri sensi materiali può essere permesso di scoprire queste verità, ma alla forza del nostro intelletto. Quindi, fare esperimenti sulla Terra usando la materia "volgare" non serve a nulla, anzi equivale a scegliere un vicolo cieco. Così la pensavano soprattutto gli aristotelici. Galilei sostiene invece che il Creatore ha lasciato le sue impronte qui sulla Terra, negli oggetti volgari. Ecco l'atto di fede da cui nasce la scienza. Galilei così dette vita alla più straordinaria avventura intellettuale della storia dell'umanità, nell'immanente; un'avventura che parte, contro l'idea del Caos, da un atto di fede nell'esistenza di una logica del Creato, logica scritta con il rigore del linguaggio matematico. Nasce così, sottolinea Zichichi nel saggio "Galilei divin uomo" edito dal Saggiatore (pagine 572), "la più grande conquista dell'intelletto umano: la comunione che c'è tra scienza e fede". Nasce, quattrocento anni fa, la scienza galileiana, basata sugli esperimenti riproducibili e la matematica. In questo modo Galilei ebbe il privilegio di scoprire le prime leggi fondamentali della natura. È lui - sostiene Zichichi - lo scopritore delle prime tre leggi della meccanica, non Newton; è lui il padre della relatività, non Einstein. Per non dire di tante altre scoperte e invenzioni. È grazie al metodo tracciato da Galilei che la conoscenza della natura ha potuto svilupparsi con ritmo crescente fino ai giorni nostri. Tuttavia - avverte l'autore - non tutto ciò che viene spacciato per scienza è tale, come la teoria dell'evoluzione biologica della specie umana, una mistificazione generata dalla dominante cultura atea contemporanea. La Chiesa di quei tempi non capì Galilei che agiva per amore verso il creato e con lo scopo prioritario di dare dignità culturale agli oggetti di questa Terra, in quanto depositari delle impronte del Creatore. La Chiesa infine ha compreso l'errore e ha riabilitato il padre della scienza, ad opera soprattutto di Giovanni Paolo II, il papa che ha aperto le porte della Chiesa alla scienza fino a farsene paladino e ad affermare che "scienza e fede sono entrambe dono di Dio". Galileo Galilei (Pisa 1564 - Arcetri, Firenze 1642), fisico, astronomo e filosofo della natura italiano; assieme all'astronomo tedesco Giovanni Keplero diede inizio alla rivoluzione scientifica culminata nell'opera di Isaac Newton.
Il disaccordo con l'autorità ecclesiastica, in seguito alla sua adesione alle tesi copernicane, l'obbligo di abiurare e la condanna che ne seguì segnarono una tappa fondamentale nella storia del pensiero scientifico.
Figlio del musicologo Vincenzo, Galileo ricevette la prima formazione culturale presso i monaci di Vallombrosa; nel 1580 si iscrisse alla facoltà di medicina dell'università di Pisa, ma il maturare di nuovi interessi per la filosofia e la matematica lo spinse ad abbondonare gli studi intrapresi e a dedicarsi a queste discipline. Nel periodo successivo lavorò ad alcuni scritti sull'idrostatica e sui moti naturali, che non furono pubblicati. Nel 1589 divenne professore di matematica a Pisa, dove iniziò la critica del pensiero aristotelico: si dice che per dimostrare ai suoi allievi l'errore del filosofo greco, secondo il quale la velocità di caduta di un corpo era proporzionale al suo peso , egli abbia lasciato cadere contemporaneamente due oggetti di peso diverso dalla Torre pendente.
Nel 1592 ottenne la cattedra di matematica all'università di Padova, dove rimase per diciotto anni.
Nell'ambiente stimolante di questa città, Galileo inventò un "compasso" geometrico-militare per calcolare la soluzione di problemi balistici, e realizzò numerosi esperimenti che lo condussero alla scoperta delle leggi che regolano la caduta libera dei gravi ; studiò il moto dei pendoli e alcuni problemi di meccanica. Per quanto riguarda l'astronomia, egli dichiarò la sua adesione alla teoria copernicana sin dal 1597 e, in contrapposizione alla concezione geocentrica del cosmo elaborata da Tolomeo , addusse una teoria delle maree che assumeva il movimento della Terra.
L'invenzione del cannocchiale, nel 1609, rappresentò una svolta nella sua attività scientifica: perfezionò lo strumento e lo utilizzò per precise osservazioni astronomiche che culminarono nella scoperta di montagne e crateri sulla Luna, della Via Lattea come ammasso di stelle e dei quattro maggiori satelliti di Giove .
Pubblicò le sue scoperte nel marzo 1610 nel Sidereus Nuncius , la fama che ne trasse gli procurò un posto di matematico e filosofo di corte a Firenze, dove, libero dagli impegni dell'insegnamento, si dedicò alla ricerca e alla stesura delle sue opere. L'osservazione delle fasi di Venere (1610) rappresentò una convincente conferma dell'ipotesi copernicana. La sua critica alla teoria di Aristotele sulla perfezione dei cieli innescò un'accesa polemica con l'ambiente filosofico; il contrasto con i teologi si inasprì ulteriormente con la pubblicazione, nel 1612, di un'opera sulle macchie solari in cui Galileo faceva aperta professione delle teorie copernicane , considerate eretiche perché in contraddizione con il contenuto della Bibbia. Nel 1614 un sacerdote fiorentino denunciò i seguaci di Galileo dal pulpito; Galileo rispose con una lunga lettera nella quale affermava che il conflitto tra il pensiero scientifico e l'interpretazione dei testi sacri non era sintomo di una duplice verità, bensì di una non corretta interpretazione di questi ultimi e che sarebbe stato un grave errore elevare qualsiasi posizione scientifica a dogma della Chiesa, così com'era avvenuto per la teoria aristotelica o per il sistema tolemaico.
All'inizio del 1616, i libri di Copernico furono sottoposti a censura per editto e il cardinale gesuita Roberto Bellarmino intimò a Galileo di ripudiare la teoria sul moto della Terra.
Galileo restò in silenzio per anni, lavorando a un metodo per determinare le longitudini sul mare in base alla posizione da lui prevista dei satelliti di Giove e riprendendo gli studi precedenti sulla caduta dei corpi. Espresse le sue opinioni sul metodo scientifico nel Saggiatore (1623) che, sebbene contenesse un'interpretazione non corretta del fenomeno delle comete, fu accolto benevolmente dal nuovo pontefice Urbano VIII.
Nel 1624, incoraggiato dal credito ottenuto, iniziò un'opera che voleva chiamare Dialogo sulle maree , in cui le teorie tolemaica e copernicana venivano esaminate alla luce della fisica delle maree. Nel 1630 il libro ricevette il visto per la stampa dai censori della Chiesa di Roma e fu pubblicato due anni dopo col titolo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo . Nonostante due visti ufficiali, Galileo venne convocato a Roma dall'Inquisizione, che lo processò per "grave sospetto di eresia": costretto ad abiurare, venne condannato al carcere a vita, rapidamente commutato negli arresti domiciliari permanenti ad Arcetri. Fu ordinato, inoltre, che il Dialogo venisse bruciato e che la sentenza contro lo scienziato fosse letta pubblicamente in tutte le università.
L'ultimo libro di Galileo, Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti alla meccanica , pubblicato nel 1638 a Leida, in Olanda, riesamina e perfeziona gli studi precedenti sul movimento e, in generale, i principi della meccanica. Quest'opera aprì una strada che avrebbe portato Newton a formulare la legge della gravitazione universale , collegando le leggi di Keplero sui pianeti alla fisica-matematica di Galileo. Per quanto il nucleo della ricerca di Galileo fosse costituito dallo studio della meccanica e delle leggi che regolano il moto dei corpi, sul piano filosofico esercitarono una maggiore influenza sui posteri opere come il Sidereus Nuncius e il Dialogo , che costituiscono un'eccezionale testimonianza della lotta di Galileo per liberare la ricerca scientifica dai vincoli rappresentati dalle interferenze teologiche. Intorno al 1870, con la pubblicazione completa dei documenti del processo a Galileo, l'intera responsabilità della condanna dello scienziato fu attribuita alla Chiesa, trascurando il ruolo svolto dai professori di filosofia del tempo che, per primi, persuasero i teologi del contenuto eretico della scienza di Galileo.
Un'indagine sulla condanna dell'astronomo, con la richiesta di cancellarla, fu ordinata nel 1979 da papa Giovanni Paolo II e si concluse nell'ottobre del 1992 con il riconoscimento, da parte della commissione papale, dell'errore del Vaticano.
Leonardo Pisano(detto Fibonacci-filiis bonacci)
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Leonardo Pisano(detto Fibonacci-filiis bonacci)
Leonardo e il Numero Aureo (video documentari in lingua spagnola che spiegano la sequenza di Fibonacci e le sue applicazioni nella varie forme di arte sia antica che contemporanea, tale sequenza, che porta in se implicazioni precise col numero aureo, pare sia strettamente legata a molteplici geometrie naturali, c'è chi ha visto in questo una sorta di "codice della vita".Certamente la faccenda è molto intrigante.
video1 (120mb)
video2 (163mb)
Il Battistero di Pisa e il numero aureo
Su internet
Leonardo Pisano, (Pisa 1170-1240) era figlio di Bonacci, addetto alla dogana di Bogia in Algeria, ove i Pisani intrattenevano fiorenti traffici commerciali. Per merito del padre, apprese giovanissimo l'abaco alla maniera degli Hindi : le cifre arabe con lo zero, ancora sconosciute in Italia. Lo stesso Leonardo ci dice di aver perfezionato questa conoscenza nei suoi viaggi in Egitto, Siria, Sicilia e Provenza dove dovette recarsi per cagion di commercio . A trentadue anni pubblicò la prima edizione del "Liber Abaci" : un saggio che rivoluzionava i sistemi di numerazione, ed allo stesso tempo un manuale di calcolo ad uso dei mercanti, rivisto nel 1228 per essere dedicato a Michele Scoto. È del 1220 il "De practica geometriae" , nel quale applicò il nuovo sistema aritmetico alla risoluzione di problemi geometrici: un trattato di Geometria e Trigonometria, con il quale ebbe avvio lo studio dei rapporti tra le estensioni figurate. Nel 1225 realizzò il "Liber quadratorum" che costituisce un brillante lavoro sulle equazioni indeterminate di 2° grado: un lavoro nel quale è visibile l'influsso della tradizione culturale araba. Indubbiamente il Fibonacci fu il primo algebrista cristiano, il più grande matematico del medioevo, il maggior genio scientifico del XIII secolo in Italia. Egli ebbe in Federico II (cui dedicò attorno al 1225 il "Liber quadratorum" ) un protettore capace di comprendere le sue ricerche scientifiche e di apprezzarne il valore. L'Imperatore svevo lesse e dimostrò di comprendere i testi di Fibonacci; al punto che gli sottopose una serie di quesiti, avendo come risposta alcuni interessanti corollari intorno alla teoria delle frazioni. È stata accertata un'attiva corrispondenza scientifica tra Federico II e Fibonacci. Durante il soggiorno di Federico II a Pisa, l'illustre matematico, introdotto a corte dal Maestro Giovanni da Palermo, ricevette le più festose accoglienze da parte di tutta la Magna Curia. Nell'occasione, il Maestro Giovanni gli sottopose alcuni problemi risolvibili con equazioni quadrate e cubiche, e le cui soluzioni furono riportate nel Flos e nel Liber quadratorum. Non è escluso che colloqui ed il successivo epistolario fra l'imperatore ed il matematico pisano abbiano esercitato una certa influenza nella progettazione di Caste del Monte. Dopo avere assimilato, durante numerosi viaggi, le conoscenze matematiche del mondo arabo, pubblicò intorno al 1202 la sua opera fondamentale, il Liber abaci , con cui si propose di diffondere nel mondo scientifico occidentale le regole di calcolo note agli Arabi, ovvero il sistema decimale ad oggi in uso in Europa. Nato in Italia e vissuto in Nord Africa, con i suoi numerosi viaggi a fianco del padre ha avuto occasione di riconoscere i vantaggi offerti dai sistemi matematici localmente in uso. Nel Liber Abaci ("Il Libro dell'Abaco"), in cui Fibonacci espone i fondamenti di algebra e matematica usati nei paesi Arabi, un problema fornisce l'occasione per l'introduzione della serie numerica che oggi porta il nome del matematico pisano e che si riscontra in numerosi esempi in natura. Tra questi, l'approssimazione del Rapporto Aureo. Fibonacci pubblica nel 1220 il Pratica Geometriae ("La Pratica della Geometria"), in cui espone esaustivamente concetti di geometria e trigonometria e, nel 1225, il Liber Quadratorum ("Il Libro dei Quadrati") in cui espone un metodo per approssimare le radici quadrate e cubiche con una precisione di nove cifre.Si deve ai suoi studi l'introduzione della serie numerica come oggi la conosciamo, prima di lui venivano usati i numeri romani.Si pensa sia anche l'architetto del campanile della chiesa di San Nicola, che riporta sulla pianta varie forme geometriche che si intersecano, dimostrando approfondite conoscenze in materia.
Rustichello da Pisa
Rustichello da Pisa (tardo XIIIsec,) fu il più grande romanziere del medioevo, le cui maggiori opere furono "Roman de Roi Artus"(il romanzo di Re Artù) e Le livre des merveilles du monde oggi conosciuto come il Milione.
Roman de Roi Artu, conosciuto anche come "The Compilation", era in possesso del Re Edoardo I d'Inghilterra che attraversò l'Italia per andare a combattere l' ottava crociata nel 1272, alla cui corte Rustichello servì per diversi anni.
"The Compilation" contiene un interpolazione tra il "Romanzo di Palamedes", un rimanente frammento di prosa riguardante "i cavalieri saraceni di Artù" "Palamedes e la storia della Tavola Rotonda".
Più tardi fu diviso in due sezioni intitolate ai principali protagonisti, Meliadius(padre di Tristano) e Guiron le Courtois;
questi rimasero popolari per centinaia d'anni e influenzarono altri lavori scritti in Francese, Inglese, Spagnolo, Italiano e Greco.
F. Wood's Did Marco Polo Go To China?
Non sò se esistono studi approfonditi sulla figura di Rustichello da Pisa.
Da ricerche contemporanee, si arriva alla conclusione che ci sia stato nei secoli in Italia il tentativo "riuscito" di calare la figura del Pisano Rustichello per innalzare quella del veneziano Polo.
Queste tesi, le enuncio in tre cardini.
1)Il vero titolo del Milione non è il milione di marco polo ma "Le livre des merveilles du monde "libro redatto in lingua d'oil, la lingua parlata nelle corti di Francia tra i letterati ed usata come lingua colta dagli stessi poeti e scrittori di tutto l'impero.
I manoscritti più antichi conservati a Parigi portano questo titolo e ridimenzionano la figura di Polo raccontandolo in terza persona equiparandolo alla figura del Khan in un racconto puramente descrittivo ed interpersonale.
Le versioni prese in considerazione dalla cultura italiana con titolo il milione di marco polo, sono posteriori e conservate a Firenze(non è che faccia gran chè per divulgarle).
2)Ammesso che Rustichello in una prigione di quel tempo, dove i prigionieri raramente riuscivano a uscirne vivi, fosse riuscito a trovare pergamena per scrivere "il milione"in ambienti privi di luce , chi è che possedeva la capacità letteraria per scrivere questo romanzo, se non un tipo come Rustichello.Nato in una città dove si respirava il mare, l'oriente e le sue ricchezze, ebbe la fortuna di esser bravo narratore, questo lo aiutò di per se a girare il mondo e scrivere romanzi, a contatto con le corti imperiali e molti potentati del tempo.Questo gli dette ancor più conoscenze e la possibilità di conoscere cosa a loro era più gradito e cioè storie di viaggi per mare, conquiste cavalleresche e dame innamorate combattimenti di popoli strani e animali spaventosi, cioè tutto ciò a cui anelava il cuore degli uomini e delle donne di quei tempi.Rustichello è riconoscibile in altri poemi, la sua mano è la stessa, sia quando descrive le battagle tra cavalieri che quando descrive i combattimenti dei mongoli delle steppe asiatiche con la stessa sintassi, quasi ricalcando il poema precedente ma cambiandone i soggetti e le ambientazioni sceniche.
é come se fosse importante solo Ulisse e Omero fosse uno scribacchino.
3) Il milione è stato interamente scritto come del resto i romanzi arturiani da informazioni ascoltate dai racconti dei naviganti pisani che riportavano dai loro viaggi usi e culture d'altri popoli.Lo stesso Rustichello era un impareggiabile viaggiatore che si spostava da una corte all'altra per "vendere" i suoi poemi.
Lo proverebbe il fatto che buona parte delle descrizioni sono colme di invenzioni puramente fantastiche (come del resto gli arturiani) misto di verità e fantasia che solo una feconda mente come quella di Rustichello poteva mettere in poema.
Il ruolo poi che ha ricoperto nel trascrivere in poema il mito cavalleresco non gli è affatto riconosciuto perfino nella città natale. La sua specialità era la compilazione e il rifacimento di romanzi cavallereschi, uno dei quali, Meliadus aveva per titolo il nome del padre di Tristano e si conserva in un codice manoscritto della Bibliotheque National di Parigi
Il dubbio che Rustichello sia stato defraudato della legittima gloria mi resta.
Ho come l'impressione che su questa figura sia stata gettato un lieve velo d'oblio rendendo la ricerca storica (quindi la verità storica) difficile da effettuare soprattutto per mancanza di interesse da parte di quei ricercatori storici che non dovrebbero accontentarsi di "prendere tutto per buono".
Penso che il Rustichello scribacchino sia un luogo comune coltivato ed acquisito nei secoli soprattutto in Italia.
Basta andare in Francia per trovare studi che interpretano in altri modi l'importanza ed il peso che realmente dovrebbe avere messer Rustichello.
Io penso che su questa storia si potrebbero riscrivere interi paragrafi dando il giusto valore alla figura di Rustichello rendendone chiara l'importanza e l'influenza che ha avuto per la cultura occidentale nel tardomedioevo.
Poi visto che siamo a Pisa potrebbe far piacere a tanti Pisani sapere chi è stato veramente il loro concittadino, ho provato personalmente ad intervistare le persone per strada per capire quale ombra di ignoranza cala sui Pisani che per la maggior parte sono convinti che Il milione(ripeto il nome è fittizio) lo abbia scritto Marco Polo, molti non sanno nemmeno chi era Rustichello.
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Mi chiedevo inoltre se esistono in Italia studi alternativi riguardo la figura di Rustichello e se ci fosse eventualmente la possibilità di divulgarli attraverso mostre, magari con riproduzioni e copie tradotte dei vari romanzi custoditi alla biblioteca nazionale di Parigi e eventualmente accompagnarle a dibattiti sulla possibilità di ridare nei testi di storia Italiani , la giusta identità ad un concittadino defraudato.
Quel "sotto dettatura", è un grosso "dogma" che nessuno studioso ha mai fino ad ora veramente approfondito riguardo il nostro Rustichello.
Sapere che abbiamo tante università ma nessuna di esse si sia mai rivolta verso studi seri e divulgazioni approfondite sulle verità nascoste di un nostro grande concittadino che passa in ombra solo perchè offuscherebbe e di molto la figura di "messer Polo, mi rende triste.
é solo una delle tante ricchezze che la storia inventata ci ha rubato e certamente una delle più grandi.
Ci sono studi linguistici approfonditi soprattutto in Francia ma da noi non vengono presi in considerazione.
Tali studi affermano, contornati da profonde riflessioni, che "messer Polo" non è mai esistito e la grande opera che per secoli è stata riferimento per la navigazione e la conoscenza delle genti è opera di Rustichello e della sua grande genialità di romanziere.
Dovremmo far conoscere all'Italia, che quando si parla del famoso libro "il milione"(titolo non originale)che per i naviganti ed i viaggiatori del medioevo è stato un punto di riferimento, come una bibbia del viaggiatore, usata come mappa di luoghi e della conoscenza dei popoli cosa molto preziosa per chi si spostava per conoscere sempre nuovi mercati in terre sconosciute dove spesso si potevano incontrare popolazioni ostili o ricchezze favolose da portare in patria e ringraziare Dio , si parla anche e soprattutto di un grande romanziere oltrechè di un mercante .
Le prove che polo non sia mai andato in Cina e forse non sia nemmeno esistito, sono tante.Allora perchè non dare la gloria che si merita ad uno scrittore certamente esistito per favorire un mercante forse mai esistito?
Il momento storico penso sia maturo per dare, tramite le conoscenze, risposte oneste nei confronti di chi per sua disgrazia ha potuto seppur minimamente soppesare la grandiosità reale di Rustichello.
Per quanto tempo dovremo pagare lo scotto di un'antica sconfitta?
Almeno noi Pisani dedichiamo qualcosa in più di una anonima via cittadina a chi potrebbe render più grande Pisa.
Ad esempio i veneziani sono strenui difensori del loro Messer Polo, alcuni di loro sono addirittura andati in Cina in bicicletta per ripercorrere un ipotetico tragitto Polo.
Ora non chiedo a nessuno di fare uno sforzo simile, ma almeno gettare un pò di luce su cose che vengono volutamente ignorate dalla storia ufficiale e conseguentemente da quasi tutti i cittadini di Pisa, potrebbe essere fattibile con i molti letterati che quì studiano e risiedono. (come appunto la facoltà di lettere"letteratura romanza" che invece di imbrattare i muri potrebbe interessarsi un pò di più alla città che la ospita magari divulgando ciò che è già appreso e constatato da quella parte di storici di letteratura che specialmente in Francia hanno già riscritto quel capitolo di storia).
Che significa sotto dettatura? Dentro una prigione che i nostri antichi cittadini hanno maledetto per l'eternità e probabilmente non avevano ne cibo ne luce e tantomeno penna, inchiostro e pergamena per scrivere?Come si può dimenticare che è grazie a pochi uomini dell'antichità fra cui Rustichello, se fino ad oggi è arrivata la leggenda di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda?Al proposito ricordo la curiosità del fatto che nel XIII sec., il secolo di Rustichello, esisteva in Pisa un gruppo di uomini che si facevan chiamare "cavalieri della tavola rotonda". Che sia stata la moda dei tempi?Comunque sia, almeno noi Pisani rivalutiamo Rustichello.
Giovanni Pisano
Giovanni Pisano, nato intorno al 1248 e morto dopo il 1314. scultore ed architetto esimio, figlio e discepolo di Nicola.Ha lasciato una sterminata quantità di opere, e tutte di pregevolissimo livello, anzi di livello sommo.Con lui inizia l'età moderna dell' arte espressiva, col riuscire a rendere vivi e sommamente attuali, quasi parlanti, i personaggi delle sue opere.Fino a prima si guardava al classicismo, all'arte simbolica illustrativa al servizio di nobili o ecclesiastici dove lo scultore cerca la perfezione classica della forma.Giovanni no, pur manipolando a piacimento le antiche arti, erompe fuori dalle linee, e non in maniera forzata andando a cozzare col vecchio, ma con slancio intuitivo e forme di una forza espressiva talmente sublime e naturale, da non trovare alcun argine sul suo cammino.é da lui che parte il concetto di arte moderna.Morì decrepito nel 1320. (figlio di Nicola, nato intorno al 1248, defunto intorno anni 1315-1320). lavorò con il padre alla Fontana Maggiore di Perugia. Oltre a seguire le orme del padre lavorò anche come architetto. Fra i suoi lavori principali: alcune decorazioni nel Duomo di Siena, il pulpito di S.Andrea a Pistoia, il pergamo di Pisa, alcune decorazioni a S.Quirico d'Orcia e numerose statue (diverse Madonne come a Prato e Padova , un Crocifisso ora a Londra, il monumento funebre per Margherita di Brabante del quale restano a Genova dei frammenti ecc.) Madonna col Bambino (museo dell'opera) Pulpito della cattedrale di Pisa Madonna con bambino scolpita su zanna di elefante Madonna nella cappella degli Scrovegni a Padova ----Crocifisso ligneo posto nel museo dell'operaa del Duomo
Nicola Pisano
(nato intorno al 1220, defunto intorno al 1280-1285, . Come sopra accennato lavorò al pulpito del battistero di Pisa ed alla fontana di Perugia. Altre sue opere: pulpito in Siena e alcune parti dell'Arca di San Domenico in Bologna.
Sono a lui attribuite una decorazione nella Chiesa di S.Martino a Lucca, un' acquasantiera in S.Giovanni Fuorcivitas di Pistoia ecc. Pulpito del Battistero di Pisa
Andrea Pisano
Architetto e scultore rinomatissimo in marmo e in bronzo, in oro ed avorio. Fu discepolo di Giovanni. In Firenze più che altrove, fece spiccare il pregio de' suoi lavori. Basti qui il rammentare, a tutto elogio di quel sommo ingegno, la porta in bronzo del Battistero di detta città, opera di tollerante e diuturna fatica e che si tiene a ragione fra i più maravigliosi prodotti dell'età sua, in Pisa lasciò la "Madonna del latte" e la Madonna sulla facciata della cattedrale . Morì nel 1345.
Diotisalvi.
Egregio architetto del secolo XII. Il magnifico Battistero e la chiesa di s. Sepolcro in Pisa sono opere del suo ingegno.
Guamonte.
Uno de' più antichi scultori del medio evo e probabilmente autore del bassorilievo che serve d'architrave alla porta ad oriente del Battistero di Pisa; ed allo stesso può anche attribuirsi il fregio che forma l'architrave della porta principale della chiesa di s. Michele degli Scalzi, riscontrandovisi uniformità di maniera.
Adeodato.
Fratello dell'anzidetto Guamonte e suo compagno nei lavori.
Biduino.
Altro scultore del secolo suindicato. Appartengono allo scarpello di lui le sculture di due marmi della chiesa di s. Cassiano, a circa sei miglia da Pisa, rappresentanti la resurrezione di Lazzaro e l'ingresso del Salvatore in Gerusalemme, le sculture nella facciata della chiesa di San Paolo all'orto e alcune della cattedrale.
Bartolommeo Pisano e Loteringio suo figliuolo.
Abilissimi fonditori in bronzo e segnatamente di campane. Fra queste è da notarsi quella detta la Pasquareccia nella pisana torre pendente. Si distinsero anche in opere di scultura e d'architettura alla corte dell'imperatore Federigo II.
Giunta Pisano.
E' questi il più antico de' pisani dipintori di cui ci sia pervenuto il nome. Fu figlio di Giuntino, come dimostra l'iscrizione posta nell'estremità inferiore del Crocifisso da esso dipinto per la chiesa degli Angioli nel piano d'Assisi. Fu anteriore e fors'anche maestro a Cimabue, il più antico fra gli artisti fiorentini. Quest'inclito artista finì di vivere intorno alla metà del secolo XIII.
Rainaldo.
Altro ingegnoso architetto che, dopo la morte del primo, subentrò alla direzione dei lavori pel compimento dell'anzidetta fabbrica, un'epigrafe sulla facciata della Cattedrale, ricorda il suo nome come costruttore insieme a Buscheto.
Tommaso e Nino Pisano.
Fratelli e figli ben degni del celebrato Andrea. Al primo devesi la fabbrica dell'ultimo ordine superiore del patrio campanile pendente e lavori di scultura ; al secondo, le ammirabili statue che adornano l'altar maggiore della chiesa della Spina di Pisa
Bonanno Pisano
( XII Secolo )
Come architetto costruì il campanile del Duomo di Pisa; come scultore è noto per le porte bronzee della Cattedrale di Pisa e del Duomo di Monreale.Cattedrale di Pisa
A Bonanno si deve la costruzione nel 1180 della porta maggiore di bronzo della Cattedrale di Pisa.
La Cattedrale fu iniziata nel 1063, consacrata nel 1118 e restaurata dopo l'incendio del 24 ottobre 1595, causato da un operaio che, lavorando al tetto della chiesa per riparare le lastre di piombo, utilizzava il fuoco per le saldature.
Le fiamme fusero le tre porte di bronzo della facciata della Cattedrale delle quali la centrale, denominata regia, opera del Bonanno; di lui si è però salvata la porta nell'ala destra del transetto, detta di San Ranieri, la quale viene usata quale ingresso abituale della Cattedrale.La porta di Bonanno rappresenta l'alba della nuova scultura italiana; è il vento di uno spirito nuovo che conduce la mano dell'artista nella sua inimitabile creazione, tenue e delicata come un mattino di primavera.
Gli splendidi battenti del portale di San Ranieri non sono firmati ne datati, ma attribuibili all'artista per il confronto con la porta autografa del Duomo di Monreale.
La porta bronzea di Bonanno, ancora sui cardini originali, costituisce una delle testimonianze più alte della produzione medievale nella non frequente e complessa tecnica della fusione in bronzo.
In 24 scomparti raffigura scene del Nuovo Testamento e figure di profeti, secondo un complesso programma teologico-dottrinale che attinge a fonti orientali e occidentali e si esprime in un linguaggio originale e raffinatissimo, improntato ad un gusto per la narrazione vivace.
L'opera pisana è molto più liberamente inventata che quella di Monreale, più legata alla tradizione iconografica e decorativa bizantina.
Bonanno sembra voler conservare nel bronzo la freschezza e l'improvvisazione del modello in creta.
Non parte dal pensiero di uno spazio dato, in cui situare la storia; si preoccupa soprattutto del personaggio e, naturalmente, sono personaggi anche gli alberi e le edicole che indicano, per cenni, il luogo della storia.
Il racconto pare ingenuo e primitivo solo perchè non è guidato da un "modo" prescelto, ma è dato allo stato nascente.
E' questa invenzione iniziale e genuina che la fusione fissa nel bronzo, materia nobile ed eterna, per adornare il maggior monumento della gloria civica: dunque a quella invenzione si dà un maggior valore che al discorso ornato.
Il bronzo è una materia sensibile alla luce, che crea spazio con il gioco dei riflessi.
Passando dalla creta al bronzo, il fatto raffigurato passa dalla materia vile allo spazio, dall'istante all'eterno.Vedi l'opera di Giulio Carlo Argan: "Storia dell'arte italiana" Edizioni Sansoni, volume 1, pag. 290,292.Torre di Pisa
La costruzione iniziò il 9 agosto 1173 (1174 secondo il calendario pisano che iniziava il 25 marzo nel giorno dell'Annunciazione e quindi in anticipo di quasi un anno sul calendario tradizionale), come documenta un'iscrizione epigrafica a destra della porta d'ingresso:
A.D.MCLXXIV. CAMPANILE HOC FUIT FUNDATUM MENSE AUGUSTI
(nell'anno del Signore 1174, nel mese di agosto, fu fondato questo campanile),
ma s'interruppe a metà del terzo piano a causa di un sopravvenuto cedimento del terreno.
La paternità di questa prima fase dei lavori, data da Giorgio Vasari a Bonanno, è accreditata dal ritrovamento nelle vicinanze di una pietra tombale col suo nome (oggi murata nell'atrio della Torre);
nel corso dell''800 è stato inoltre rinvenuto nei pressi della Torre un frammento epigrafico di stucco rosa, calco di una lastra metallica, attualmente collocato sullo stipite della porta di ingresso dell'edificio, dove si legge, con scrittura a rovescio:
E O/Q C H SPISAN(us) C(i)VIS BONANNO N(omin)E
(cittadino pisano di nome Bonanno).I lavori, ai quali presero parte Giovanni di Simone e Giovanni Pisano, ripresero nel 1275 con l'aggiunta di altri tre piani secondo una linea che tende ad incurvarsi in senso opposto alla pendenza, nel tentativo di correggerne l'inclinazione.
Tommaso Pisano, nel 1360, completò la costruzione con l'aggiunta della cella campanaria.
Le fondamenta, come si usava all'epoca, furono costruite su uno strato di sassi alto 40 centimetri, in uno scavo profondo 3 metri.
Dieci anni dopo l'inizio della costruzione la torre cominciò a pendere.
Bonanno Pisano, intuendo quello che sarebbe successo elevandola fino al 7° piano, interruppe i lavori.
E' oggi accertato scientificamente che la torre pende a causa del terreno cedevole.
Un terreno alluvionale di formazione recente, quindi un terreno soffice, che non può sostenere grandi pesi.
D'altra parte, a riprova di ciò, basta ricordare che molti altri edifici di Pisa pendono notevolmente, dando vita ad una straordinaria assemblea di palazzi, chiese, campanili e semplici case, inclinati in tutte le direzioni.Duomo di Monreale
E' giustamente considerato uno dei più insigni monumenti medievali della Sicilia e di tutta l'Italia.
Venne fondato sul limite del parco reale da Guglielmo II nel 1174 e, quantunque abbia subito diverse aggiunte, fra il 1500 ed il 1600, conserva intatta l'antica struttura normanna.
La chiesa è a forma di croce latina, divisa in due piani.
Le sue tre navate, l'abside, gli archi, sono ricoperti da grandi lastre di marmo e da stupendi mosaici di stile moresco.
Bellissime le due porte di bronzo: quella sulla facciata principale è opera di Bonanno Pisano nel 1186.
Nelle 42 formelle sono rappresentate storie dell'Antico e del Nuovo Testamento e nella cornice motivi decorativi a girali vegetali d'un'eleganza ellenistica.
Buschetto
Grandissimo architetto del secolo XI. Progettò il famoso Duomo pisano, monumento che diede una grand'impulso emulativo all'architettura di tutto l'impero , riunisce in ogni sua parte un tale accordo, da recar tuttora maraviglia ai riguardanti e da esser giudicato stile, cosiddetto "Romanico Pisano". Una iscrizione, che leggesi scolpita sulla sua facciata tra la prima e la seconda porta della Cattedrale, porge un documento autentico che nell'anno 1063 ne fu posta la prima pietra; ed altra iscrizione, riportata dal Martini nell'Appendice alla sua opera Theatrum Basilicae Pisanae segna perfino il giorno di tale solennità, che fu per la festa dell'Annunziazione di M. V. il 25 marzo, la quale egli accenna essere stata posta nei fondamenti dell'indicata Basilica.Il nome poi dell'esimio architetto, dell'ingegnoso Buschetto trovasi più volte ripetuto nell'epigrafe scolpita sul suo sepolcro infisso nello spazio della prima arcata della facciata dei tempio . Ch'egli fosse nativo pisano, e non, come altri supposero dell'isole greche, si ha da un pubblico istrumento rogato in Ripafratta nel dì 2 dicembre 1105, ove si enunzia Buschetto, figlio del fu Giovanni giudice, fra i quattro Operai dell'opera del Duomo di Pisa. Sotto la cornice dello stesso sepolcro una iscrizione conserva la memoria della facilità e prontezza con cui egli sollevò le smisurate pietre che pose in opera, il quale elogio vien ripetuto in caratteri più minuti nel corpo dell'urna. Oltre all'epitaffio della Regina delle Baleari, varie altre iscrizioni si possono vedere in questa prima arcata, riferenti a vittorie riportate dai pisani in epoche diverse; e ben merita encomio chi avvedutamente scelse loro questo cospicuo luogo, cioè la fronte del tempio, per tramandare i trionfi e le glorie di una città illustre alla posterità più remota. Un'altra iscrizione ancora, che sta scolpita in grandi lettere sopra la porta maggiore, il nome ci serba di Rainaldo, che unitamente a Buschetto faticò intorno a sì magnifica mole, onde lieta affine sorrise l'architettura, sollevata dal misero suo destino.
Costantino Pisanus "l'Africano"
Alchimista medico del XIIsec. scrisse Il cosidetto "Liber Chirurgiae" e fece traduzioni dell'Al-Maleki" di Alì Ben Abbas. Scrisse anche il "Liber secretorum alchimie" . Dicta Bartholomei. Liber de Coytu. Liber secretorum alchimie ... a magistro Constantino. Summa perfectionis.Dicta bartholomei. Neccessarium vndequoque perueniant. vnde omnes magistri antiquarum erudiciones scienciarum... Incipit liber de Coytu. Creator volens animalium genus firmiter... aqua sit solutum apium. Explicit liber de coitu.Hic incipit primum capitulum huius tincture. Isti sunt tituli capitulorum cuiusdam tractatus. qui est de extractis. siue compilat' quibusdam magic necessariis. de libro Geber.
Stephanus Antiochensus
Nel 1127 fece anch'egli ad Antiochia una sua traduzione del "Liber regalis" famoso libro di di Alì Ben Abbas, già tradotto da Costantinus Pisanus per il motivo che per lui la precedente versione era poco attendibile.
Johannes Afflacius (detto il saracino) e Rusticus (fisico-alchimista)
é forse inedito o poco conosciuta la storia di Johannes e Rustico, che portarono ed esumarono nella cattedrale di Pisa la salma di Ali ben el Abbas, alchimista 994, author of "El-Maliki", "Liber regalis"
Arcivescovo Daiberto
Fu eletto Arcivescovo di Pisa nel 1088. Probabilmente il personaggio piu influente dell'epoca a scapito del piu famoso Goffredo di Buglione.Infatti, dopo aver partecipato con la flotta pisana e forse guidato una consistente parte dell'armata cristiana, fu prima legato pontificio e poi posto a capo del patriarcato della Gerusalemme appena conquistata ai musulmani nella prima crociata.Fu il primo de' vescovi di Pisa ch'ebbe il titolo di arcivescovo. Morì nel 1107.(Potete consultare le lettere che riguardano la presa di Gerusalemme e il lodo delle torri nell'archivio "antichi documenti".
Burgundio
Famoso giureconsulto, ambasciatore e alchimista della Repubblica Pisana, vissuto per buona parte del XII sec. 1136 Disputa in Constantinopoli tra Anselmo (arcivescovo di Ravenna) and Nicetas (archbishop of Nicomedia) before Johannes Comnenus.Present are James a Venetian ('Jacobus Veneticus'), Burgundio Pisanus (of Pisa), and Moses, an Italian from Bergamo, 'and he was chosen by all to be a faithful interpreter for both sides'. 1151 Burgundio Pisanus translates John Chrysostom's homilies on Matthew, for Pope Eugene III. 1155 Burgundio Pisanus translates Nemesius's De natura hominis, dedicated to Fredericus Barbarossa. 1171-73 Burgundio Pisanus, ambassador to Constantinople, translates John Chrysostom's 88 homilies on John. 1179 Third Latran Council. Burgundio Pisanus is present. Pope Alexander III prohibits trade between Christians and Arabs, obliges each cathedral to employ a master to teach free, confirms that the licencia docendi is to be given to any clerk able to teach.1185 Burgundio Pisanus translates Galen's De sectis medicorum. .La sua sepoltura si trova dentro un sarcofago d'epoca romana nella chiesa di San Paolo a ripa. Quest'uomo insigne abbracciò molte scienze ed arti, la giurisprudenza, la filosofia, la medicina, la teologia, la bella letteratura, onde meritò tra gli altri molto elogii, con cui fu onorato il suo sepolcro, ancor quello di essere stato sì risplendente in terra, quanto lo sia il maggior pianeta in cielo.Ambasciatore a Costantinopoli, a Gaeta, a Napoli, a Messina; influente ai massimi livelli del governo comunale; partecipante al concilio Lateranense III (1179); advocatus e iudex; traduttore dal greco (che conosceva perfettamente) di opere teologiche, filosofiche e mediche. A questo celebre filologo pisano, che morì dopo lunga vita nel 1193, si dedicò una preziosa sepoltura in un sarcofago romano tuttora visibile nella chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno.
Cocco Griffi
Fu sotto il consolato del Griffi, che Pisa eresse le mura medievali-Sempre nel periodo del Griffi si rafforzarono le mura e si eressero torri a Portopisano, si gettarono ponti sull'Auser, opere di canalizzazione ed altre grandi opere nel territorio e nelle fortificazioni sparse nel Mediterrane.Rimane a sua testimonianza la croce datata 1156 che oltre al suo nome, raffigura la più antica rappresentazione della "croce Pisana".Il nome Cocco, deriva dal latino "coccum", rosso-scarlatto-vermiglio, il colore della repubblica pisana.
Piseo Tirreno
Viene attribuito ad un pisano, certo Piseo Tirreno, l'idea di applicare rostri metallici alle navi romane.
PACINOTTI ANTONIO
Fisico pisano: inventore del motore e della dinamo a corrente continua, consigliere comunale nel 1890.
Insegnò per un trentennio all'Università di Pisa, succedendo al padre Luigi nella cattedra di Fisica-tecnologia.
E' sepolto nel Camposanto Vecchio.
S. Ranieri.
San Ranieri nacque a Pisa nel 1128; dopo una giovinezza trascorsa in maniera mondana, si dedica ad opere e penitenze. Fu due volte in pellegrinaggio a Gerusalemme e quindi si ritira nel monastero di San Vito a Pisa. Ma il patrono di Pisa non era solamente un personaggio intriso di misticismo e santità, ma anche un uomo del suo tempo calato perfettamente nella realtà della sua città. Come premessa alla biografia del santo, si capisce quanto San Ranieri fosse inserito nell'ambiente religioso e civile di Pisa; prova di ciò il fatto dell'immediata diffusione della sua venerazione fin dal ritorno dalla Terrasanta.
Eugenio III, papa
Bernardo dei Paganelli di Montemagno beato, di Pisa, 18 febbraio 1145 - 8 luglio 1153, fu confermato il suo culto il 3 ottobre 1872. Sepolto nell'antica basilica di S. Pietro in Vaticano, vicino a Gregorio III, nell'oratorio che custodiva la reliquia della Santa Lancia, la sua tomba andò perduta. M.R.: 8 luglio - A Roma il Beato Eugenio terzo, Papa, il quale, dopo aver governato con gran fama di santità e prudenza il cenobio dei santi Vincenzo ed Anastasio alle Acque Salvie, eletto Sommo Pontefice, santissimamente governò la Chiesa universale. Il culto poi, da tempo immemorabile prestatogli, fu ratificato e confermato dal Papa Pio nono.
Era probabilmente priore nell'abbazia cisterciense di San Zeno quando ebbe il suo primo incontro con San Bernardo di Chiaravalle e con esso gettò le fondamenta per l'istituzione templare. Invitato da S. Bernardo, si prese a cuore la riforma della Chiesa e della curia romana; si adoperò per la difesa della cristianità contro la minaccia dei saraceni, promuovendo la II crociata in terrasanta e promuovendo un trattato col Barbarossa; presiedette a quattro concili (Parigi, Treviri, Reims e Cremona), promosse gli studi ecclesiastici, difese l'ortodossia, ed egli stesso seppe conciliare l'austerità della vita monastica con le esigenze della dignità papale.Va detto anche che fu questo il periodo che Pisa venne quasi riedificata con l'estensione delle mura a mezzogiorno, i rinforzi su porto pisano e la fondazione di innumerevoli chiese e comunità su tutto il territorio pisano.Fu una rivoluzione che esplose da Pisa verso tutta la Toscana ed oltre di cui gli storici non ne hanno ancora valutato bene la portata.Questi fatti, furono la naturale evoluzione di una città che si era enormemente arricchita con l'esplosione dei suoi traffici marittimi dopo le prime imprese vittoriose sui saraceni e il conseguente allargamento dei mercati su tutto il Mediterraneo.Era della nobil famiglia dei Paganelli di Montemagno, castello antichissimo a sette miglia in circa da Pisa. Chiamavasi Pietro Bernardo. Fu vicedomino della chiesa pisana, poscia abate di s. Zenone in Pisa; quindi passò in Chiaravalle sotto la disciplina del gran s. Berbardo. Benché non fosse del collegio dei Cardinali, fu proclamato pontefice massimo nel 1145 pei veri e proprii meriti che lo adornavano. Fu uno dei più illustri papi che abbia avuto il cristianesimo, in qualunque aspetto piaccia di considerarlo, o come principe, o come gran sacerdote di G. C., o come privato soggetto. Morì in Tivoli nel luglio del 1153.
Lettera del Beato Eugenio III al Capitolo Generale riunito a Citeaux
Avremmo voluto, figli carissimi, essere personalmente presenti nella vostra santa assemblea e conversare con voi della grazia vivificante dello Spirito e del progresso spirituale, poiché camminiamo con voi nell'unità dello Spirito Santo. Ma la Provvidenza divina ha giudicato altrimenti: Collocati al posto di guida della nave chiesa in mezzo ai frutti, lottiamo contro la tempesta, facciamo non ciò che vogliamo, ma ciò che non vogliamo; siamo legati dall'incarico amministrativo che abbiamo ricevuto e non siamo liberi di andare là dove desideriamo. Ma la nostra lettera vi manifesta la nostra presenza nello Spirito, e, per quanto è permesso, noi rimaniamo nel cuore della vostra assemblea, rispondendo così, alla vostra carità, e al vostro desiderio. In cambio vi domandiamo "con tutto l'affetto possibile, che siate uniti a noi in spirito e che insieme, invochiate su di noi, in modo più abbondante, la grazia del Dio onnipotente. Collocati in cima alla montagna, esposti a tutti i turbini dei venti, speriamo poter tener duro, di fronte alla tempesta, per dono di Dio, se meritiamo di ottenere il vostro intervento presso il Signore. E, per avere piena fiducia che interverrete cosi non ci fidiamo del nostro merito, ma affidiamo questo alle vostre preghiere; ci auguriamo che la vostra carità non cessi di preoccuparsi delle cose di Dio, dell'osservanza dell'Ordine, della pratica della Regola, e che, disprezzando ciò che è dietro, ciascuno di voi tenda verso ciò che sta davanti, in modo che nessuna nube oscuri le vostre opere e impedisca alle vostre preghiere di raggiungere Dio. Ogni volta che siete riuniti, figli carissimi, abbiate la comune sollecitudine di correggere ciò che tra alcuni di voi deve essere corretto, e di stabilire ciò che deve esserlo per la salvezza delle anime e la salvaguardia dell'ordine, perché colui che disprezza le piccole cose a poco a poco affonda . Non lasciate passare senza correggerlo ciò che vi pare dì importanza minima. Inutilmente chiuderebbe ai nemici le porte della città chi lasciasse aperta una breccia per dove possono passare. Come dice la Scrittura: il piccolo rivolo d'acqua che non è incanalato causerà lo stesso disastro della tempesta quando si scatena." "e "se hai evitato delle grandi rocce, guarda di non inciampare sul granellino di sabbia." Guardate, vi prego, verso i vostri anziani Padri che hanno fondato il nostro santo ordine; guardateli abbandonare il mondo, disprezzando tutto e lasciando ai mortali la cura di seppellire i propri morti, per volare verso la solitudine e, lasciando ad altri il ministero presso il popolo,sedere loro stessi ai piedi di Gesù, con Maria. Ricevevano con tanta più abbondanza «Una manna caduta dal cielo quando più si erano allontanato dall'Egitto. Hanno lasciato la loro patria e la loro parentela, dimenticato il loro popolo e la casa dei loro padre; ecco perché il re ha desiderato la loro bellezza, e ha fatto di loro una stirpe immensa, diffusa fino alle estremità dei mondo, al punto che lo splendore dei loro irraggiamento illumina il corpo intero della chiesa. La donna di Sarepta a un loro comando ha riempito numerosi recipienti con quel poco di olio che portava nel suo vaso, Hanno ricevuto le primizie dello Spirito e la dolcezza dell'olio è arrivata fino a noi.Hic habet eugenius defunctus carne sepulchrum, / quem pia cum christo vivere cura facit. / Pisa virum genuit, quem claraevallis alumnum/ exhibuit, sacrae religionis opus. / Hinc ad anastasii translatus martyris aedem / ex abbate pater summus in orbe fuit. / Eripuit solemne iubar mundique decorem / iulius octavam sole ferente diem : / conceptum sacrae referebant virginis anni / centum bis seni mille quaterque decem.
Papa Niccolò V
Il suo primo biografo, Vespasiano da Bisticci, e anche Giannozzo Manetti, che fu suo segretario, lo ritengono nato a Pisa: altri a Lucca, a Fosdinovo, a Sarzana .Voglio dire, si può scrivere tutto di tutto, ma chi meglio delle persone a lui vicine potevano conoscere i suoi natali?Il suo segretario personale, cioè colui che ha passato buona parte della proria vita a fianco del Papa, lo dice pisano. " Altro scippo a Pisa, i contemporanei e le figure a lui vicine lo danno nato a Pisa, poi nel tempo ennesimo scippo.(DA:LADRI DI STORIA)
Bulgaro.
Uno dei primi e più dotti giureconsulti del secolo XII. Lasciò alcune glosse, che Accursio confuse con quelle d'altri interpreti e fu autore del comento al titolo dei Digesti De regulis Juris. Morì a Bologna nel 1167.
Bernardo Marangone.
Uno dei primi a scrivere la storia italiana che arriva fino al 1175, anno probabile della sua morte.
Ubaldo Lanfranchi.
Arcivescovo eletto nel 1175. Fu conduttore della flotta pisana in una nuova spedizione nella Siria pel ricupero di Gerusalemme. Nel suo ritorno in patria trasportò nelle navi una quantità di terra estratta dal monte Calvario e la fece collocare in quello spazio di suolo ove poi fu eretta la sontuosa fabbrica del Camposanto urbano.
Il mistero del conte Ugolino
Ogni Pisano nell'arco della propria vita prima o poi si pone un quesito a cui cerca di dare risposta.
Un mistero, una domanda che generalmente trova nel volgo le due facili risposte:il quesito in questione è:avrà davvero meritato tale fine cruenta il conte Ugolino(si dice che fu rinchiuso dentro l' antica torre della" muda", dove venivan tenute le aquile ed i falchi a cambiar le penne, appunto della muda, in seguito ribattezzata "torre della fame") o quello dei pisani è stato un crudele atto di cieca ferocia?Le risposte sono:mah, in fondo se l'è meritato quel traditore.
Chi invece, preso da senso di colpa, giudica male quegli antenati che tanto ferocemente giustiziarono il conte e suoi nipoti a morir di fame sulla torre della mud ,dove venivan messe le aquile e i falconi a cambiar le penne,non tiene conto della ferocia del periodo storico in cui si è svolta la vicenda.
Cercar di risolvere un problema storico a Pisa, è alquanto difficoltoso in quanto le fonti rimaste a riguardo sono scarse, per quel che fù la battaglia navale per eccellenza del medioevo, non rimangono che poche tracce, forse quasi a voler dimenticare tanto dolore.
Ma da quel che ho trovato, soprattutto mettendo a confronto anche le fonti genovesi e perchè no, Dante, mi son fatto una mia ipotesi, mettendo insieme i tasselli e cercando di comporre il puzzle delle fonti in mio possesso, son arrivato a concludere che si:
UGOLINO ERA UN TRADITORE.
Morirono 12000 Pisani in quella battaglia, oltre 9000 furono i prigionieri per 9 anni senza contare la distruzione del porto e l'ostruzione della foce d'Arno con grosse pietre ricavate dalla guastazione delle torri e della fortezza di Portopisano.
Questo provocò il tradimento del conte sul popolo di Pisa, senza contare il declinio inevitabile che da lì inizio e la mancanza di ricambi generazionali con un interruzione netta, dovuta alla morte o alla prigionia di gran parte degli uomini più validi.
Da cosa traggo le mie certezze sul conte?
Vorrei ricordare che i Gherardesca erano una delle più grandi consorterie, insieme ai Visconti ed altre importanti famiglie pisane, la loro famiglia oltre ad essersi infeudata in Pisa da tempo, aveva sempre il controllo dei propri feudi(oltre ad avere grande potere in Pisa)e le terre della maremma che erano per inciso il più grosso granaio dei pisani insieme alle zone di Ripafratta.
Si, erano proprio una grande e nobile famiglia Pisana che tanto bene aveva fatto già con Gherardo il vecchio per Pisa.
Ma al contempo era costituita da decine di elementi.
Allora possiamo dire che:
Ugolino aveva il controllo delle torri d'avvistamento a sud, quindi è bastato che lui abbia reso inoperative le torri per far sì che l'agguato genovese avesse effetto.
Le fonti genovesi dicono che trenta navi nemiche presero alla sprovvista la flotta pisana già impegnata dal resto della flotta genovese.
E ugolino che faceva mentre si svolgeva cruenta la battaglia per mare?
A capo di una flotta di trenta navi, dette ordine di non intervenire e ripiegare su Pisa per difenderla.
Io son convinto che furono quelle 30 navi che non giunsero in soccorso che decisero le sorti della battaglia.
Tant'è che tra i 9000 a Genova c'erano anche esponenti dei Gherardesca(oltre a Rustichello) e dopo alcuni anni di prigionia quando sembrava che potessero esser liberati dietro riscatto, esortavano gli anziani a non pagarlo e minacciavano che se fossero usciti sarebbero giunti in Pisa per compiere grande vendetta.
Anche Dante facendo riferimento a Ugolino, dice pressappoco:
Il traditore Ugolino e li suoi castelli, sveladoci che fu proprio dai castelli e dalle torri di avvistamento che si compì il tradimento che generò tanto dolore.
Perchè poi farlo morire per fame?
Secondo il Volpe, fù per la mancanza di pane che provocò la fame nel popolo di cui il responsabile primo era proprio Ugolino, essendone il maggior produttore con le sue terre di maremma.
Forse è da lì che da maremma pisana abbiamo iniziato a chiamarla maremma m..... e di seguito divenuta grossetana ma sempre m..... per noi Pisani.
Cucco Ricucchi e Coscetto dal Colle.
Narra la storia Pisana che tali Cucco Ricucchi e Coscetto dal Colle, erano tra i primi a fianco del duca Godefroi nella scalata alle mura di Gerusalemme durante la prima crociata.Di lui fu trovata una lapide marmorea, poi andata persa, nei pressi di un'abitazione di Calci, luogo da cui proveniva Cucco, il cui unico ricordo rimane purtroppo una anonimavia in Pisa.
FILIPPO MAZZEI
Ritratto di Filippo Mazzei di Jacques-Louis David - 1790 ca
Nato nel 1730 a Poggio a Caiano, nei dintorni di Firenze, Filippo Mazzei è stato un notevole esempio di quel genere di “avventuriero intellettuale” tipico del periodo illuministico. Ebbe una vita movimentata: trascorse parte della sua esistenza in varie città italiane, in Turchia, Austria, Francia, Paesi Bassi, Russia e Polonia, ma soprattutto fu attivo in Inghilterra e negli Stati Uniti.
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A Londra, dove visse circa diciasette anni, Mazzei conobbe Benjamin Franklin. Venuto a conoscenza che il clima della Virginia assomigliava a quello della natìa Toscana, nel 1773 si stabilì nella colonia allo scopo di introdurre nel paese la coltivazione delle piante tipiche della penisola. Mazzei ottenne la cittadinanza della Virginia e si appassionò alle vicende della Rivoluzione, scrivendo numerosi pamphlet e vantando un posto tra i Padri Fondatori della Indipendenza Americana: un documento scritto di suo pugno figura nella bozza della Costituzione Americana.
un posto tra i Padri Fondatori della Indipendenza Americana: un documento scritto di suo pugno figura nella bozza della Costituzione Americana.

Costituzione Americana – 4 luglio 1776
Nel 1792 arrivò all’Albergo dell’Ussero di Pisa, dove intrattenne un fitto scambio epistolare con Thomas Jefferson e frequentò il Caffè dell’Ussero con lo pseudonimo di “pippo l’ortolano” (Phil the gardener). Si spense il 19 marzo del 1816 nella sua casa in via della Carriola a Pisa, dopo avere descritto in due volumi di memorie gli avvenimenti della sua movimentata vita e della rivoluzione americana.

Albergo dell’Ussero – Pisa – 1792 ca
John F. Kennedy scrive nel suo libro, "A Nation of Immigrants" (Harper & Row, New York, 1964) che la frase “All men are created equal” della Costituzione Americana fu suggerita a Thomas Jefferson da Filippo Mazzei e tradotta in "La première étude de l'homme devrait être celle qu'on néglige le plus; elle devrait consister à chercher son bonheur " (The first study of man should be that which is most neglected; it should consist in looking for his happiness) nei suoi scritti pisani.
Questo il testo originale scritto da Mazzei a Jefferson il 14 giugno 1776:
"All men are by nature equally free and independent. This equality is necessary to establish a free government. Each one must be equal to the other in natural rights. Class distinctions are not always static and will always be nothing more than an effective stumbling block, and the reason is most clear. Whenever you have many classes of men in one nation, it is necessary that you give each one its share in the government; otherwise one class will tyrannize the others. But the shares cannot be made perfectly equal; and whenever one class takes power, human events will demonstrate that the classes are not in balance; and bit by bit the greater part of the machine will collapse. For this reason all the ancient republics were short-lived. When they were stabilized, the inhabitants were divided by class and were always in dispute, each class trying to procure a greater share in government than the others; consequently the legislators came to yield to the prejudices of custom, to the contrary pretensions of the parties, and the best that could be had was a grotesque mixture of liberty and tyranny."

Caffé dell’Ussero di Pisa, fondato il 1° settembre 1775
Gemma Luziani,
gloria pisana dell’Ottocento
(1867-1894)
di
Alessandro Panajia
[1] Indirizzo:
Alla celebre pianista
Gemma Luziani
Pisa
Parigi, 9 novembre 1882
Signorina
Ho ricevuto i suoi programmi e non si può essere più lusingati dell’onore che Lei mi fa risuonando il mio concerto nel suo secondo concerto.
Voglia gradire i miei ringraziamenti e sia certa della mia più alta considerazione.
Camille Saint Saëns
[2] Indirizzo:
Mademoiselle Gemma Luziani
Celebre pianista pisana
Pisa
Grazie, cara Signorina, del suo fedele ricordo. Lei sa con quale interesse prendo parte al suo grande successo che il suo talento giustifica così bene. Grazie di aver pensato a me nei suoi programmi e mi permetta di dichiararmi Suo devoto
Sinceramente
Jules Massenet
Parigi, 14 novembre 1882
Voglia porgere i miei saluti al Maestro Menichetti.
[3] Indirizzo:
Mademoiselle Luziani
Premier prix de piano au Conservatoire
42, rue de Moscou
Paris
Parigi, sabato sera 21 luglio 1883
Cara Signorina,
tengo a porgerLe le mie felicitazioni personali al voto che le ho dato oggi con tanto piacere.
Creda ai miei sentimenti più calorosi e la mia ammirazione per il suo bel talento.
Jules Massenet
Queste tre entusiastiche missive, prive del nome della via e del numero civico, ma indirizzate a Pisa ci riportano indietro di oltre un secolo e fanno soffermare la nostra attenzione su di una figura femminile, oggi quasi del tutto dimenticata, ma che, all’epoca, ebbe un importante ruolo sulla scena musicale italiana ed europea.
Gemma Luziani, terzogenita di Cosimo, maestro liutaio, e della livornese Fosca Nucci era nata il 23 settembre 1867 in San Michele degli Scalzi, all’epoca sobborgo della città. Sin dalla più tenera età rivelò le proprie inclinazioni musicali, subito assecondate dal padre, che con grandi sacrifici economici e nonostante l’opposizione della moglie, la indirizzò allo studio del pianoforte.
La molla che fece scattare nella piccola Gemma il sacro ardore per la musica ed in particolare per il pianoforte fu certamente l’attività del padre. Ella, infatti, appena treenne, trascorreva molto tempo nel laboratorio paterno e, attratta da quelle scatole nere che sprigionavano armonie melodiose, invece di baloccarsi con le bambole di pezza, come facevano le sue sorelle Carilda e Ida, prese l’abitudine di sedersi di fronte ad un piccolo tavolo, che nella sua fantasia infantile rappresentava il pianoforte. Con le sue piccole mani, poi, s’illudeva di scorrere la tastiera di questo immaginario pianoforte. Cosimo Luziani, resosi conto del potenziale talento della figlia, iniziò lui stesso ad impartirle i primi rudimenti musicali. Siamo nel 1871 e Gemma ha appena quattro anni.
Ben presto gli insegnamenti del padre non furono più sufficienti e Cosimo l’affidò alla maestra Elisa Marchiani Bonfanti, docente di pianoforte nel locale, esclusivo Conservatorio di Sant’Anna. Nell’ottobre 1874 Gemma fu ascoltata dal Maestro Teodulo Mabellini, il quale, scrivendo al dottor Gaetano Buonafalce, così descriveva il talento della piccola pisana:
…Ti dirò senza tema d’ingannarmi, che non ho mai sentito in tempo di mia vita e dovunque sono stato, un prodigio di natura uguale alla piccola Gemma Luziani che tu m’avesti il regalo d’inviarmi unitamente a suo padre, onde io la sentissi suonare il pianoforte, e ne proferissi il mio giudizio. Precisione e naturalezza nel portamento della mano, esattezza matematica di misura e di ritmo, ed un accento ed espressione assai superiore alla sua tenerissima età, sono i requisiti che distinguono eminentemente questa cara e rara fanciulla. Oltre di ciò nell’interrogarla sulle teorie elementari della musica la trovai prontissima a rispondere esattamente, e con franchezza. Ciò prova che essa è stata bene istruita dalla sua brava maestra la Signora Elisa Marchiani. Me ne rallegro molto con la maestra medesima, la quale deve essere ben soddisfatta di vedere così precocemente corrisposte con tanta riuscita le cure da essa impiegate verso questa portentosa creatura. Gemma Luziani potrà, a mio parere, prodursi fra breve in pubblico e destare l’ammirazione di tutti. Venendo a Firenze (come suo padre mi diceva io mi darò tutte le premure possibili di presentarla alle distinte signore dilettanti, perché prendano ad interessarsi a lei. So che l’ha sentita anche Ducci; ed egli pure ha offerta la sua assistenza in tale occasione.
La bravura e la precocità di Gemma, dotata anche di una vivacità fuori del comune, la fanno apparire per la prima volta come pianista nel novembre del 1874 nel salotto di casa Buonafalce in via Santa Maria, ospite del dottor Gaetano. In tale occasione la Pisa intellettuale ed elegante dell’epoca ebbe modo di apprezzare le sue doti divine. Il quotidiano La Provincia di Pisa il 22 novembre 1874 pubblicò un dettagliato resoconto della serata. Dall’articolo apprendiamo che tra gli intervenuti la sorte volle che fosse presente il compositore e musicista fiorentino Carlo Ducci, il quale, colpito dall’eccezionale maturità di questa bambina di sette anni e mezzo, pochi giorni dopo scrivendo al sindaco Buonafalce così si esprimeva:
…Ringraziandola molto del favore fattomi di poter sentire suonare al pianoforte la piccola signorina Gemma Luziani non ancora di sette anni, mi prego di esternarle che ne sono rimasto veramente incantato, e maravigliato. Le dirò che in quella tenerissima età mai ho sentito l’uguale, sia in Italia che nei miei viaggi all’estero. Suona con una tale precisione, sapere, anima ed esattezza, da fare invidia a molti che invece insegnano ad altri la musica. Da quello che ho sentito, ben si prevede che prestissimo potrà farsi sentire anche in pubblico, ed anzi in quell’occasione sarei fortunato, e mi farà piacere assai, di produrmi insieme ancora io per incoraggiare un così precoce talento, che può dirsi il genio della musica.
Sempre dai giornali dell’epoca apprendiamo che, in occasione di questa prima esibizione di Gemma, in casa Buonafalce:
...erano presenti non poche signore intelligentissime di musica: la piccola Gemma con molta disinvoltura si messe al pianoforte e con le sue manine, che non raggiungono nemmeno l’ottava, ma che ella sa adoperare con tanta agilità, eseguì inappuntabilmente difficilissimi pezzi di musica, per cui venne sommamente lodata ed incoraggiata a proseguire nella via intrapresa. La piccola Gemma fu acclamata e festeggiata da tutti, e dalla signora Rizzari ebbe in dono un bellissimo e ricco Breloque, che ella riterrà come prezioso ricordo. [...] L’avvenire ci darà sempre ragione, ed aspettiamo con interesse il giorno in cui il solenne verdetto di un pubblico intelligentissimo darà il battesimo di artista alla signorina Luziani.
Grazie all’interessamento di Carlo Ducci, Gemma la sera del 22 marzo 1875 debuttò a Firenze presso la Sala Ducci di piazza San Gaetano (oggi piazza Antinori), coadiuvata dalla signora Ada Chapmann Shillinger, dai sig.ri Prof. Cav. J. Sbolci, dal prof. G. Giovacchini, dal Prof. F. Palamidessi, dal Prof. Vannuccini e dai Maestri Mabellini e Carlo Ducci. Così il signor Biaggi, critico de La Rassegna Musicale del quotidiano La Nazione riferiva l’eco della serata ai lettori:
…Come leggevasi negli avvisi e nei programmi del Concerto dato Lunedì l’altro nella sala Ducci, la Gemma Luziani di Pisa è una bambinetta di sette anni, ma a vederla direbbesi che appena ne ha sei e anco meno; così è poca della persona e così è ancora infantile l’aria del suo visino. E intanto le sue dita corrono e volano sulla tastiera con una agilità e con una sicurezza, relativamente parlando, mirabili. E mirabile del pari è il suo tocco, che già ha il legato, e lo staccato, e il piano, e il forte, e l’elasticità, e la leggerezza, se non in grado d’eccellenza, certo assai più che d’embrione. E à pratici non può non essere riuscito ugualmente mirabile un suo artifizio che sta, se così possiamo dire, fra il salto e l’arpeggio, e col quale supplendo alla scarsità delle mani, elle perviene ad eseguire i passaggi ad ottava, mentre è dir molto se, naturalmente, ella tocca la sesta. Ne qui è tutto. Più assai che le felici disposizioni a vincere le difficoltà meccaniche dell’istrumento, è notevole nella bambina Luziani il sentimento musicale, che si rivela nella giusta e costante comprensione della misura e del ritmo, e nel modo di fraseggiare, non ancora animato né ispirato, si capisce, ma sempre a senso. A certe pressioni del tasto, a certe sfumature di suoni e a certi accenti, è impossibile non convincersi ch’ella intende e sente ... assai più e assai meglio, forse, di non pochi di que’ suonatori coi baffi e di quei pianisti-spettacolo di cui l’età nostra è così ostinatamente e così mostruosamente feconda. Al concerto della Luziani, non occorrerebbe nemmen dirlo, si accompagnò un altro concerto di lodi, di applausi, di feste, perché non è possibile non esser profondamente commossi all’aspetto, dirrebesi quasi, di un artista che è ancora tanto lontana dall’essere donna; perché non è possibile non esser vinti dalla meraviglia alla manifestazione di un’arte che nasce da sé, e che dell’uomo non ha quasi nulla, affinché, come dice Dante “si chiami da Dio”.
Anche il settimanale Touriste recensì il concerto fiorentino:
Abbiamo inteso lunedì sera un vero fenomeno, Gemma Luziani, artista di 7 anni che suonava il piano forte come una suonatrice provetta. È un meraviglioso prodigio d’intelligenza musicale. Essa ha eseguito con rara disinvoltura un rondò di Mozart e una sonatina di Clementi. Questo piccolo cherubino, escita appena dalle braccia di sua madre, comprende ed eseguisce felicemente le più piccole sfumature. Ha sorpassato se stessa in due duetti con Carlo Ducci, che ha voluto prestare il soccorso del suo bel talento alla piccolo pianista. La piccola Gemma promette una celebrità di più alla generazione nascente, se essa continua di questo passo sarà la Pleyel dei nostri nipoti.
Per inciso è il caso di segnalare che in quella memorabile occasione Gemma eseguì il Rondò classico di Mozart, una fantasia sulla Sonnambula di Bellini, una sinfonia dell’opera Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi e brani di Rubinstein, Clementi, Corticelli e Campana.
Subito dopo, 17 aprile 1875, Gemma suonò nella città natale al Regio Teatro dei Ravvivati, dove gli intervenuti «goderono di una serata così bella, consacrata a emozioni così dolci e gentili, che ne serberanno memoria. Infatti chi può ridire l’effetto poetico destato da quella simpatica bambina, bianco-vestita, quando posta a sedere di fronte allo strumento che essa domina con sicurezza, ne suscita con precisione e con celerità tante e tanto soavi armonie?».
Per il debutto nella città natale Gemma si esibì in dieci pezzi che spaziavano da Verdi (Un ballo in maschera) a Beethoven, da Donizzetti a Mozart, da Duvernoy a Graziani e a Kuhläu.
La sua fama si allargò così a macchia d’olio: suonò per la regina Margherita al palazzo del Quirinale e per papa Pio IX. Cronache dell’epoca tramandano che il pontefice le rivolse affettuose parole e «le fece dono di una borsettina di raso in cui erano due monete d’oro, una delle quali da cento, l’altra da cinquanta lire». Anche a Roma, oltre ai concerti in Quirinale ed in Vaticano, Gemma si esibì alla Sala Dante ed il corrispondente del Fanfulla così scrisse di Gemma:
Lo avevo letto sulle cantonate e non ci avevo creduto; me l’aveva raccontato il buon Maestro Rotoli, ma avevo creduto ad una mistificazione senza sugo; lo avevo letto sui giornali, ma da quando ho incominciato a fare il sacerdote della libera stampa, ho smesso la sana abitudine di dar retta al sacerdozio dei giornalisti. Insomma, in due parole, mi sentivo troppo scettico e troppo uomo di mondo per prestar fede al miracolo. Volli fare come san Tommaso, e toccai con mano. La grazia mi ha illuminato; oggi credo, ma non mi pare ancora vero, tanto sono rimasto stupito. Immaginate una bambinetta alta sessanta o settanta centimetri, con un visino innocente e un corpicino esile e quasi trasparente, seduta innanzi ad un pianoforte Pleyel, del quale potrebbe fare la sua casa di abitazione, e starci a largo; mettete cinquecento persone della migliore società nell’uditorio e date pure il segnale di principiare. Vedrete questo miracolino di bambina illuminarsi della scintilla sacra, e sentirete che essa tira dall’istrumento suoni meravigliosi con mano energica e potente. Alla Sala Dante ieri sera c’erano cinquecento spettatori, e cinquecento rimasero intontiti. E si spiega. Fatte tutte le concessioni della reclame, dell’età, dei soffietti degli amici, ognuno aveva pensato che quella bambina di sette anni (e a vederla non ne ha di più), doveva suonare con un certa grazia La donna è mobile, e una cabaletta del Trovatore! E sarebbe già bello. Ah! Si, sentitela, e vedrete che razza di donna è mobile vi suona quel cosino vestito di bianco. Vi suona un concerto di Beethoven insieme a Pinelli, una sinfonia a quattro mani con Sgambati, e, tanto per soprammercato, un certo rondò di Mozart che Rubinstein ha suonato nei suoi concerti in Italia. Come in una piccola testolina di sette anni possa entrare la cognizione musicale del tempo e del meccanismo io sto ancora a domandarlo a me stesso. Ma il fatto è là, presente, e, se volete, sonante. Il Maestro Marchetti ieri sera non se ne capacitava, come nessuno dei tanti Maestri che assistevano al concerto. E sì che quella creaturina, mentre pare debba essere una saccentona e parlarvi della musica dell’avvenire, si balocca negli intermezzi come qualunque altra bambinetta della sua età. Dopo che ieri sera ebbe suonato Mozart, il Marchetti le chiese se aveva bambole – e la piccina tutta lieta rispose:
Ne ho tre. E ne hai con la veste a strascico? Con la veste a strascico non ho mai potuto averla – rispose l’esimia pianista, con un sospiro. Povero amore!
Nel 1881, a seguito dei trionfi e dei riconoscimenti raccolti in tutto il mondo, si stabilisce con il padre a Parigi per perfezionarsi al Conservatoire Natinonal, sotto la guida della celebre pianista Madame Massart. Dopo tre anni, a soli quindici anni e dopo un lungo e severo tirocinio, ne esce con un Premier Prix du Conservatoire (4 agosto 1883)che, allora, era accompagnato, oltre che dal diploma e dalla medaglia d’argento, anche da pianoforte a coda Pleyel. Nell’ottobre dello stesso anno il giornale La Provincia di Pisa così annunciava ai propri lettori l’avvenimento:
Annunziammo già che la nostra concittadina signorina Gemma Luziani aveva ottenuto il primo premio al concorso dell’anno cadente, nel conservatorio di Parigi. Diremo ancora essere costume della celebre casa Pleyel Wolff e C., di far dono di un pianoforte di sua fabbricazione, a chi riporta il primo premio. È ora giunto in Pisa il pianoforte donato alla signorina Luziani e dobbiamo alla gentilezza del di lei padre sig. Cosimo il piacere di averlo veduto. È un pianoforte a coda, elegantissimo, artisticamente lavorato e costruito con il sistema delle corde incrociate e nell’insieme è un vero capolavoro, un gioiello. Nel coperchio si legge questa dedica in oro: A M.lle Gemma Luziani 1.er Prix de piano du Conservatoire 1883 - Pleyel Wolff et C. La signorina Luziani ebbe la cortesia di farci udire quel magnifico pianoforte suonandovi il pezzo, nell’esecuzione del quale riportò il premio al concorso e che è un concerto il sol minore del celebre organista, pianista e compositore sig. Saint-Saëns. Il signor Cosimo lo terrà esposto al pubblico per chi desidera vederlo, nella sua casa di abitazione via S. Andrea, 12, piano 3°, da oggi a tutto giovedì prossimo 18 dalle ore 1 alle 5 pomeridiane.
Siamo nel 1884 e Gemma è più che mai acclamata e celebre. Riprende a viaggiare per il mondo con il padre che, ormai, si dedica esclusivamente all’attività della figlia. Ai suoi concerti assistono, infatti, famose personalità dell’epoca tra cui Victor Hugo, suona per la corte di Londra e per lo zar Alessandro II; ella gode, inoltre, dell’ammirazione e dell’affetto dei compositori Jules Massenet, Anton Rubinstein e Camille Saint-Saëns.
Tra padre e figlia, tuttavia, c’è sempre stato un conflitto insormontabile. Fin dall’infanzia di Gemma, Cosimo ha preteso di esercitare un dominio assoluto sulla sua vita. Ora questa imposizione si estende anche alla sfera sentimentale e Gemma decide di ribellarsi. Il giorno in cui compie la maggiore età si trova a Venezia e in quello stesso momento fugge via dal padre accompagnata dal fidanzato Fausto Nervi che la conduce a Brescia, dove vengono accolti in casa di lui. La matrigna di Fausto era Carola Nervi, apprezzata pianista del Conservatorio di Milano, autrice di un manuale di armonia e maestra di piano di Gemma. Il piano è stato meticolosamente studiato per permettere ai due giovani di sposarsi. Il matrimonio ha luogo il 25 agosto 1889 nella cittadina lombarda e testimoni furono il professor Guglielmo Forbeck, maestro di piano, ed il caro amico di famiglia professor Giuseppe Cesare Abba, autore di Noterelle di uno dei Mille. Dopo le nozze segue un momento difficile per gli sposi: devono crearsi un avvenire e proteggersi dalla collera di Cosimo. Abbandonano l’Italia, accettando l’invito del governo brasiliano che vuole Gemma a dirigere il Conservatorio Nacional de Musica di Rio de Janeiro. Solo quattro anni dopo Gemma e il marito morirono, vittime di un’epidemia di febbre gialla, lo stesso giorno. Un mese prima della morte Gemma aveva dato alla luce una figlia, Marta (1894-1980), che, ricondotta in Italia da una balia calabrese, fu accolta ed amorevolmente allevata a Brescia dai nonni paterni. Dei nonni Nervi e dei genitori questo il ricordo di Marta Nervi Vukotic:
la mia povera Mamma, sposata a 21 anni con Fausto Nervi emigrò in Brasile e morì di febbre gialla a 3 ore di distanza dal marito. Io fui ricondotta in Italia dalla mia nutrice, a Brescia, presso il mio indimenticabile nonno che mi allevò con la sua seconda moglie, matrigna di mio padre. Ambedue mi hanno allevata teneramente ed affettuosamente e li ho chiamati Babbo e Mamma. A lei posso dire di essere stata vicina quasi fino alla sua morte. È stata la mia prima maestra di piano come lo era stata di mia madre.
Marta frequentò il Conservatorio di Milano, dove, quattordicenne, in occasione di un saggio, suonò la prima composizione, per pianoforte e orchestra, del futuro direttore d’orchestra Victor de Sabata, allora suo compagno di Conservatorio appena sedicenne, che la diresse. Il diploma in Pianoforte-Organo e Composizione lo conseguì a Roma presso il Conservatorio di Santa Cecilia con Ottorino Respighi. Fu, inoltre, allieva di Alfredo Casella del quale seguì un corso di perfezionamento in pianoforte. In seguito studiò Musica da Camera e Direzione d’Orchestra ed iniziò la carriera concertistica, ben presto interrotta per seguire il marito Jovan Vukotic, diplomatico jugoslavo, nelle varie sedi e per seguire l’educazione dei tre figli, Vera, Giorgio e Milena.
Per la stesura di questa scheda biografica mi sono avvalso dell’Archivio Privato Vukotic (Roma), della pubblicazione Omaggio a Gemma Luziani (1867-1894) «Celeberrima pianista pisana» [a cura di Milena Vukotic e di Alessandro Panajia], Edizioni ETS, Pisa 1995 e dell’intervento orale dello scrivente in occasione della presentazione di Il pleure dans mon coeur, inedito di Marta Nervi su testo di Paul Verlaine (Pisa, Saletta Edizioni ETS, 17 gennaio 2004). Desidero esprimere il mio più sincero grazie a Milena, Vera e Giorgio Vukotic per l’affettuosa disponibilità.
Salvatore Sanzo
• Nato il 26 Novembre 1975 a Pisa
• Sposato con Frida Scarpa il 14 settembre 2002
• Residente a Pisa
• Iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Pisa
• Appassionato di calcio segue i colori
neroazzurri del Pisa e dell' inter
• Gioca nel Control , squadra di calcetto a 5
• Suona la chitarra acustica, ascolta
Vasco Rossi e Renato Zero
• Scrive sul sito della " Gazzetta dello Sport "
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Sanzo:"Tra i più grandi di sempre"
"Adesso trattatemi come la Vezzali"
Salvatore Sanzo è al settimo cielo dopo l'oro nel fioretto conquistato ai Mondiali di Lipsia: " Io credo che in quest'arma mi posso considerare tra i più forti, di sempre, non solo di oggi ". Il pensiero va alla finale persa ad Atene: " Nessuna rivincita, non esiste. Per quello che mi riguarda sono stato più bravo qui che ad Atene ". Poi, sulla Vezzali: " Lei è una supercampionessa, ma io merito lo stesso trattamento mediatico".
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Palmares:
Oro |
Europei a squadre |
Zalaegerszeg |
2005 |
Argento |
Coppa del Mondo |
Circuito |
2005 |
Oro |
Campionato Italiano |
Udine |
2005 |
| Argento |
Campionati del Mondo a squadre |
Lipsia |
2005 |
Oro |
Campionati del Mondo individuale |
Lipsia |
2005 |
Oro |
Coppa Europa |
Lione |
2004  |
Argento |
Olimpiadi individuale |
Atene |
2004  |
Oro |
Olimpiadi a squadre |
Atene |
2004  |
Oro |
Coppa del Mondo individuale |
Circuito |
2004  |
Oro |
Coppa Europa |
Parigi |
2003  |
Oro |
Campionato Italiano Assoluto Individuale |
Roma |
2003  |
Oro |
Coppa del Mondo a squadre |
circuito |
2003  |
Oro |
Campionati del Mondo a squadre |
La Havana |
2003  |
Argento |
Coppa del mondo individuale |
circuito |
2002  |
Oro |
Campionati Mondiali individuali |
Nimes |
2001  |
Oro |
Giochi del Mediterraneo ind. |
Tunisi |
2001  |
Oro |
Coppa del mondo a squadre |
circuito |
2001  |
Argento |
Universiadi a squadre |
Pechino |
2001  |
Bronzo |
Coppa del Mondo individuale |
circuito |
2001  |
Oro |
Coppa Europa |
Parigi |
2001  |
Bronzo |
Olimpiadi a squadre |
Sidney |
2000  |
Oro |
Campionati Europei individuali |
Madeira |
2000  |
Argento |
Coppa del mondo individuale |
circuito |
2000  |
Bronzo |
Campionati Europei a squadre |
Madeira |
2000  |
Oro |
7 NAZIONI a Squadre |
Coblenza |
2000  |
Oro |
Campionato del Mondo Militari a squadre |
Viterbo |
2000  |
Bronzo |
Campionati del Mondo militare individuale |
Viterbo |
2000  |
Oro |
Campionati Europei individuali |
Bolzano |
1999  |
Oro |
Campionati Europei a squadre |
Bolzano |
1999  |
Oro |
Campionato Italiano Assoluto individuale |
Firenze |
1999  |
Bronzo |
Campionati Mondiali individuali |
La chaux-de Fonds |
1998  |
Bronzo |
Campionati Mondiali a squadre |
Città del Capo |
1997  |
Oro |
Campionati Mondiali ind.under 20 |
Parigi |
1995  |
Oro |
Coppa del mondo ind. under 20 |
circuito |
1995  |
Oro |
Campionati Europei ind. under 20 |
Cracovia |
1994  |
Oro |
Coppa del mondo ind. under 20 |
circuito |
1993  |
Argento |
Campionati Mondiali ind. under 17 |
Bonn |
1992 |
Simone Vanni Nato il 16 febbraio 1979 a Pisa
Residente a Pisa
Iscritto alla Facoltà Scienze Politiche - Alto 1,76m
La sua arma è il fioretto
Destro
In forza al Centro Sportivo Fiamme Oro della Polizia di Stato.
Si allena all' US Pisascherma
Ha iniziato la scherma nel 1988 col maestro Luciana Di Ciolo al CUS Pisa
Attualmente allenato dal maestro Antonio Di Ciolo e Simone Piccini dell' US Pisascherma Seguito dal preparatore fisico e maestro Enrico Di Ciolo
Da sempre tifoso del Pisa ;
Palmares:
| Bronzo |
Campionati Mondiali a squadre under 20 |
Valencia |
1998 |
|
| Bronzo |
Campionati Europei individuali under 20 |
Bratislava |
1999 |
|
| Bronzo |
Campionati Mondiali individuali under 20 |
Ketzhley |
1999 |
|
| Argento |
Campionati Mondiali a squadre under 20 |
Ketzhley |
1999 |
|
| Oro |
Campionati Europei individuali |
Coblenza |
2001 |
|
| Argento |
Universiadi a squadre |
Pechino |
2001 |
|
| Oro |
Coppa del Mondo a Squadre |
Circuito |
2001 |
|
| Oro |
Campionati Europei a squadre |
Mosca |
2002 |
|
| Oro |
Campionati Mondiali individuali |
Lisbona |
2002 |
|
| Oro |
Coppa del Mondo a Squadre |
Circuito |
2003 |
|
| Argento |
Campionati del Mondo individuale |
La Havana |
2003 |
|
| Oro |
Campionati del Mondo a Squadre |
La Havana |
2003 |
|
| Oro |
Giochi Olimpici a Squadre |
Atene |
2004 |
|
Alessandro Puccini
|
Data di nascita |
Date of birth |
28.8.1968 |
Luogo di nascita |
Place of birth |
Cascina (Pisa) |
Altezza |
Height |
m 1,72 |
Peso |
Weight |
kg 74 |
Stato Civile |
Marital status |
celibe |
Professione |
Profession |
|
Specialità |
Speciality |
Fioretto |
Prima società |
First society |
CUS Pisa |
Primo tecnico |
First technician |
Antonio Di Ciolo |
Attuale società |
Present society |
C.S. Carabinieri \ CUS Pisa |
Attuale tecnico |
Present technician |
Antonio di Ciolo |
Palmarés |
· 1988: 1° alla Coppa del Mondo Juniores
· 1990: 1° a squadre ai Campionati Mondiali
· 1992: 6° a squadre ai Giochi Olimpici
· 1993: 1° ai Giochi del Mediterraneo; 2° a squadre ai Campionati Mondiali
· 1994: 2° individuale, 1° a squadre ai Campionati Mondiali |
|
|
Il carabiniere Alessandro Puccini, toscano di Cascina (Pi), 28 anni, sale sul più alto gradino del podio nella prova individuale di fioretto nella terza giornata delle Olimpiadi di Atlanta del 1996.
Negli incontri conclusivi si libera, nell'ordine, dell'ucraino Bryzgalov (15-12), del polacco Sobcziak (15-4), del coreano Kim Dong (15-14, dopo averlo rimontato da 12-14). In semifinale Puccini supera il francese Boidin (15-13).
La finale lo vede affrontare un altro francese, Lionel Plumenail. Inizia bene Alessandro, che si porta in vantaggio 4-0; il francese recupera fino al 7-7. Ancora fasi alterne fino all'11-11. Nelle battute finali l'esperienza e il talento dell'azzurro fanno la differenza.
Il risultato finale è limpido: 15-12.
Puccini è uno schermidore con un passato ricco di risultati importanti. Vanta un terzo posto ai mondiali giovanili del 1988, la medaglia d'oro a squadre nei Mondiali del 1990 e 1994, il secondo posto nei Mondiali del 1994 e un identico piazzamento nella Coppa del Mondo dello stesso anno, quattro titoli italiani assoluti (1992, 1993, 1994 e 1995). Dopo Atlanta è tornato sul podio nel 1997 (terzo posto a squadre nel Campionati del Mondo) e nel 1999 (medaglia d'oro a squadre agli Europei).




Massimiliano Landi, Pisano 18 anni, 2005 medaglia d' argento ai mondiali, 2006 ancora argento e 2007 finalmente oro a Pechino. Nel 2006 vince con l'armo Pisano la regata delle Repubbliche Marinare


Titta Ruffo

Quando uno incomincia a parlare di una leggenda rischia sempre di ripetersi e di cadere nella frase fatta. Tutti gli amatori e appassionati di opera conoscono, anche solo per sentito dire, il nome di Titta Ruffo. Egli fu, non solo un grandissimo cantante (ce n'erano tanti in quell'epoca), ma anche una personalità di straordinaria consistenza anche fuori dalla scena, e quindi merita un posto tutto suo nel firmamento operistico, come si conviene a dei fuoriclasse come lui. Titta Ruffo, anzi Ruffo Titta, nacque il 9 giugno 1877 a Pisa, da un certo Oreste Titta che faceva il fabbro. Egli era evidentemente il tipico padre padrone dell'ottocento, piuttosto dispotico, visto che impose al figlio il nome del suo defunto cane da caccia. Insomma, per il nostro Ruffo non cominciò proprio bene! L'incontro con il magico mondo dell'opera, Ruffo lo ebbe nel 1890 quando, appena tredicenne, andò con il fratello ad una delle recite di debutto di Cavalleria Rusticana . Il nostro raccontò nelle sue memorie, come Gemma Bellincioni, la bravissima protagonista, lo commosse fino al pianto, e come lui, tornato a casa, provò a cantare con l'accompagnamento del fratello, che suonava il flauto, l'aria d'inizio "O Lola". Lì scoprì di avere un dono di Dio, una voce naturalmente bella, che, nonostante l'ora tarda, non disturbò nessuno, visto che i vicini gli gridavano "Bravo!". Fu quello, come lui stesso raccontò, il suo primo successo di cantante. Quella folgorazione musicale rappresentò un avvenimento straordinario, perché Ruffo era maturato in un ambiente umile, ma forse allora era più facile che ciò accadesse, visto che anche le persone meno abbienti rispettavano la cultura e avevano il gusto del bello. Titta Ruffo racconta in modo davvero avvincente le sue prime vicissitudini: la sua adolescenza trascorsa a lavorare nell'officina del padre, le litigate con quest'ultimo, che come racconta lui stesso era insopportabile. E fra una lite e l'altra, le risse con i ragazzi del riformatorio e le fughe da casa, riuscì, non si sa come, ad avere le energie per studiare una cosa difficile e dispendiosa, dal punto di vista psicofisico, come il canto. Una passione, questa, che veniva alimentata involontariamente dalla presenza in casa come pensionante, di uno studente di canto, un baritono che rispondeva al nome di Oreste Benedetti (mai sentito nominare). Nello stesso periodo (1890/91), grazie al fratello Ettore studente a S. Cecilia, si presentò al Conservatorio per l'esame di ammissione alla classe di canto, che chiaramente andò bene. Ma, poi, avendo aspramente criticato i metodi "bizantini" del suo insegnante, un certo Persichini, fu cacciato e ritornò alla casa del padre. Non fu proprio un ritorno biblico, infatti, dopo l'ennesimo litigio, lasciò la sua casa per tentare la carriera artistica a Milano. A Milano, con una lettera di raccomandazione, ad avere lezioni gratuite presso il baritono Lelio Casini, grazie al quale, successivamente ebbe la sua prima scrittura, nel ruolo di Araldo, nel Lohengrin al Costanzi di Roma. In seguito fece una lunga gavetta nei teatri minori della Calabria dove formò il suo repertorio, che ai classici del baritono ottocentesco come Verdi, accostava quelli della giovane scuola che allora andava per la maggiore, Puccini, Leoncavallo e Giordano. Bisogna dire che il nostro affrontò il repertorio verista con la massima prudenza, ovvero con le basi del bel canto ottocentesco, e che, a differenza di numerosi suoi colleghi, anche altrettanto celebri, ne rifiutò ogni manierismo dal facile effetto, dando nobiltà di accento anche alle opere che ne sembravano prive (molti dicono che Puccini non sia nobile, ma forse non lo sono molti famosi esecutori o presunti tali). Comunque il nome di Titta è indiscutibilmente legato ai ruoli verdiani che cantò per tutta la carriera. Ad esempio il Rigoletto , ruolo in cui debuttò nel 1900 per cantarlo fino al 1931. La sua fama, dal 1900 al 1904, si sparse in tutta Europa culminando con una prestigiosa apparizione al Royal Opera House. In quella occasione, però, subì uno sgarbo talmente grande che nel teatro londinese non ci mise più piede. Egli doveva fare il Rigoletto , e Gilda doveva essere interpretata dalla mitica Nelly Melba (mitica quanto bisbetica ed antipatica, come compagna di lavoro, deve essere stata una disgrazia per tutti i suoi contemporanei), la quale, avendolo sentito nelle prove ed avendo paura del confronto, si rifiutò di cantare con lui, sostenendo che era troppo giovane (la scusa più idiota che abbia mai sentito), e, trincerandosi dietro questa argomentazione un po' debole, tanto disse e tanto fece, che riuscì a farlo sostituire facendo rientrare nel ruolo di Rigoletto il maturo e raffreddato Antonio Scotti, che, appunto malato, aveva chiesto di essere sostituito da Ruffo. Questo sgarbo il nostro se lo portò legato al dito per anni, infatti, circa sedici anni più tardi, quando ormai era entrato nell'Olimpo del bel canto, si prese la rivincita. In occasione delle recite di Amleto di Thomas, al San Carlo di Napoli, quando la Melba di passaggio a Napoli e in procinto d'imbarcarsi per l'Australia, chiese al sovrintendente del San Carlo di poter prodursi in una serata nel ruolo di Ofelia accanto a Ruffo, egli rispose "Dite alla Melba che è troppo vecchia per cantare con me!". La sua carriera cominciò a consolidarsi definitivamente nel 1904, quando fece la sua prima ed ultima stagione scaligera (32 recite). Per uno scherzo del destino non fu più chiamato successivamente alla scala, ma forse anche lui non volle tornarci: la sorte e i lutti familiari, anche violenti (l'assassinio del cognato Matteotti), lo convinsero che, dopotutto l'aria d'Italia era diventata per lui troppo pesante da respirare. Dopo la richiamata alle armi e finita la guerra (la prima), si esiliò volontariamente proseguendo la sua carriera artistica totalmente all'estero. Il 13 dicembre 1920 interpretò la prima dell' Edipo Re di Leoncavallo, opera a lui dedicata. Dal 1921 al 1929 fu scritturato dal Metropolitan e concluse la sua carriera a New York nel biennio ‘31-'32, con alcune recite di Torca , Amleto e un concerto alla Radio City Hall con brani della Carmen . Quindi tornò in Italia e visse semidimenticato, a Firenze, fino al 5 o 6 luglio 1953, quando scomparve. Egli riposa tuttora nel cimitero monumentale di Milano, fra altri leggendari nomi dello spettacolo italiano. Per chi non lo ha ancora ascoltato è molto difficile capire quanta emozione possano dare ancora i suoi dischi, seppur arcaici. La voce di Titta Ruffo è una delle più fonogeniche che esistano e, anche se la tecnica di allora, forse restituisce solo un riflesso della sua voce, bisogna proprio dire che quel riflesso ruggisce ancora! Per fortuna, della sua carriera, ci lasciano testimonianza ben 168 facciate a 78 giri, che rispecchiano in toto il suo repertorio, pur mancando di opere complete (non capisco perché, allora, quasi tutti i colossi della registrazione, Columbia, HMV, Odeon, Pathe, preferivano far registrare le opere complete a cantanti mediocri e nessuno abbia mai pensato, per esempio, a un Rigoletto con Ruffo, Caruso e Tetrazzini, allora le tre perle della Victor!). Le prime registrazioni a noi pervenute sono del 1904 per la casa Pathe (Ruffo nelle sue memorie "La mia parabola" edito da Longanesi, parla di una seduta di registrazione nel 1897, ma a me non risulta). Queste facciate fanno l'effetto che fanno: sono registrazione arcaiche con il sottofondo stile friggitoria e con il buffissimo annuncio all'inizio del brano. Di questi dischi mi piace soltanto "Tu sola a me rimani" da Chatterton di Leoncavallo, dove lo stile del canto si adatta perfettamente alla personalità dell'artista. Ma per i primi capolavori a 78 giri, o quasi (visto che debbono essere suonati a 75!) bisogna aspettare il 1907. Il suo "Largo al factotum" è eccezionale. Nonostante l'impasto della voce, così corpulento, riesce a fare tutti i virtuosismi secondo le esigenze della partitura. Più belle ancora sono le versioni del 1912 HMV e del 1920 Victor, dove è maturato dal punto di vista espressivo, mentre quella del 1929, utilizzata per la colonna sonora di un film, tradisce qualche durezza di emissione, ed i colori vocali non sono più così cangianti. Trascendentali, secondo me, le pagine dell' Amleto di Thomas, spettacolari, supreme facciate mai più uguagliate: "O vin discaccia la tristezza" HMV 1907, è inaudito per la precisione dell'intonazione, per le variazioni cromatiche, controllate alla perfezione, e per il meraviglioso eloquente fraseggio. Dal 1904 al 1908, incise, di questo suo cavallo di battaglia, sette facciate; peccato non esista l'opera completa. Ottimo nella Carmen HMV