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Il Gioco del Ponte-Il Gioco di Pisa e dei Pisani

 

 

 

 

 

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Daiberto arcivescovo di Pisa, al comando di una flotta di 120 navi (fonti bizantine coeve ne riportano 300) conquista alla guida dell'esercito crociato Gerusalemme.Come premio al suo rango di Arcivescovo della Regina dei mari, viene posto sul trono del patriarcato di Gerusalemme(lettera di Daiberto sul lungo cammino e la presa di Gerusalemme)-Prima crociata.

 

Le difese del territorio

Le strutture intese alla diretta protezione della città erano integrate da una fitta rete di torri, castelli e borghi fortificati, distribuita su tutto il territorio dello stato, in Valdarno, in Valdiserchio, in Valdera, nelle Colline e nelle Riverie' e collegata da un efficiente sistema di segnalazioni ottiche col capoluogo. Se ne vuole qui brevemente accennare anche se l'argomento, per la sua complessità, richiederebbe una ben più ampia trattazion& .
Lungo le due rive dell'Arno e sulle Colline Inferiori si dispiegavano le difese contro Firenze: la torre di Fagiano20°, Cascina, murata nel 1385, Pontedera e il fosso fortificato di Rinonichi con la torre di San Giovanni, teatro di frequenti combattimenti, Caprona col castello di San Biagio 201, Calci, Vicopisano con la rocca ricostruita nel 1330 da Andrea di Puccio Capogrosso da Calci, che nel 1406 resistette Otto mesi all'assedio dei fiorentini, Bientina con la rocca e la torre di Mora, Buti con la rocca, la torre Pisana e la torre della Campana, la rocca della Verruca già esistente nel 996, anch'essa lungamente contesa, la rocca di Fucecchio, il monastero fortificato di San Savino, la torre e le mura di Calcinaia, San Giovanni alla Vena, la torre Vecchia e Nova di Marti, la rocca, la torre Pisana e la torre Ghibellina di Palaia ricostruita nel 1337 da Andrea di Puccio Capogrosso e Stefano di Pardo, i castelli di Lan, del Bagno a Acqua, di Montefoscoli, di Peccioli, di Legoli, di Ghizzano, di Montecchio, di Laiatico, la rocca e la torre di Pietracassa. Per la sua destinazione a granaio fortificato, costituisce un caso a sé la fortezza fatta costruire da Gherardo di Bartolommeo di Compagno fra il marzo 1378 e il settembre 1382 forse opera di Puccio di Landuccio — presso lo scalo fluviale di Ripoli, per proteggere i raccolti dai saccheggi dei fiorentini e dellecompagnie di ventura.
Nel Piemonte(Sottomonte), in Valdiserchio e in Valdozeri a fronteggiare il nemico lucchese erano Agnano, Asciano con Castelvecchio, Castelnuovo e il castello di Castellare, il Bagno di Monte Pisano, oggi San Giuliano (mura restaurate nel 1311 sotto la podesteria di Federico da Montefeltro, da Jacopo Baleante), la torre San Davino, la torre di monte San Giuliano, i castelli di Rigoli, di Quosa, il castello di Avane a guardia del Pontasserchio, la torre campanaria e la grande rocca di Ripafratta con le tre torri annesse, al confine dello stato, Filettole con il castello arcivescovile e l'esagonale torre dell'Aquila, che oggi vediamo abbattuta per metà dalla parte di Pisa, e detta quindi torre segata.
Sulla costa le principali difese erano la torre Faucis Ami, di Bocca d'Arno, ricostruita nel 1355, la torre-faro della Meloria, eretta nel 1156 nel consolato di Cocco Griffi, la rocca di Capraia, restaurata nel 1354 da Stefano del Sordo, la rocca di Gorgona, restaurata nel 1354 da Giovanni di Pagno e Colo di Vanni, la rocca del Giglio, le fortezze dell'Elba (Puccio di San Sisto e altri, 1298) e soprattutto le fortificazioni di Porto Pisano, con la Rocca di Livorno costruita da Puccio di Landuccio negli anni 1373-1375, il Palazzetto, la torre Magnale), la torre Vermiglia, il Faro, la torre delle Formiche di Montenero, la rocca di Rosignano, il castello di Vada, ricostruito negli anni 1360-1362 da Francesco di Mattugio e Bonaccorso di Lupo; verso la Maritima, la Maremma, dove gli interessi pisani contrastava- no con quelli senesi, la rocca di Bibbona, la rocca ovvero palazzetto di Suvereto rifatta nel 1308 da Puccio di San Sisto, la rocca o sia palazzo di Campiglia, la rocca di Piombino, la torre di Vignale, la torre dell'Accesa a protezione delle cave di rame e d'allume, Scarlino, la torre di Buriano ricostruita nel 1330 da Andrea di Puccio Capogrosso, la torre della Troia, la torre della Rocchetta, il castello di Castiglione della Pescaia con l'Arsenale di Podio Pontinia, il castello di Badia al Fango, la rocca di Capalbio.La rete d'avvistamento sulla costa a sud dell'Arno e sulle isole durante il periodo della “recuperata libertà” è descritta in una delibera degli Anziani del maggio 1494 sull'avvistamento di legni di corsari nel mare di Pisa, e riportata con qualche inesattezza da Raffaello Roncioni203:
“Primieramente, il castellano della rocca dell'isola del Giglio, di giorno e di notte sia obbligato, in avvenimento di galere o d'altri legni, darne avviso la notte con il fuoco, ed il giorno con il fumo alla rocca di Castiglione della Pescaia; la rocca di Castiglione faccia segno alla Rocchetta; la Rocchetta alla Troja; la Troja alla rocca di Piombino; la rocca di Piombino alla montagna chiamata Cuglianera; Cuglianera al Cavo della Capanna a san Vincenzio; San Vincenzo al Seggio, ovvero alle Marse; il Seggio ovvero le Marse, a Vada; Vada a Castiglioncello; Castiglioncello a Montenero; Montenero alla torre del molo di Livorno; la torre di detto a quella di foce d'Arno: l'Elba, Capraia e Gorgona devano far segno per tutti i luoghi scritti e loro rispondere ai segni delle sopradette isole. Trovasi che due guardie stavano per ciascuna parte con esquisita diligenza”.
Alla torre di foce spettava il compito di trasmettere a Pisa i segnali ricevuti; le era anche attribuito il compito di segnalare “per via di fuoco a Porto Pisano, alzando o abbassando una vela, le condizioni di navigabilità del fiume e di sondarloo giornalmente e di indicare, piantandovi una frasca, dove la fiumara faceva canale perché detto canale spesso si tramutava come Arno ingrossava
Verso Nord: il ponte d'Albavola, la toi bocca di Serchio, la torre di Filicaia, la rocca borgo di Viareggio e la rocca e il borgo di Motrone restaurati nel 1354 da Stefano del S fondato nel 1160, lungamente conteso da luchesi, il borgo e la rocca di Rotaio, la fortezza Ferma Fede di Sarzana, eretta nel 1262, restaurata nel1354 da Stefano del Sordo, poi distrutta dai fiorentini, fino al castello di Lerici, p dal 1241 al 1256.

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Sparse un pò ovunque nel mediterraneo, le torri e le fortezze della antica Repubblica Pisana fanno sfoggio della loro potenza, robustezza ed eleganza in barba ai secoli ed alle mille tribolazioni che han dovuto subire dal tempo e nel tempo.In questa sezione, faremo semplicemente un piccolo inventario fotografico di quel che resta sul territorio Pisano, avendo ben in mente di non toccare la suscettibilità di qualche storico che avrebbe certamente a ridire della mia attribuizione di tante fortezze e torri costiere ai Pisani del medioevo.Per cui mi limiterò ad esporre(e non è poco) materiale esclusivamente facente parte del territorio di Pisa e della sua provincia.Dopo la prima crociata, i Pisani avevan raggiunto una ricchezza ed una maestria nel costruire fortezze che dal 1150 al 1200 circa, furono capaci di costruire Km di mura merlate e turrite, ampliare il castello di Ripafratta, costruire torri e fortificazioni in portopisano, innalzare il battistero ed il campanile, gettarono ponti sull'Arno, il Serchio e l'Ozeri,si cominciò la fabbrica del camposanto, senza contare le miriadi di fortezze, torri e chiese costellate in tutti i territori a cui, i favorevoli diplomi imperiali(favorevoli per Pisa), facevan riferimento.Si costruirono centinaia di navi per le guerre con Genova nella ansiosa aspettativa della grande conquista del regno(il regno delle due sicilie che faceva gola agli imperatori tedeschi per i quali Pisa era il riferimento primario nell'opera di conquista) che avrebbe dovuto innalzare Pisa più in alto di quanto avessero mai osato sperare lefervide fantasie di quel popolo di navigatori a cui oramai nessuna impresa poteva sembrare impossibile.così scrive il Volpe e nel suo"studi sulle istituzioni comunali a Pisa" continua:Pisa che ora già da qualche tempo si è affacciata alla porta dell'Adriatico a rivaleggiare con Venezia e nella Siria ha conquistato una posizione invidiabile dopo che i suoi cittadini, organizzati laggiù in una società privata di guerra detta dei Vermigli, avevano più di Genova, e mentre i veneziani se ne stavano appartati seguendo la condotta dell'imperatore bizantino ostile ai cristiani, dispiegato dopo il 1187 un mirabile valore di guerra ed una insuperata maestria di costruttori ed architetti nella difesa di Tiro e nell'assedio di S.Giovanni d'Acri;benemerenze queste, che procurarono ai Vermigli ed al comune pisano conferma ed ampliamento degli antichi diplomi, da parte di Corrado di Monferrato.Già prima del 1180 vi erano state lotte fra pisani e veneziani ad Almiro di Romania.Quelli avevan sostenuto i loro corsari, combattuti dalle navi veneziane e greche ed avevano, dopo penetrati nell'Adriatico, preso le parti di Ancona contro Venezia; donde proibizione ai pisani di navigare in quella città ed ai veneziani di navigare a Genova.Ora, nell'ottobre 1187, Enrico VI dava ai pisani prova delle sue buone disposizioni confermando le franchigie paterne, e riprendeva con essi i negoziati.Ma dalla Siria si richiedevano pronti soccorsi; ed allora Pisa e Genova, per opera del pontefice, si pacificarono nelò 1188;i fiorentini misero pace in Lucca turbata da lotte interne:l'anno stesso, nel settembre, partiva per l'oriente, ove giunse nell'aprile dopo svernato a Messina, una flotta su cui avevan preso imbarco, sotto la guida dell'arcivescovo Ubaldo, pisani e crociati di Lucca, Firenze, Pistoia, guerrieri e mercanti insieme, spinti meno dalla fede che dal desiderio di lucro(sembrache vendessero nell'inverno a prezzi molto alti, panni acquistati per poco prezzo in patria)e dall'entusiasmo che le epiche battaglie attorno a Tiro avevan suscitato.Riporta il volpe in calce questo appunto:corse per tutta Europa la fama di questa società di pisani(società de Vermigli)e non ne manca menzione in cronache lombarde contemporanee.L'attitudine dei pisani nei lavori di fortificazione era grandissima e largamente riconosciuta finanche in Portogallo, un esercito crociato si sarebbe nel 1147,consumato forse invano attorno ad una fortezza, se non era"quidam pisanus natione, vir magnae industriae", che costruì torri"mirae altitudinis"e di terribile vista ai nemici.(aggiungo io: come doveva essere bella Pisa e come dovevano essere alte e svettanti le sue migliaia di torri, io ti vedo nei monconi dei palazzi, nelle pietre di verrucano che ancora costituiscono l'ossatura delle tue case, ti vedo con l'occhio della fantasia che solo ai fortunati ed ai tuoi amanti è concesso possedere.

Il riempimento tra gli archi a sesto acuto delle case-torri che oggi vediamo spesso in laterizio, probabilmente in molti dei casi era in legno, unico esempio di espediente architettonico del medioevo, un pò come la concezione moderna dei prefabbricati, una forte intelaiatura e fondazione e rivestimenti in pannelli in tavole di legno del bosco di Tumulo(San Rossore).Se da una parte rese velo e sorprendente l'edificazione urbana in Pisa intorno al 1150, Tale tipologia di edifici prestava facilmente il fianco agli incendi e certamente fò presto rimpiazzato soprattutto dalle famiglie ricche, dal verricano o dal laterizio.é anche probabile che i vuoti che oggi vediamo tra le svettanti arcate a sesto acuto delle torri, sia dovuto alle continue devastazioni che Pisa subì dopo il 1500 ad opera dei fiorentini e dei pisani stessi che per la fame smantellavano le torri per venderne le pietre.

Le Case Torri erano torri molto massicce e di notevole altezza che servivano come offesa e difesa, arrivavano dall'alto medioevo nel quale costituiirono una valida difesa per la città contro le invasioni barbarche prima e le incursioni saracene poi., esse spiccavano nel panorama della città per significare l'importanza della famiglia che le aveva fatte costruire, naturalmente vennero edificate soprattutto lungo i canali e in prossimità della via commerciale più importante per quel tempo: l'Arno.
Erano costruite in pietra verrucana: le pietre erano squadrate a mano e portate dal monte della Verruca(anche da altri monti nel Pisano) fino a Pisa attraverso i canali che lambivano i piedi dei Monti Pisani.
Nella casa torre le stanze erano una sopra l'altra e comunicavano tra loro per mezzo di una scala a pioli in legno, infissa nella parete.
Erano buie perché le finestre inizialmente erano piccole feritoiechiuse da sporti di legno, per rientrare c'erano due aperture: una più grande da cui passavano le merci, ed una più piccola da cui entravano le persone (il Passetto).
La Cucina era in alto per permettere al fumo di uscire liberamente all'esterno.
Nel tempo le Case Torri subiscono dei cambiamenti: nel 1100 divennero più spaziose, merlate con balconi in legno all'esterno, le finestre divennero più grandi ed a arco tondo.
Ma i pisani erano piuttosto litigiosi e si facevano guerra anche per avere la casa più alta, così il vescovo Daiberto diede l'ordine di non costruire oltre una certa altezza che era stabilita nella torre di una importante famiglia pisana e in segno di pace far scomparire le bertesche, cioè armi di offesa in legno che dall'alto della torre costituivano una minaccia per la pace cittadina.
Fra il 1200 e il 1300 le Case Torri subiscono nuove lavorazioni: nel 1200 cominciano ad apparire veri e propri palazzi, le case si estendono in larghezza e sono arricchite con marmi, decorazioni in mattoni sulla facciata come cornici, appaiono stemmi di famiglia, le porte e le finestre diventano più ampie, i balconi hanno un loggiato, bifore, trifore, la città è al massimo del suo splendore e venire in nave e trovarsi davanti agli occhi lo spettacolo dei lungarni, deve provocare vertigine al fortunato spettatore.
Agli inizi del 1300 furono messi alle finestre i primi vetri che rendevano più luminosi gli spazi interni.
Così dal 1300 in poi le Case Torri si estendono sempre più in larghezza: vengono buttate giù le pareti esterne in modo da unire due o più Case Torri, si costruiscono pilastri di sostegno e loggiati.
Alcune Case Torri che sono divise da un vicolo, ma una di fianco all'altra vengono unite da un cavalcavia.Nel 1509 Pisa venne sottomessa dalla potenza di Firenze e con il dominio dei Medici le Case Torri vennero intonacate perché Pisa cambiasse il suo volto. Con l'ordine dei Medici furono abbassate ed il materiale ricavato servì ad unirle e colmare i vuoti che erano tra una torre e l'altra e così si formarono i Palazzi sui lungarniche vediamo oggi.

 

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