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Nel 1999 sono state rinvenute a poche centinaia di metri dalla famosa Torre di Pisa,presso la stazione di San Rossore, distante circa un miglio dal mare, quattro navi di epoca romana.(ad oggi, 09/01/2006-il numero di navi riportate alla luce è circa 30)
Nuovi ritrovamenti delineano l'antica Alfea
Scoperta “l'autostrada” Pisa–Spina costruita 2500 anni fa.
La sensazionale scoperta consiste in una massicciata di 2500 anni fa e che collegava Pisa con Spina.
L'importanza del ritrovamento è data dal fatto che il carattere precario ne fa scomparire le tracce nel corso degli anni tanto che la stessa soprintendente della Toscana ha affermato che proprio la precarietà ne rendono preziosa la scoperta e la tutela.
L'eccezionalità è accentuata dal fatto che le sue dimensioni, sette metri di larghezza, la inseriscono tra le più importanti strade trovate in Italia mentre la tecnica di costruzione è costituita da ciottoli e massi giustapposti a secco.(questa scoperta particolarmente importante anche se passata inosservata agli occhi dell'opinione pubblica, ci svela che già Pisa era una città porto di grande importanza che aveva l'esigenza di creare vie di comunicazione terrestri per far affluire le proprie mercanzie nell'entroterra.Ci riporta anche alle parole del Borchardt che sosteneva una Pisa già esistente 5000 anni fa con una strada, l'unica d'Italia, che collegava Spina con Pisa per i commerci dell''allora preziosa ambra tra i greci dell' adriatico e i popoli dellle coste del Mediterraneo occidentale per non dover circonvallare l'intera penisola.Che sia questa la famosa via dell' ambra? Dal maggio 2004, dopo le indagini affidate dalla Sprintendenza ai Beni archeologici di Firenze ad un gruppo di archeologi lucchesi, è riemersa la notizia del ritrovamento di un sito archeologico avvenuto nel 1996.
La scoperta fatta.
In quell'anno, durante i lavori per la costruzione di un inceneritore a Casa del Lupo vicino Lucca, sono state notate delle pietre che per la loro disposizione sono state credute facenti parte di un muro. Vengono compiuti scavi esplorativi e si scoprono opere di canali di bonifica e di irrigazione di epoca romana.
La zona viene salvaguardata con il vincolo di inedificabilità.
Si sospendono i lavori dell'inceneritore mentre vengono portati avanti alcuni studi sul sito.
La sorpresa degli esperti.
A maggio 2004, dopo gli esami espletati dagli archeologi, si ha un'idea molto più chiara sulla natura del sito: altro aiuto viene dal resoconto delle analisi fatte con il radar dall'università di Genova nel 1997.
Grazie ad uno scavo più specifico si è scoperto che le pietre non facevano parte di un muro ma del pavimento di una strada lastricata che riporta ancora solchi lasciati da ruote di carri. Questa è parallela alla autostrada Firenze mare ed è orientata da ovest a est. La sua struttura è simile alle strade romane, per cui a prima vista è stata scambiata per tale, differendo per la parte superiore che è costituita da un manto omogeneo, come il nostro asfalto, fatto di argilla e ciottoli piatti di fiume. Oltre a questa differenza si è scoperto che l'impianto delle pietre destinate a sopportare il calpestio si trova su un letto di terra e ghiaia contenenti frammenti di ceramiche etrusche del 550 a.c.
Per il resto delle sue modalità costruttive sembra romana dato che è leggermente a schiena d'asino con ai lati due canali di scolo dell'acqua piovana proveniente dalla mezzeria.
Ipotesi e teorie conseguenti.
I Romani giunsero nella zona di Lucca nel 240 a.c., fondarono Lucca nel 180 a.c. e hanno costruito una strada molto più a nord e collegante il mare alla valle dell'Arno.
Il capogruppo degli archeologi, Michelangelo Zecchini, considerando che quella zona sino ad allora era ritenuta una parte estremamente periferica e secondaria dell'Etruria, come altri suoi colleghi non riusciva a comprendere gli ingenti ritrovamenti di monete d'argento provenienti dalle isole Baleari e dalla Campania in un villaggio etrusco vicino Altopascio; quelli abbondanti di preziosissimi e raffinati gioielli ritrovati in una tomba di Rio Valletta.
Ma l'esistenza di questa strada, il rinvenimento di scorie di ferro provenienti dall'isola d'Elba uguali a quelli rinvenuti a Marzabotto e a Spina, le notizie su di essa lasciateci dallo storico greco Scilace di Carianda (VI - V secolo a.c., autore del periplo dell'Indo compiuto per conto di Dario I di Persia trascritto in un sua opera andata distrutta, salvo pochi frammmenti, e testimoniata da Aristotele, Alieno, Strabone ed Ecateo) avvalorano l'idea di questa via di comunicazione larga 7 metri che in soli tre giorni (secondo Scilace) consentiva diandare da un mare all'altro.
Sicuramente non con un carro ma a cavallo forse si. Con questa importante strada i Pisani trasportavano i minerali di ferro dal porto di Pisa, proveniente dall'Elba, al porto di Spina (nei pressi di Comacchio) dove veniva venduto alle popolazioni orientali che vi si rifornivano.
La zona interessata dagli scavi è sempre stata acquitrinosa e si è pertanto sempre pensato che colà ci si sia mossi soltanto con le barche da tempo immemore anche per la vicinanza del fiume Serchio che già nel 420 a.c. con inondazioni ripetute ha lasciato consistenti depositi alluvionali nel circondario tra cui la vecchissima sede stradale.
Ancora, secondo l'archeologo Zecchini, è immaginabile che lungo la strada ci siano stati insediamenti abitativi come Luca (mai trovata e già sede temporanea nel 217 a.c., secondo Livio, di una legione romana durante le guerre contro Annibale), insediamenti di stazioni di sosta e di pernottamento. Tante di quelle cose che costringeranno a ridisegnare tutti i fatti finora conosciuti per certi.
L'amarezza del cittadino.
Ancora una volta un distratta gestione del bene pubblico ha il sopravvento su importanti fatti di vita sociale che sotto l'aspetto culturale testimoniano la loro importanza.
La mancata pianificazione delle spese per queste occorrenze, che in altri paesi di più consolidata serietà amministrativa farebbe inorridire e indurrebbe quanto meno a mortificante condiscendenza, ha costretto La Soprintendenza dei Beni Archeologici di Firenze a interrare il sito per salvaguardarlo da tombaroli, contrabbandieri di reperti, vandali e da tutta la rimanente "fauna" sempre pronta al saccheggio dopo aver opportunamente decretato il vincolo di inedificabilità.
E fin tanto che prevarrà la rozza pragmaticità mercantile ispirata alliberismo selvaggio angloamericano ci saranno poche speranze di miglioramento. AGGIUNGO DI MIO PUGNO CHE SE FOSSE STATA UNA SCOPERTA CHE INTERESSA L'ORBITA FIORENTINA, SAREBBE STATO AFFRONTATO IL PROBLEMA IN MODO DEL TUTTO DIVERSO, SI SAREBBERO TROVATI ANCHE I SOLDI. MA NON SI DEVE TANTO SAPERE IN GIRO CHE PISA GIà 2500 ANNI Fà COSTRUIVA VIE CHE POI I ROMANI AVREBBERO IMITATO IN TUTTO IL MONDO è BENE CHE RIMANGA SOTTERRATO, COSì GLI EVENTUALI LADRI DOVRANNO ALMENO DARE QUALCHE VANGATA PRIMA DI PORTARSI A CASA LE PIETRE.DAVVERO è AMARO ANCHE IL MIELE.
L'area archeologica di monte Castellare
Se si guarda la posizione topografica del monte ci si accorge subito che la sua posizione e la sua conformazione le forniscono una sorta di vocazione strategica per il controllo del territorio circostante e delle principali vie di comunicazione. Si tratta, infatti, di una delle cime minori (268 metri s.l.m.) dei contrafforti del Monte Pisano più avanzati verso la pianura, da cui è possibile avere una visione panoramica dell'intero litorale pisano e del lato sud occidentale dei monti; da essa inoltre è possibile vedere anche la piana di Lucca attraverso la valle di Santa Maria del Giudice, immediatamente ai suoi piedi sul lato nord. Il Monte Castellare domina l'antica strada che attraverso il passo di Dante ed il passo Croce congiungeva, nel modo più diretto, Pisa con Lucca e quindi con la Garfagnana e i valichi dell'Appennino.
Per quanto detto e proprio per la sua posizione privilegiata, la cima del monte è stata interessata dalla presenza umana fin dalle epoche più antiche. Proprio sulla vetta, dunque, sono in corso da alcuni anni degli scavi archeologici che hanno lo scopo di indagare le antiche strutture presenti, comprenderne la funzione e ricostruire la sequenza degli eventi storici che hanno interessato il luogo.
Nell'estate del 1988 un'indagine archeologica più approfondita fu decisa da Adriano Maggiani, professore d'Antichità Italiche all'Università di Venezia, il quale si è sempre avvalso dell'opera continua dei volontari del Gruppo Archeologico Pisano. Essi non soltanto hanno finora svolto le operazioni di scavo e di documentazione delle stratigrafie e dei reperti durante le campagne estive, (durante le quali il Gruppo Archeologico Pisano, con il supporto logistico del Comune di San Giuliano Terme, nel periodo estivo, organizza un Campo Archeologico a cui partecipano soci dei G.A.I. (Gruppi Archeologici d'Italia) provenienti da tutta Italia e dall'estero) ma soprattutto hanno effettuato in questi anni una costante e capillare opera di divulgazione nei confronti della popolazione del comune di San Giuliano Terme, affinché i risultati della ricerca non rimanessero confinati nell'ambito puramente scientifico ma entrassero a far parte del patrimonio culturale della comunità locale. Proprio grazie a questo impegno, che ha creato passione ed interesse attorno a questo bene culturale, l'area archeologica del Monte Castellare è ora diventata, di fatto, il primo parco archeologico visitabile del territorio pisano.
I reperti affiorati durante gli scavi archeologici effettuati sul luogo dal Gruppo Archeologico Pisano scandiscono differenti periodi: l'Età del Bronzo, e l'Età del Ferro, durante le quali fiorì la civiltà Etrusca risalente ad un periodo che è compreso tra il XI e il VII secolo a. C.. L'Età del Bronzo è attestata da sporadici reperti, mentre più consistenti e interessanti dal punto di vista antropologico sono i ritrovamenti etruschi. A quest'epoca, infatti, risale la costruzione di un interessante edificio fortificato sulla cima del roccioso e impervio Monte Castellare, posizione privilegiata che domina la campagna sottostante da una posizione con funzione strategica per il controllo del territorio.
Qualche nota sulla fortificazione ci perviene dalla relazione degli scavi, da cui si desume che il fabbricato era orientato secondo gli assi cardinali, tipica disposizione adottata anche per i luoghi di culto.L'interno del rudere si articola in una serie di cellette che sono in comunicazione con un vano probabilmente adibito ad uso cultuale.
Dalla fine del IV secolo a. C., il luogo fu abbandonato e fu di nuovo abitato a partire dal VVI secolo d. C., vale a dire al tempo delle invasioni barbariche. La scoperta si deve al Gruppo Archeologico Pisano che nel 1976 raccolse sul posto alcuni frammenti ceramici e laterizi d'epoca etrusca e confermata da Marcello Cosci che individuò attraverso la fotointerpretazione la presenza di una potente cinta muraria
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Terme di Adriano
Scoperti i resti di una chiesa del 1000, a Pisa 12/05/2005 - I resti di una chiesa dell'anno Mille e tracce di un piccolo distretto proto-industriale sono affiorati nel corso degli scavi accanto al Giardino Scotto di Pisa.
Lo hanno riferito la direttrice del dipartimento di scienze archeologiche Marisa Bonamici, il docente di archeologia medievale Marco Milanese, il costruttore Vincenzo Bizzari e l' architetto che ha seguito i lavori Beniamino Cristofani. ''Lo scavo - ha detto Milanese - ha permesso di individuare, attraverso la piu' ampia finestra stratigrafica mai scavata all' interno delle mura urbane di Pisa, un bacino che cronologicamente spazia dalla tarda antichita' ai giorni nostri. In particolare, e' stata trovata parte della chiesa medievale di S. Andrea in Kinzica, fondata nel secolo XI direttamente su strutture tardoantiche, la cui ubicazione era sconosciuta e l'adiacente quartiere con piazza e pozzo''. L'orientamento della chiesa, e' stato aggiunto, permette di ipotizzare che torre quadrangolare, che ora si trova nelle mura urbane vicino all'ingresso dello Scotto su lungarno Fibonacci, non fosse una struttura difensiva, ma campanaria e costituisse proprio il campanile della chiesa di Sant'Andrea. L' indagine ha, inoltre, rivelato come nel XIV secolo il quartiere abbia subito una radicale trasformazione con l'impianto di una serie di opifici per la produzione delle campane. E' la piu' vasta area dedicata a questa produzione mai individuata. Le campane, normalmente, erano fuse direttamente nei luoghi di utilizzo, in chiese e campanili, perche' era difficile trasportarle. In questo caso, invece, e' stato scoperto un piccolo distretto ''proto-industriale'' testimoniato dalle grandi dimensioni dell'area produttiva, con almeno 4 fosse di gettata, l' individuazione di sette differenti fusioni e il ritrovamento di un frammento di ceramica su cui e' incisa una campana che porta il nome del fonditore Benciveni, attestato nella documentazione scritta ed attivo a Pisa nel XIV secolo. ''Lo scavo - ha aggiunto Grattiglia - ha fatto trovare anche i resti della scomparsa cittadella fiorentina eretta a meta' del XV secolo sulle demolizioni del quartiere, e distrutta nel 1495, e di una porzione del Baluardo della Cisterna,parte della successiva fortificazione cinquecentesca, eretta tra il 1509 e il 1512 da Giuliano da Sangallo, che costrui' per lo piu' sul tracciato della precedente''.
Trovata necropoli del periodo tardo-romano
articolo della Nazione del 21/8/2005:
"Affiora necropoli romana. Porta a lucca:trovate 25 tombe durante gli scavi nell'area ex-gea.
"Una necropoli di età tardo romana è affiorata a porta a lucca durante i lavori nell'area ex-Gea per la realizzazione di un compleso residenziale. Gli archeologi hanno scoperto 25 sepolture di cui alcune ad anfora ed altre alla cappuccina. PURTROPPO UNA PARTE DELLA NECROPOLI ERA GIà STATA DISTRUTTA DALLE RUSPE quando la soprintendenza ha ricevuto la segnalazione del ritrovamento dei reperti. Gli scavi prosegurianno non appena riprenderanno i lavori del cantiere, allafine della pausa agostana. Sotto la necropoli è stata infatti avvistata una struttura di epoca precedente, forse romna. E' molto probabile che si possa arrivare ai livelli etruschi.
" E' uno scavo molto importante anche se per il momento non si possonodare ancora spiegazioni molto precise" dice l'ispettrice della soprintendenza archeologica Emanuela Paribeni, alla quale è affidato il coordinamento del gruppo di archeologi che da un paio di mesi (cazzo, solo ora esce la notizia ?!) scava alla scoperta di un altro pezzo di storia della città. " In realtà la necropoli era molto più ampia, ma prtroppo le ruspe del cantiere avevano già fatto dei danni quando siamo intervenuti, e una parte delle tombe è sicuramente andata distrutta iinsieme a ciò che contenevano".
La segnalazione che in quell'area stavano tornando alla luce vestigia dell'antichità è stata fata dallì'istituto cultural ippolito rosellini. La soprintendenza che fino a quel momento aveva solo dato una serie di prescrizioni alla ditta (perchè? sapevano già che c'era qualcosa?), èintervenuta direttamente per una indagine accurata. " Sapevamo che la zona era densa di reperti e per questo avevamo imposto una serie di prescrizioni" spiega ancora la dottoressa Paribeni. "Purtroppo queste non sono state rispettate (!!!!). Per fortuna l'istituto Rosellini ha notato che qualcosa non andava e siamo riusciti ad arrivare in tempo per ricostruire le antiche frequentazioni dell'area".
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