Croce Pisana-------------------------------------Tra storia e leggenda a Pisa

La sua origine ebbe inizio nel 1017, quando lo stendardo fu consegnato da Papa Benedetto VIII ai pisani pronti a combattere i saraceni che avevano preso la Sardegna.La storia riportata anche dal cronista Ranieri Sardo dice che la croce d'argento fu concessa da papa Benedetto VIII (Teofilatto dei conti di Tuscolo, papa dal 1012 al 1024) nel 1017 quando i pisani mossero verso la Sardegna per liberarla dai Saraceni (e impossessarsene). In seguito lo stemma rosso caricato della croce fu riconosciuta anche da papa Callisto II (Guido di Borgogna, 1060-1124). Io propendo per l'ipotesi che il vessillo rossocrociato fosse già a sventolare sulle galee pisane dopo le guerre in Spagna e alle isole Baleari, dove i pisani si resero indispensabili con le loro flotte per riconquistare le terre ai musulmani.Questo documento ne parla:
1113-09-07, San Felice de Guixoles documento.
Memoria del trattato stipulato tra i rappresentanti di Pisa e Raimondo Berengario III, conte di Barcellona, all'inizio della spedizione congiunta sulle le Baleari. Raimondo Berengario garantisce la sicurezza nella persona e nei beni ai pisani che frequentano le sue terre e soprattutto Arles e Saint-Gilles, l'esenzione dai diritti doganali usagium in Arles e Saint-Gilles e nelle altre terre di sua pertinenzae la tutela in caso di naufragio.
In omnipotentis Dei Patris et Filii et Spiritus sancti nomine. Breve recordationis ad futuri temporis memoriam societatis et amicicie atque donationis, quam Raymundus Berengarius, Barchinonegloriosissimus comes , Pisanis fecit et cum eis firmavit. Siquidem cum Pisanorum exercitus, qui pro christianorum ereptione captivorum ad Maiorcam proficiscebatur, divino ducatu in portu (a) Sancti Felicis prope Gerundam apud Barchinoniam applicuisset, prenominatus Raymundus, excellentissimus comes, cum Raymundo Barchinonensi atque Berengario Gerundensi venerabilibus episcopis ac Nogelario ecclesie Sancti Ruffi religioso abbate necnon et Bernardo Guillelmi de Sardagna strenuissimo comite, Guillelmo Arnaldo vicecomite, Guillelmo Gaufridide de Cerviaria (b) , Guillelmo Raymundi aliisque suis militibus, causa confirmande societatis et amicicie, quam ab utriusque partibus multis transmissis legationibus copulare desiderasse ad invicem promiserant, ad Pisanos in predictum portum Sancti Felicis venisset, postquam sanctissime crucis signum a Petro reverentissimo Pisane ecclesie archiepiscopo , qui dompni apostolici in predicto exercitu vicem gerebat, ad Dei honorem omniumque christianorum salutem suo humero susceperat, nec non et sancte Dei genitricis et virginis Marie Pisane ecclesie , ad Dei et sanctissime Romane ecclesie et omnium sanctorum honorem, ita de eiusdem archiepiscopi manibus ut, quocienscumque Pisani exercitum facerent supra Sarracenos per Hyspaniam ,eorum vexillifer atque guidator foret, vexillum receperat, hoc donum, consilio predictorum episcoporum, abbatis aliorumque qui secum aderant, prenominatus prestantissimus comes Pisanis ,causa corroborande societatis et amicicie, concessit ut, quocienscumque ipsi Pisani vel aliquis ex Pisano populo per terram vel per mare nobilissimi comitis negociatum alioque modo deambulaverint, salve persone cum avere in Arelatensi civitate et in burgo Sancti Egidii, et per totam suam virtutem et forzam, quam habet vel in antea acquisierit, vadant atque morentur, et nullus census nullusque redditus, quem vulgo usagium appellant, qui sibi pertinet, nequein Arelatensi civitate, neque in burgo Sancti Egidii, neque per totam eius virtutem vel forzam, quam habet vel in antea acquisierit, alicui Pisano queratur. Et insuper ubicumque Pisani vel in Arelatensi civitate, vel in burgo Sancti Egidii, et per totam eius virtutem et forzam quam habet vel in antea acquisierit, in terra vel in mari applicuerint, ab omni homine eos debebit deffendere. Et si qua Pisanorum navis per totam eius terram, periculis imminentibus, nauffragium passa fuerit, salve debeant esse persone cum avere.Igitur postquam predictum donum, consilio iam nominatorum episcoporum et abbatis ac comitum aliorumque qui secum aderant, strenuissimus comes populo Pisano concessit, Athonem filium domini Marignani et Erithonem filium domini Erithonis, consules Pisanorum, osculo sub fidei signo dato, per quodam missile quod vulgo bulcionem vocamus, vice aliorum consulum tociusque Pisani populi , coram marchionibus, comitibus, principibus Romanis, Lucensibus, Florentinis, Senensibus, Vulterranis, Pistoriensibus, Longobardis, Sardis et Corsis, aliisque innumerabilibus gentibus, que in predicto exercitu aderant, investivit. Ut autem omnia que superius dicta sunt confimarentur et perpetuo memorie habeantur, iam nominatus prestantissimus comes, coram predictis hominibus, Berardonem Pisanorum consulum cancellarium in scriptis redigere et omnia confirmare precepit.
Acta anno dominice incarnationis MC quarto decimo, sub Petro venerabili Pisane ecclesie archiepiscopo atque Gerardo, Petro , Gerardo vicecomitibus, Dodo Athone , Enrrigo, Ildebrando, Dodone, Lamberto, Erithone, Loytterio, Ruberto, Rodulfo consulibus, prope ecclesiam Sancti Felicis de Gerunda, septimus Idus septembris, indictione sexta.
Documento: Lettera.
Lo stesso sindaco di Tolosa Joan-Luc MODENC, nel periodo delle Olimpici di Torino 2006, è esplicito nella lettera inviata al sindaco di Torino Chiamparino quando afferma: La nostra croce di Tolosa è la croce di Pisa .Quel che ci interessa di tale lettera per la nostra ricerca, è la parte iniziale che non lascia interpretazioni al caso.
Tolosa, 25 gennaio 2006
Sig. Sergio CHIAMPARINO
Sindaco di Torino
Piazza Palazzo di Città
10122 Torino
Prot. JLM/MHP/274520-mpt
Signor Sindaco,
Da sempre sappiamo che, dalle Alpi alle Pirenei, facciamo parte dello stesso mondo. Una stessa geografia ci ha fatto condividere interi aspetti della stessa storia. La nostra croce di Tolosa è la croce di Pisa; il nostro Luigi di Tolosa è uno dei santi di Perugia. Da sette secoli degli Occitani vivono a Guardia Piemontese, in Calabria ...I rifugiati catari a Cuneo e i numerosi italiani che abbiamo accolto nella nostra regione all'inizio del secolo passato, como Silvio Trentin, ci hanno fatto amare il vivere insieme.Abbiamo tante cose in comune. Da Petrarca, venuto a Lombez, vicino Tolosa, fino all'importante comunità italiana che lavora all'ATR, continuiamo ancora e continueremo per molto tempo!Ecco perché, in nome di questa storia, vorrei trasmetterle un messaggio fraterno. Oggi, sono i Giochi Olimpici invernali che ci offrono l'occasione di ricordare quanto siamo vicini: è la lingua occitana che ci permette di esserlo tanto.Tolosa, capitale occitana, invia un saluto fraterno agli amici italiani.
Viva i Giochi!
La prego di gradire, Signor Sindaco, i nostri saluti più sinceri
Joan-Luc MODENC
Còpia : Na de VEYRAC – Conse Adjunta – per entresenha
Na MAYEUX-BOUCHARD – Conselhèra Delegada – per entresenha
En de La FARGE – Cargat de Mission – per entresenha
Ma anche nella guerra leggendaria contro al-Mahdiya in Tunisia, già si parla del vessillo:
Nel 1087 Pisa e Genova guidano, contro l'allora importantissima città africana di al-Mahdiya - oggi piccolo porto tunisino -, che secondo Giuseppe Scalia "[...] rappresentava il più serio pericolo per la sicurezza del commercio marittimo", una grande spedizione della quale facevano parte anche amalfitani, romani e altri contingenti italiani. Le fonti arabe più affidabili parlano di trecento navi e di trentamila uomini. La spedizione si conclude con una straordinaria vittoria, che stupisce i contemporanei per l'imponenza delle difese della città, e ha alcune caratteristiche che l'avvicinano alla prima crociata, svoltasi pochi anni dopo: il suo carattere marcatamente religioso, la sollecitazione da parte di Papa Vittore III (1086-1087) e il signum Petri, il "segno di Pietro" - quasi certamente la croce - posto sulle bisacce dei partecipanti.Secondo la leggenda il campo rosso fu adottato in ricordo dell'ancile di Numa Pompilio (v. Roma) per significare la volontà dei Pisani di allora di rinverdire le glorie e riedificare l'antico impero attraverso quelle battaglie che vedranno i Pisani come riunificatori di un mondo allora in mano ai saraceni.Quei pisani si sentivano veramente i fondatori di una novella Roma e i documenti coevi che ci sono arrivati, ci parlano chiaramente di questo, non è un caso che Bernardo da Chiaravalle stesso pronunciasse queste parole: Assimitur Pisa in locum Romae,non solo come sede apostolica(come spontaneamente viene interpretato),ma anche e soprattutto come guida di un rinsaldato impero d'occidente che uscito dalle invasioni dei barbari prima e da quelle musulmane poi, aveva gran bisogno di riorganizzare l'impero con leggi e nuove vie commerciali che ben presto portarono i loro frutti culturali, economici e sociali di un'Europa che di lì a poco uscirà dal buio medievale per gettarsi in pieno rinascimento, che a Pisa deve il suo punto di partenza anche se non quello di arrivo.Fu un fiorire di nuovi villaggi e un rifiorire di vecchi paesi, borghi, fortificazioni, città, che si addossavano attorno al nucleo centrale, la chiesa, potere religioso ma soprattutto organizzativo e propulsivo per gli uomini di quei tempi.
La Croce Pisana più antica, del mitico console Cocco Griffi , anno 1156 .
(dal latino cocus: rosso vermiglio-Dal latino: Grifo --dal tedesco:Griffa-griffia-marchio)
Potrebbe essere che tale croce sia l'evoluzione stilistica della croce usata dai templari alla prima crociata, la cosiddetta "croce Armena" e che tale croce sia stata acquisita in contemporanea dai potentati delle regioni Provenzali successivamente definite "Occitania" e dalla Repubblica Pisana che con tali regioni aveva solidi traffici commerciali.Molto interessante questo delizioso cofanetto che si trova nella cattedrale di Saint Etienne dove appunto si conserva la raffigurazione più antica di tale croce in Europa continentale risalente al 1211 (naturalmente non più antica di quella del Griffi che era posta sulle mura della città, le mura che furono erette proprio sotto il consolato del Griffi, copia di tale croce Pisana che risale al 1157 si può vedere a Lajatico) .Tale reliquia ha la stessa fattura e potrebbe essere opera della stessa mano, di una simile conservata al museo dell'opera del Duomo(accanto, la croce d'argento donata da Papa Benedetto VIII nel 1017 .(Sono convinto che ciò non sia dovuto al caso ma a solidi legami che intercorrevano tra Pisa e l'Occitania)
Carrellata di antichissime croci pisane:
Ambrogio Lorenzetti Storie di San Nicola 1332 Museo dei furti Pisani, orifizi-Firenze.

oppure nella chiesa di San Piero a grado (altare) http://www.stilepisano.it/immagini/pages/spiero1111%20019_jpg.htm
nei sotterranei al parlascio(che ho visto ma non ho la foto)
Le centinaia di croci d'argento sulla bellissima fascia di broccato del XIII sec. di cui conserviamo un frammento nel museo dell'opera del Duomo, ricopriva tutto il perimetro esterno della cattedrale ed era completamente ricoperta con migliaia di pietre preziose intervallate da croci-pisane e altre raffigurazioni in argento, veniva posta come paramento nel giorno 14 Agosto di ogni anno, il giorno dell'assunzione della Madonna,festeggiato fin dalla fondazione della Cattedrale con una grandissima cerimonia, come ci riporta Alessandro da Morrona : Merita memoria la grande illuminazione, che si fa annualmente nell'interno di questa Chiesa nella sera del dì 14 di agosto ad onoranza dell'Assunzione della Madonna. Mediante la vaga distribuzione, e la quantità della cera, che armonicamente varie parti architettoniche ricorre, e che ardendo discioglie le ombre, il superbo edifizio fa di sé bella mostra tal che diletta, e rapisce l'occhio degli spettatori. Così soprendente apparato fu più volte espressamente messo in ordine ad appagar la vista d'illustri Viaggiatori. Antichissima è l'epoca della festa, traendo origine dalla fonazione del Tempio, allor quando si celebrò con solenne pompa, e con l'intervento di tutti i magistrati: lo affermano le surriferite carte, ed altri Scrittori delle storie pisane. Egli è un prodigio, che dessa fino al presente si conservi, e che circa al 1790 sfuggisse il destino di alti lieti spettacoli, che rendean
quel giorno più decoroso, e da maggior numero di confinanti frequentato. Non tralascio di opportunamente accennare la seguente notizia, che denota la ricchezza, e la magnificenza di quei tempi. Raccontano i Cronisti, che nel suddetto giorno, innalzate le bandiere sulle più alte estremità del Duomo, del Campanile, di S. Giovanni, e del Campo Santo una fascia ricca di rare pietre cingeva esternamente le mura della Chiesa, e che simboleggiava la Cintura della Madonna. Fan fede al racconto i sostegni di ferro tuttora esistenti, e una parte di essa, che povera , e nuda nel palazzo dell'opera sempre si conserva. Il Dipintore Pietro Sorri nel divisato suo quadro la espresse. Questo ci racconta il Da Morrona.
A proposito di Cattedrale: Quando cominciai questo sito, commisi un incredibile errore: chiamai la nostra Cattedrale Santa Maria Maggiore. Dopo poco tempo mi arrivò una mail di disappunto chiarendomi che la Cattedrale di Pisa era intitolata a Santa Maria Assunta e Santa Maria Maggiore era quella di Firenze.Mi sentii uno stupido, come avevo fatto a commettere un errore così banale? Parlavo di storia, arte di Pisa e non conoscevo neppure il nome della sua Cattedrale, eppure quel Santa Maria Assunta non mi suonava bene, ricordavo di aver letto in più documenti "Sancte Marie Maioris" riferito a Pisa ed in effetti non avevo tutti i torti, l'avevo letto persino su una piccola lapide in viaT. Roock in Barbaricina, che riporta Ecclesia pisanae Sancte Marie Maioris, ultimamente ne ho fotografata una dal palazzo sul Lungarno adiacente piazza Garibaldi.
Poi ho fatto una ricerchina su Stilepisano ed ho trovato ciò che avevo letto, son riusciti anche a cambiare il nome alla Cattedrale:Vedi i risultati
alcuni documenti di corrispondenza tra la Sardegna e Pisa nei quali viene stilizzata tale tipo di croce: http://www.stilepisano.it/immagini/pages/stampedoc1%20(19)_jpg.htm
Sappiamo poi che Pisa insieme a poche altre città come Genova avevano la possibilità di armare grandi flotte per la terrasanta e per contrastare i musulmani sul mediterraneo e antichi dipinti ci danno queste immagini: http://www.stilepisano.it/Pisa_crociate_2.htm Come sappiamo che Pisa teneva per concessione imperiale un quarto di Acri e ricchi possedimenti ad Antiochia, Cesarea in Egitto ecc.. Non abbiamo notizie in proposito di grosse e organizzate flotte di potentati dell'europa continentale, che andavano poco al di là di imbarcazioni di piccolo cabotaggio. Per questo si fece la fortuna di città come Pisa e Genova che divennero repubbliche con grande autonomia già nelle prime crociate e di Venezia nelle successive, perchè erano i porti dai quali partivano gli organizzati eserciti(cavalieri forti militarmente ma privi di cultura marinaresca)per la terrasanta. A.Bonaiuti, Scene dalla Vita di San Ranieri: http://www.stilepisano.it/immagini/Pisa_festa_di_San_Ranieri.htm
affreschi camposanto http://www.stilepisano.it/immagini14/pages/museo_opera_duomo_pisa%20(158)_JPG.htm
facciata cattedrale http://www.stilepisano.it/immagini5/pages/Piazza_dei_miracoli_Pisa%20(25)_JPG.htm
porta torre pendente, http://www.stilepisano.it/immagini/pages/Leaning_tower_pisa_neve_snow%20(7)_JPG.htm
esterni cattedrale http://www.stilepisano.it/immagini2/images/Piazza_Miracoli_Hiresolution%20(110)_JPG.jpg
particolare piazza dei miracoli http://www.stilepisano.it/immagini/pages/cattedralr%20005_jpg_jpg.htm
chiesa di San sisto http://www.stilepisano.it/immagini15/pages/Pisa_photo%20(40)_JPG.htm
Pieve di San Martino-Palaia http://www.stilepisano.it/immagini2/pages/Pisa_Palaia%20(17)_JPG.htm
Araldicamente: “ di rosso, alla croce d'argento patente rintrinciata, pomata con dodici globi dello stesso ” oggi la croce di questa forma è conosciuta come “pisana”. Le fonti: Da Cronaca di Pisa del Ranieri Sardo
Negli anni Domini 1017, al tempo di misser Lanberto arciveschovo di Pisa,si fu assediata Sardingnia.Lo sancto padre cholla sua gente della chericieria, mandò a pPisa a predichare la croce a ttucta la Sardingnia chontra a Saracini, lo chardinale d'Ostia, al quale lo vescovo di Pisa e la chomunità, si legharono di fare lo passaggio et ricievettono lo ghonfalone vermiglio; et passarono et fecono grande danno, et tornò la Sardingnia nelle mani dè Pisani.
(ranieri Sardo di famiglia proveniente da oratoio, visse nel XIV sec.La sua vita e quella della famiglia, sono ampiamente descritte in quanto i Sardo furono una influente famiglia di mercanti, lo stesso padre di Ranieri,Colò, ricoprì cariche pubbliche:fu anziano per i mercanti nel 1322,membro del consiglio maggiore nello stesso anno,priore degli anziani nel 1342.Ranieri ebbe tre figli:Guglielmo, dottore in legge,Bartolomeo,mercante,morto nel 1400,e Piero, mercante anch'egli e morto nel 1412.Ranieri, figlio di ser Colo Sardo della cappella di S.Martino del quartiere di Kinsica, è ricordato per la prima volta negli atti della cancelleria del comune il 1 Gennaio 1350, come membro del Consilium Maius.Poichè sappiamo che per venire eletto in questo consigliosi richiedeva un età superiore ai 25 annise ne deduce che egli nacque intorno al 1320-24.In seguito egli ricoprì soprattutto uffici finanziari del comune:fu provveditore3 al vettovagliamento dell'esercito, camarlingo del comune,revisore e sindaco dei camarlinghi e degli appaltatori delle gabelle;ma fu anchepiù volte ambasciatore, anziano e priore degli anziani,e ,inoltre, più volte, membro di commissioni e consigli.Ranieri Sardo morì probabilmente intorno al 1399, anno in cui si interrompe la sua Cronaca di Pisa.
Tratto dal Chronicon breve pisanum edito dall'Ughelli(Italia sacra.Venetiis 1722,X,col.117)AD MXVII venerabilis Benedictus papa, una cum universoclericatu et senatu,legatum Ostiensem episcopum ad civitatem pisanam misit ut Mugettum regem de Sardinia expelleret.Romana sedes totam Sardiniam cum privilegio et vexillo Sancti Petri Pisanae civitati firmavit.Qua propter consules una cum episcopo Lamberto, cum concordia populi, ad invicem concordaverunt et facere promiserunt, et vexillum Sancti Petri ita cum privilegio ceperunt.Tale impresa della liberazione della Sardegna, è riportata anche su un'epigrafe della facciata della Cattedrale di Pisa e dal Maragone, le date per queste ultime due fonti sono al 1016, considerando che il calendario pisano anticipa di un anno quello corrente.
Da sottolineare che in passato oltre alla croce bianca a dodici punte a palle in campo rosso, anche la Madonna, l'Aquila, la Croce e la Gremigna rappresentavano le insegne e gli stemmi pisani. D'oro, all'aquila, col volo abbassato, di nero, coronata del campo, cimato della corona, fu affidata ai pisani da Federico I (Barbarossa) per la fedeltà dimostrata alla causa ghibellina, quella causa e quella fedeltà che in seguito gli costeranno la libertà.
La provincia di Pisa deriva il suo stemma dalle vicende della città, che ha visto una successione di emblemi diversi. Nei primi anni del secolo XIII, lo stemma di Pisa conteneva l'immagine di un'aquila nera col volo abbassato, in campo d'oro. L'aquila successivamente fu introdotta nei vessilli a rappresentare non più il comune, ma il popolo. Contemporaneamente era usato anche un sigillo, assai originale, che raffigurava una pianta di gramigna forse posta a simbolo di «penetrazione» nella cosa pubblica, ed aggiungo che potrebbe anche rappresentare il movimento del popolo Pisano che in quel tempo ramificava ed estendeva la sua influenza in tutto il Mediterraneo, come fà appunto tale pianta. In un sigillo si trovava anche l'aquila in atto di atterrare un leone, simbolo fiorentino, auspicio di vittoria sulla città del fiore.